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Caleidoscopio umano (© Luca Borlenghi, Courtesy AMA-Accademia Mendrisio Alumni)
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29.10.2021 - 14:01
Aggiornamento: 14:40

Cartoline dall’immediato futuro in mostra a Mendrisio

Fino al 7 novembre, ‘Postcard from the Immediate Future’, esposizione collettiva dei diplomati Usi-Accademia di architettura negli ultimi 25 anni

È aperta fino al 7 novembre a Mendrisio, Palazzo Canavée, in una forma originale come può essere una mostra di cartoline, e in una forma dinamica come può essere il tornarsene a casa con una di esse, e magari spedirla. Una delle oltre 30mila cartoline stampate dalle Grafiche Veneziane, cento esemplari per ognuna delle oltre 300 immagini fornite dagli ex alunni che hanno frequentato l’Accademia di architettura a Mendrisio-Usi nei suoi 25 anni di vita, chiamati a dare un cenno visivo di sé, diventato infine esposizione collettiva.

La mostra si chiama ‘Postcards from the Immediate Future’, prima tappa di un progetto che si propone di diventare itinerante e la più recente delle iniziative della neonata associazione AMA – Accademia Mendrisio Alumni presieduta da Francesco Di Gregorio, architetto parmigiano diplomatosi a Mendrisio nel 2010: «La mostra nasce in occasione dei 25 anni dalla fondazione dell’Accademia con la volontà di ritrovare la comunità degli architetti diplomati», spiega a laRegione, idealmente a nome degli oltre 2’400 alunni, oggi professionisti, transitati da Mendrisio da oltre sessanta diversi Paesi del mondo. «AMA nasce dagli ideali dei fondatori dell’Accademia, proiettandoli nell’imminente futuro, andando a costituire una massa critica che possa agire e operare all’interno della società civile con una visione umanista e fortemente incentrata su di un’idea di architettura come arte, che però si confronta con la realtà quotidiana e con le sue contraddizioni».

Il capitale umano

La fotografa Letizia Battaglia in dialogo con Mario Botta, fondatore dell’Accademia di architettura di Mendrisio e presidente onorario di AMA, lo scorso 9 ottobre a Parma; ancor prima, novembre 2020, l’incontro con l’artista Arcangelo Sassolino; l’incontro ‘L’essere umano e la città. Il paesaggio urbano e spirituale nel cinema di Abel Ferrara’, con il regista a Mendrisio nel maggio scorso, occasione che ha generato il suo concerto a Locarno durante l’ultimo Film Festival. Sono i primi eventi di questo anno zero dell’Associazione: «Il mio impegno – continua Di Gregorio – è stato quello di creare un’infrastruttura capace poi di rimanere nel tempo e adattarsi a diverse necessità, con il Ticino come radice e punto di partenza ma con l’obiettivo di portare la comunità anche fuori da Mendrisio, fuori dall’ambiente accademico dove già la comunità esiste. Stiamo lavorando per portare la mostra in altre location internazionali proprio perché vogliamo far conoscere il capitale umano che l’Accademia ha formato. Dopo 25 anni, crediamo che i tempi siano maturi».

‘Postcards from the Immediate Future’, in questo senso, «è una prima vendemmia dalla quale raccoglieremo i frutti, andando a potenziare nei prossimi anni i profili diversificati; nasceranno delle pubblicazioni, si aggiungeranno altri eventi. Attraverso questa mappatura abbiamo iniziato a costruire un primo caleidoscopio umano». Rappresentato in cartolina: «È il formato che consente l’espandibilità, che facilita la mobilità di questa mostra, pensata e programmata per diverse capitali d’Europa. La cartolina è un formato che ricorda l’idea del viaggio, dello scambio. In quanto ‘postcard’, è un tornare alla matericità dei moderni post, segno che il tempo torna. Ed è un mezzo che ci permette di contaminare contesti magari difficilmente raggiungibili».

Call for contribution

‘Postcards from the Immediate Future’ «è una sorta di punto di ripartenza per rimettere in contatto tutta la comunità di studenti laureatisi in questi 25 anni a Mendrisio. Da qui nasce l’idea della cartolina, un modo simbolico della possibilità per i vari membri della comunità, non solo svizzero italiani, ma da tutto il mondo, di rimanere in contatto». Con Giacomo Ortalli, curatore della mostra insieme a Fabrizio Ballabio, entriamo nel merito di questa «call for contribution assolutamente democratica, aperta a tutti», dove ognuno degli ex alunni è stato invitato a contribuire con un’immagine che rappresentasse nel migliore dei modi «la propria traiettoria professionale, sia essa un edificio realizzato, un oggetto di design, una fotografia, un disegno, un libro, un plastico…». O anche un gruppo di persone, come nella cartolina di Alfredo Vitiello in questa pagina: «Tutto quanto scaturisce da queste immagini è una conferma di uno degli obiettivi con i quali fu fondata l’Accademia, ovvero quello di formare non solo architetti e professionisti capaci, ma anche intellettuali critici, in grado di aprirsi gli occhi, di porsi buone domande, ignorando anche le formule e cercando le relazioni tra le cose, soprattutto le relazioni rinnovate tra le discipline. Non ci sono solo immagini che rappresentano forme, ma anche tutto ciò che ha a che fare con il mondo dell’architettura».

Dall’esposizione all’indagine

La dinamicità di ‘Postcards from the Immediate Future’ include la facilità di trasporto della mostra, a partire dalla struttura portante, basata su profili d’alluminio montabili e smontabili in poche ore, e che una volta smontati occupano una superficie di 2,80 metri per 60 centimetri, design creato da altri due ex alunni, Barbara Mazza e Claudio Cortese. Altra dinamicità viene dall’aver chiesto ai partecipanti, con l’immagine, una breve biografia, l’anno dell’avvenuto diploma e un contatto professionale dello studio, gesto che ha fatto della mostra una banca dati a uso strettamente interno: «La chiamerei un’indagine, nata dai contributi che abbiamo ricevuto e dalla banca dati del Servizio Usi Alumni, sulla composizione della comunità di contributori, il cui 50% proviene dall’Italia, il 25% dalla Svizzera e il restante 25% da altre parti del mondo. In molti, anche non svizzeri, hanno deciso di rimanere in Svizzera, fondando qui la propria attività».

Un ultimo dato interessante per gli organizzatori, legato agli obiettivi di chi ha creato questa scuola: «Il 40% dei partecipanti alla mostra – conclude Ortalli – ha scelto di fondare la propria attività in collaborazione con altri ex alunni. Ora che si è conclusa l’era dell’archistar, dei grandi nomi, è sempre più raro decidere di lavorare in solitaria, e questa percentuale è significativa di un luogo, Mendrisio, nel quale si stabiliscono relazioni che restano nel tempo».

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