le-diseguaglianze-e-la-qualita-della-democrazia
ULTIME NOTIZIE Culture
Culture
1 ora

Arzo, un ciclo d’incontri accompagna il Festival di narrazione

Big Data, stereotipi, frontiera e il G8 di Genova. Dal 18 al 21 agosto, parallelamente al Festival, alla Corte dei Miracoli di Arzo
Culture
1 ora

La storia del Grigioni italiano attraverso le teche Rsi

Sabato 20 agosto a Roveredo, nella Sala patriziale del comune. Modera Fabrizio Casati; sul palco, a commentare i filmati, Bruno Bergomi e Federico Jolly
Musica
2 ore

Vent’anni di Vallemaggia Magic Blues con tanto di record

Il 20esimo ha battuto per spettatori pure il 18esimo zeppo di star. A Gordevio in 1’700 per Philipp Fankhauser. Il Producing team è già al lavoro sul 2023
Locarno 75
3 ore

Il deserto di Adnane Baraka, tra mistero e complessità umana

Il regista unisce nomadi e scienziati che cercano tracce sull’origine della vita, e il documentario sulla ricerca diventa esperienza poetica e metafisica
Culture
3 ore

Spider-Man, compie 60 anni il più giovane dei supereroi Marvel

Creato nell’agosto del 1962 da Stan Lee, con la collaborazione geniale del disegnatore Steve Ditko, ha ritrovato nuova gloria al cinema con Sam Raimi
Spettacoli
4 ore

L’India rifà ‘Forrest Gump’, e c’è chi grida al boicottaggio

Centinaia di integralisti riuniti davanti ai cinema hanno cercato di impedire l’accesso al pubblico nell’Uttar Pradesh: ‘Ridicolizzate le divinità indù’
Locarno 75
6 ore

Zsuzsi Bánkuti è la nuova responsabile di Open Doors

Dalla guida ad interim a quella in prima persona: ‘Non vedo l’ora di scoprire e promuovere nuovi talenti provenienti da questa vibrante regione’
Spettacoli
7 ore

Anne Heche senza speranza: ‘È cerebralmente morta’

A una settimana dal terribile incidente, l’annuncio della famiglia. ‘Donerà gli organi’
Open Doors
9 ore

L’epopea dei profughi cubani che incrina il mito rivoluzionario

‘La opcíon cero’ di Marcel Beltràn è una testimonianza cruda dell’esodo dall’Isola delle Grandi Antille. ‘Una storia reale che non dà risposte’.
Culture
9 ore

È morto il fumettista Sempè, ‘padre’ del Piccolo Nicolas

Creò il celebre personaggio con René Goscinny, uno dei padri di ‘Asterix’. Firmò copertine del New Yorker e di Paris Match: tutta la Francia lo piange
Locarno 75
11 ore

Il sesso, i sessi, in concorso

Valentin Merz e ‘De noche los gatos son pardos’, premio LGBT (se ci fosse), e ‘Piaffe’, fiction d’esordio di Ann Oren
L’intervista
14 ore

La confessione di Costa-Gavras

L’esordio noir, il film politico, la crisi greca, i silenzi di ‘Amen’. E il Collège in cui insegna a leggere il cinema. Il Pardo alla carriera si racconta
Locarno 75
21 ore

Canta in Piazza la lotta femminile di Annie Colère

Il film di Lenoir, in Piazza oggi, racconta le battaglie delle donne per il diritto all’aborto: una storia che invita alla rivolta cosciente e civile
Locarno 75
21 ore

Piazza Grande di venerdì: Bataclan e ‘Imitation of Life’

Prima della proiezione dei due film, verrà consegnato il Pardo d’onore Manor alla regista statunitense Kelly Reichardt
Spettacoli
1 gior

Steve Martin dice addio alla carriera di attore

L‘attore ha alle spalle quasi 60 anni di carriera. Attualmente è impegnato nella serie televisiva ‘Only Murders in the Building’
Sostiene Morace
1 gior

Ma col domenicale in pausa estiva, io con chi faccio polemica?

Mancano gli affondi sulla ‘kultura’ e lo sperpero di soldi pubblici del Festival. Ma restando al cinema, quant’è bello ‘Last Dance’
Chilometro zero
1 gior

Una matinée dedicata al tema della toponomastica al femminile

L’appuntamento è proposto nel solco della rassegna Chilometro zero, lunedì 22 agosto, alle 9, in Biblioteca cantonale a Lugano
Prix au Public
1 gior

Lattina di Feldi con pezzi di sottotitoli

Sfilate di direttori artistici, il tormentone sul Ceneri, le donne che non sudano (e altre storie locarnesi)
Piazza Grande
1 gior

Il Pardo alla carriera a Costa-Gavras, poi ‘Annie Colère’

È il programma di questa sera, che dalla storia di Annie porta al noir d’esordio del grande regista, che ritira il suo premio
In Concorso
1 gior

Immagini dell’immondizia e di un’umanità persa

‘Matter Out of Place’ dell’austriaco Nikolaus Geyrhalter vs ‘Regra 34’ della brasiliana Julia Murat: emozioni contrastanti
Estate giallo-nera
1 gior

Borges, raccontare l’infamia per amore del coraggio

‘Storia universale dell’infamia’, sette storie di Jorge Luis Borges, che di scrivere racconti aveva tanta paura
Locarno 75
1 gior

La normalità non binaria dell’adolescente Robin

A colloquio con Trevor Anderson, tra i Cineasti del presente con ‘Before I Change My Mind’, uno dei film più sorprendenti di questa 75esima edizione
04.03.2020 - 11:44
Aggiornamento: 13.03.2020 - 18:37

Le diseguaglianze e la qualità della democrazia

Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica a Bologna, sul futuro delle democrazie confrontate con crescenti disuguaglianze economiche

"Diseguaglianze: precisazioni, problemi, proposte" è il titolo della conferenza che Gianfranco Pasquino, professore Emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna, terrà giovedì 5 marzo alle 18 alla biblioteca cantonale di Lugano. L'incontro apre il ciclo "Luci e ombre della globalizzazione" del Club Plinio Verda.

Professor Pasquino, in democrazia siamo tutti uguali – per quanto riguarda diritti civili e politici, mentre le disuguaglianze economiche non sarebbero un problema. Ma una persona molto ricca non ha, anche politicamente, più potere degli altri cittadini?
Sicuramente: senza uguaglianza di diritti civili e politici non possiamo parlare di democrazia, ma possiamo parlare di democrazia di fronte a diseguaglianze economiche.
Tuttavia queste disuguaglianze economiche possono avere un impatto sulla democrazia, sulla qualità della democrazia. Una democrazia in cui i ricchi possono “comprarsi le elezioni” evidentemente è una democrazia che valutiamo negativamente rispetto a una democrazia in cui tutti i cittadini hanno quasi lo stesso potere politico: l’obiezione quindi non è tanto verso coloro che diventano ricchi, ma alla loro capacità di influenzare le politiche che a loro volta favoriranno ancora di più i ricchi. Questa situazione sta diventando intollerabile in alcuni Paesi, iniziando dagli Stati Uniti.

Spesso si sente dire che non è un problema se i ricchi diventano più ricchi – se al contempo i poveri diventano meno poveri. Insomma, le disuguaglianze economiche non sarebbero di per sé un problema.
Il problema è come i ricchi usano le loro risorse per proteggere la loro posizione, per accrescere la loro ricchezza e per controllare il potere politico: questo è un cardine del liberalismo che nasce per dire che ogni uomo, e ogni donna, ha un voto e questo voto conta allo stesso modo. Ma nel momento in cui chi ha più soldi riesce a comprare i voti, riesce a comprare le decisioni degli eletti, nella democrazia entra una discriminazione economica molto dannosa e che incide sul principio dell’eguaglianza politica dei cittadini.

Dovremmo quindi pensare a una incompatibilità tra capitalismo e democrazia? Perché sembra che o il capitalismo fagocita la democrazia, oppure la democrazia impone pratiche redistributive della ricchezza.
Finché il capitalismo rimane competitivo è compatibile con la democrazia – che a sua volta deve essere competitiva, perché se c’è un unico capitalista e c’è un unico governante non siamo più in una democrazia.
La compatibilità quindi c’è, ma c’è anche una forte tensione perché i capitalisti cercano naturalmente di arricchirsi, e di controllare il potere politico affinché non proceda a quella ridistribuzione di cui lei parlava. D’altro canto la democrazia deve basarsi sul potere dei numeri, sulla costruzione di maggioranze popolari.
Il conflitto c’è, e non può che essere risolto attraverso maggioranze che si formano intorno a una certa idea di democrazia, a una certa idea di sistema economico, a una certa idea di società in cui ci sia un minimo di ricerca di uguaglianza, un minimo di opportunità per tutti.

In concreto, cosa dovremmo fare? Impedire alle persone di arricchirsi troppo?
La democrazia non deve porre alcun limite all’arricchimento. La democrazia, o meglio i democratici, intervengono nel momento in cui quei soldi vengono utilizzati per manipolare le elezioni, per influenzare la politica a proprio vantaggio.
Quindi se mi chiede se deve esserci un limite all’arricchimento, la risposta è no. Ma ci devono essere limiti all’uso di quei soldi, quindi una legge vera sul conflitto d’interesse, una legge vera sul finanziamento della politica.

Democrazia e disuguaglianze economiche possono quindi coesistere con regole serie.
Regole serie e severe. Il potere economico non deve controllare il potere politico e a sua volta il potere politico non deve controllare il potere economico. Devono essere in competizione tra di loro, però con delle regole che stabiliscono che non possono esserci dei vincitori per sempre, che i vincitori non possono opprimere coloro che perdono.

Persone molto ricche possono influenzare la società al di là della politica. Un amante del jazz potrebbe finanziare scuole e festival solo  di questo genere, penalizzando rock e classica. L’esempio può apparire banale, ma se lo applichiamo anche all’arte, alla letteratura, al cinema le (legittime) preferenze di pochi possono cambiare una società.
Con il finanziamento di queste attività lei pone un caso molto interessante. Ma se il sistema è competitivo, ci saranno altri ricchi che finanzieranno altre attività, in competizione. E anche per i cittadini ci sono possibilità, attraverso il cosiddetto crowdfunding, di finanziare a loro volta certe attività culturali.
Se avviene in maniera trasparente e in una situazione di competizione, il finanziamento di attività culturali non pone problemi.

La competizione è quindi essenziale.
Sì. Pensiamo alle primarie democratiche negli Stati Uniti. In corso ci sono dei milionari e non è affatto detto che Michael Bloomberg riuscirà a vincere. Finché c’è una situazione competitiva, c’è la possibilità di tenere sotto controllo: una volta ottenuta la nomination e magari anche diventato presidente, ci dovrà essere una legge sul conflitto d’interesse.

Il suo intervento apre il ciclo ‘Luci e ombre della globalizzazione’. In tutto questo discorso, la globalizzazione che ruolo ha?
Innanzitutto la globalizzazione è un fenomeno in corso, per cui possiamo valutarla in questo momento ma sappiamo che non possiamo fermarla – e non dovremmo neanche.
Ha prodotto arricchimento in zone del mondo che erano molto povere, a iniziare dalla Cina ma non solo. Ha prodotto una crescita di disuguaglianze ma l’uscita dalla povertà di milioni di persone. È quello che diceva all’inizio: se i ricchi diventano più ricchi ma al contempo i poveri diventano meno poveri, va benissimo – entro certi limiti, naturalmente.
La globalizzazione ha prodotto tutto questo e adesso però ci rendiamo conto che abbiamo bisogno di poter controllare come la ricchezza si va formando, di strumenti per impedire ad esempio che le corporation vadano in cerca di paradisi fiscali.

Strumenti sovranazionali: ma ci sono istituzioni internazionali che possano farlo?
L’Unione europea qualcosa sta facendo. Il resto ovviamente viene affidato a organizzazioni internazionali, alcune hanno sufficienti poteri altre non ancora. Ma certo la globalizzazione richiede un governo mondiale, o quantomeno misure prese a livello di Nazioni unite che cerchino di mitigare l’impatto che alcuni aspetti della globalizzazione sta avendo. Noi adesso stiamo parlando di ricchezza, di soldi, ma dovremmo parlare anche di clima e di commercio internazionale: quello che Trump sta facendo a livello di dazi è molto negativo, a livello di controllo delle ricchezze e delle diseguaglianze.

Ultima domanda: sul futuro  della democrazia è più ottimista o più pessimista?
Se guardo a quello che è già successo, sono relativamente ottimista. Negli ultimi trenta-quarant’anni il numero di regimi che possiamo ragionevolmente ritenere democratici è cresciuto. Siamo passati grosso modo da una trentina di democrazie a novanta democrazie. C’è una spinta alla creazione di regimi democratici.
Ma al contempo vediamo in alcuni contesti erosioni delle regole democratiche, pensiamo a Orbán che in Ungheria cerca di controllare la stampa…

Quella che lui chiama ‘democrazia illiberale’.
Certo, ma se mi capiterà lo dirò sicuramente durante la conferenza: la democrazia illiberale non esiste. Senza i principi del liberalismo la democrazia non esiste.

© Regiopress, All rights reserved