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07.08.2020 - 06:00

Il giro del mondo dei Pardi di domani

CInque cortometraggi per trovare il cinema in questa insolita edizione del Festival di Locarno

di Ugo Brusaporco
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Fish Ball

Se il primo film segreto di  questo settantatreesimo Festival di Locarno è un vecchio film di Dino Risi, “In nome del popolo italiano” passato più volte anche in televisione, l'unica speranza di vedere cinema, oltre che nella retrospettiva, è dato dai Pardi di Domani. Il primo lotto di questi, cinque cortometraggi, è passato nella notte al PalaCinema e sarà replicato oggi nella stessa sala alle 15 (oltre che, in questo festival ibrido, online sul sito www.locarnofestival.ch).


Parcelles S7

Sono film che già ci fanno fare il giro del mondo, il primo a essere visto è “Parcelles S7” di Abtin Sarabi, una coproduzione tra Senegal, Francia e Iran che regala 28 minuti di immagini che sposano la poesia, sorrette da un poema che lentamente canta l'uomo e la sua fatica per vivere, il suo difficile rapporto con l’avara terra che strema e insieme regala gioia. Protagonisti sono i lavoratori che raccolgono la canna da zucchero, ma ancor di più protagonista è l’eterna ombra di quelle canne. Ben diretto questo documentario ha il merito del rispettare l'uomo e il suo lavoro.


Fish Ball

Secondo lavoro in questo programma il ruandese “Fish Bowl” di Ngabo Emmanuel: un film sul dolore, la tradizione, la gioventù e l'amore. Il regista ci presenta Emmanuel, un giovane artista con le treccine ben raccolte, siamo il giorno prima del funerale di sua madre. Intorno a lui amici, parenti e lei, la ragazza che gli piace, ricambiato. Lo zio gli chiede di tagliarsi i capelli per il funerale, di crescere, di abbandonare le sue svagate idee artistiche. Lui si ritira con lei, lei lo stringe a sè, ed è questa scoperta d'amore che gli regala la voglia di non cambiare, che lo aiuta a sedimentare quell’infinito dolore che è la perdita di una madre. Girato in modo rigoroso e attento, il film si avvale di due interessanti giovani attori.


Here, Here

Non convince pienamente il pur interessante “Here, Here” di Joanne Cesario. Il film filippino ci mostra il ventiduenne Koi appena rientrato dal college che non ha concluso per un pesante problema all’udito. Sono giorni tremendi per sua madre e anche per lui: non si hanno notizie di suo padre disperso in un incidente in un tunnel d’estrazione. A fargli compagnia è una ragazza, si sono simpatici, e mentre lei gli racconta delle ferite nel suo corpo lui immagina le profonde ferite imposte dall'uomo alla natura, mentre sogna di perdersi in quella miniera in cui suo padre è prigioniero. La regia si compiace del suo dire e troppe cose restano in superficie, manca la misura del corto.


Zarde Khaldar

Misura che ben riempie Baran Sarmad nel suo “Zarde Khaldar” (Spotted Yellow). Il corto iraniano racconta di una ragazza segnata da una fastidiosa macchia gialla sul viso e del suo amore per le giraffe, un film pieno di tenerezza e malinconia, dolce come un tramonto che adombra la notte.


History Of Civilization

Non spaventi il titolo “History Of Civilization” quello di Zhannat Alshanova non è un film sulla storia dell’umanità, ma sulla casualità del nostro quotidiano essere. Il film kazako infatti ci mostra il gioco del destino nel volere di una insegnante dell’università di Almaty, decisa a trasferirsi a Londra, lasciando i suoi allievi per questa nuova personale avventura. Succede che questi la coinvolgano in una serata d’addio, in cui lei finalmente li vede come una giovane generazione, capace di futuro, e allora… talvolta si possono anche disfare i bagagli, la regia è di buona mano, attori e attrici bravi.

E il nuovo cinema ritrova la sala al Festival di Locarno.

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