Culture

‘Io sono Sofia’, il gender non conta

Incontriamo la protagonista del documentario proiettato domenica per la serata "Gender Freedom" organizzata da Imbarco Immediato

25 novembre 2019
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“Gender Freedom”: ammetto di averci messo un po’, a capire il senso profondo del titolo della serata organizzata da Imbarco immediato domenica sera al Lux di Massagno. La libertà non è solo quella di poter vivere nel sesso in cui ci si riconosce, di vivere in libertà la propria identità di genere. Non è solo la libertà di essere Kevin, passando da un’identità femminile a una maschile (transessuale FtM), di essere Eleonora, Kristian, Aiden. Discutendo con loro e con gli altri ospiti dell’incontro, alla fine ho capito che la vera “Gender Freedom” è lasciar perdere il gender: è così importante sapere il genere di una persona, catalogarla negli invalicabili binari di maschile e femminile, per conoscerla? «È un’ossessione di voi cis-sessuali» dirà a un certo punto dell’incontro Sofia, transessuale MtF protagonista del film ‘Io sono Sofia’ di Silvia Luzi la cui proiezione ha aperto la serata.

Sofia, come mai hai deciso di rendere pubblico, in un film, il tuo processo di transizione?

Per rispondere devo fare un attimo di storia. Il film nasce dall’idea di una collega dei miei genitori che, occupandosi di compravendita di diritti televisivi, erano all’interno del mondo dei documentari. Questa persona mi dice di voler realizzare una docuserie su storie italiane di transizione. Il progetto si è poi evoluto e da docuserie è divenuto un film che racconta un aspetto più specifico: non una storia di tante transizioni, ma tante storie di una transizione, la mia, che però coinvolge tante persone: la mia famiglia, i miei amici, i miei amori…

E qui vanno citati i genitori di Sofia, che nel film vediamo sfilare al Pride Lgbt, sua madre che avrebbe voluto accompagnarla a Lugano, suo fratello che al momento dell’operazione vince i timori e le manda un affettuoso videomessaggio, la sua ragazza che la segue per esserle di supporto e con cui, anche durante l’intervista, si scambia dolci sguardi di supporto.

Un bel cambiamento rispetto all’idea di partenza.

All’inizio non ero molto propensa a farlo, ma mi hanno convinta perché era una costante vedere quello che ero raccontato male: attraverso stereotipi, tramite schemi antiquati e spesso non veritieri. Mi sono detta che sì, potrei vivere la mia vita tranquillamente, nascosta, senza farmi vedere da nessuno. Ma tutte le persone che questo non se lo possono permettere devono lottare contro questi stereotipi e per una persona che, come me, ha la giustizia nel cuore, mi è sembrata un’ingiustizia inaccettabile. Ho avuto un privilegio, diversi privilegi e mi è sembrato un dovere usare questi privilegi per ridare qualcosa indietro.

Raccontando la tua storia.

Per mettere la mia esperienza, la mia vita, tutto quello che ho, al servizio di tutte quelle persone che sono in dubbio, che non conoscono, che non sanno come affrontare la cosa.

Quando ho iniziato la transizione, non ho mai avuto un esempio. Non c’era nessuno, quando avevo 13 anni non capivo niente – figurati che neanche sapevo che cosa significasse la parola trans, l’ho appreso a 24 anni, tanto la società era chiusa e rifiutava questo aspetto. Non avevo nessuno a cui guardare e se penso a una piccola me che si troverà nella situazione in cui io sono stata, con quella sofferenza per qualcosa che non capivo… io voglio dire a questa piccola me che ci sono persone, che non sei da sola e che quello che sei non è sbagliato perché esistono tante realtà. Creare quel modello che io non ho mai avuto.

Ma queste difficoltà, questo rifiuto della società, secondo te è più dovuto all’ignoranza o alla cattiveria?

Ti rispondo con una domanda: c’è differenza tra le due cose? La cattiveria spesso nasce dall’ignoranza, dal non voler sapere. Le due cose secondo me sono strettamente collegate, perché chi si accanisce è una persona che non sa, che preferisce nascondersi, che preferisce non sapere.

Dall’altra parte, non se ne parlava proprio, e ancora adesso non se ne parla: di tante realtà non si dice niente. Io sono una ragazza transgender, sono nata maschio e adesso sono una ragazza. Ma all’interno del mondo trans ci sono tantissime realtà di cui non si sa niente: le persone non binarie, i ragazzi FtM, le persone intersex che subiscono mutilazioni su cui si preferisce tacere. È una realtà di cui forse per pudicizia si preferisce non parlare, ma non parlandone si fa più danno che a parlarne, semplicemente, con garbo perché credo che ogni cosa possa essere detta con garbo: nascondere le cose sotto il tappeto non serve a niente.

Un esempio? Di che cosa non si parla abbastanza?

La cosa che penso sia un po’ più complessa da comprendere è la questione del genere stesso. Ho sentito – fortunatamente non dal vivo, perché dal vivo c’è quell’aspetto umano che su internet spesso manca e che tira fuori il peggio dell’essere umano – il discorso del “tu ti identifichi con”, “io allora domani nitrisco e sono un cavallo”. Il genere non è una cosa astratta, non è una cosa che dedici un giorno, non è un capriccio: è un qualcosa che è insito in ciascuno di noi fin da quando siamo nati. Ci sono ricerche, prove che mostrano che il concetto di genere è qualcosa di talmente profondo che negarlo è esattamente come mettere una persona in carcere. E come una limitazione del proprio genere porta una persona a voler cercare la libertà, la negazione del proprio genere porta la persona a voler cercare il proprio genere: impedire a una persona di non poterlo fare porta alla stessa sofferenza di mettere una persona in prigione fin da bambino. Ovunque lo si considererebbe una violenza: non si capisce perché questo non valga per le persone trans – e siamo un numero discreto: più dell’1% della popolazione, più delle persone con i capelli rossi!

Tu sei nata femmina ma in un corpo maschile?

Prima di tutto sono nata essere umano. Dopo di che ogni persona cresce e tutto questo contribuisce a creare la persona che di giorno in giorno siamo. Io sono diversa da quando ero piccola, sono una persona diversa da quando ero adolescente, sono una persona diversa da quella che ero ieri e da quella che sarò domani. Ma quello che sono adesso, come tutti noi, è sempre importante, indipendentemente dal nostro passato o dalla nostra nascita.

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