Culture
25.02.2019 - 08:320
Aggiornamento : 10:27

Di ogni colore, un Oscar dedicato all'inclusione

Alla notte degli Oscar trionfano Green Book e il suo attore di colore, ma anche il Messico minore di “Roma” e l'immigrato Rami Malek nei panni di Freddy Mercury

Colpo di scena agli Oscar. Il premio per il miglior film è andato a Green Book di Peter Farrely, che non era fra i favoriti ma la sua storia di un'amicizia fra un afroamericano e un italoamericano in qualche modo era in linea con il mood della serata, con discorsi tutti all'insegna di amicizia e fratellanza, inclusione razziale e diversità. Il film ha vinto anche l'Oscar per il miglior attore non protagonista, Mahershala Ali.

Green Book racconta la storia vera dell'amicizia, durata tutta la vita, nata nel 1962 fra un virtuoso afroamericano del pianoforte, Don Shirley (Ali) e il buttafuori italo americano Tony Vallelonga (Viggo Mortensen), ingaggiato dal musicista per fargli da autista e “risolviguai” durante un tour negli Stati Usa del sud, dove il razzismo era ancora profondamente radicato.

Nello schema narrativo è un “buddy movie” con due personaggi, apparentemente lontanissimi tra loro, che, messi insieme, impareranno a superare le reciproche differenze scoprendosi alla fine amici. «Green Book non ti dice cosa devi pensare, ascoltare o vedere – ha detto Viggo Mortensen, capace di interpretare la lingua ibrida parlata dagli italoamericani come Vallelonga –. Secondo me è un invito a fare un viaggio, a ridere, a piangere e se vuoi forse a riflettere sui limiti delle prime impressioni. Non è una lezione forzata, è una bella storia condivisa del passato che può aiutarci a capire il presente».

Green Book è basato sulla sceneggiatura (pure premiata con l'Oscar) scritta dall'attore Nick Vallelonga (figlio di Tony, morto nel 2013, come Shirley) con Brian Currie e il regista Peter Farrelly, uno dei re della commedia Usa in coppia con il fratello Bobby, qui al primo film da solo e alle prese con un genere diverso, la dramedy.

Gli altri premi

Per quanto riguarda gli altri Oscar della 91 esima edizione, il premio per la miglior regia è andato ad Alfonso Cuarón per Roma, che ha portato a casa anche l'Oscar come miglior film straniero. Come da pronostico, come miglior attore protagonista è stato premiato Rami Malek che, in Bohemian Rhapsody, ha vestito i panni di Freddie Mercury. Miglior attrice protagonista invece Olivia Colman in La Favorita

Per la miglior sceneggiatura non originale sono stati premiati Spike Lee, Charlie Wachtel, David Rabinowitz, Kevin Willmott per BlaKkKlansman, storia di un agente nero che riuscì a infiltrare nientemeno che il Ku Klux Klan. Fra gli altri premi, quello per il miglior film d'animazione è andato a Spiderman: un nuovo universo, mentre c'è stata gloria anche per Lady Gaga che, in corsa pure come attrice, è stata premiata per la miglior canzone (“Shallow”) scritta con Mark Ronson, Anthony Rossomando e Andrew Wyatt per il film A Star Is Born. 

Oscar multicolore: da Ali alla ex donna delle pulizie Olivia Colman

Mahershala Ali non è stato l'unico attore afroamericano a vincere in questa serata di rivincita per le minoranze. Regina King, per “Se la strada potesse parlare”, è stata la prima della cerimonia a stringere in mano una statuetta: migliore attrice non protagonista. Poi, come detto, Spike Lee con BlacKkKlansman ha ottenuto il premio per la migliore sceneggiatura non originale e ha infiammato la platea degli Oscar con un discorso molto politico: «Le elezioni 2020 sono dietro l'angolo, ricordiamocelo, possiamo fare una scelta di amore e non di odio». Spike Lee ha pure ringraziato la bisnonna e «che era stata una schiava. Rendo omaggio a lei e ai nostri antenati, grazie al loro sacrificio siamo qui, grazie per aver costruito il Paese e sopportato il genocidio dei nativi».

E poi c'è Roma di Alfonso Cuaron, altro film dalla forte connotazione sociale, grande favorito della vigilia, che racconta la storia della domestica di famiglia nell'infanzia del regista messicano, a Mexico City. Roma, prodotto da Netflix, ha vinto premi importanti: oltre a quelli per il miglior film in lingua straniera e il miglior regista, anche la migliore fotografia. «Questo film è dedicato ai 70 milioni di collaboratori domestici che lavorano nelle nostre case e che di solito sono relegate nello sfondo dei nostri film – ha detto il regista messicano –. Gli immigrati e le donne proiettano il mondo in avanti».

Rami Malek, vincitore dell'Oscar per il migliore attore protagonista con Bohemian Rhapsody, ha anche lui una storia di inclusione da raccontare: «Sono il figlio di immigrati egiziani, americano di seconda generazione, non ero la scelta più ovvia ma a quanto pare ha funzionato». Bohemian Rhapsody è il film che ha vinto di più, quattro statuette, le altre però tutte tecniche: montaggio, sound editing e sound mixing.

Anche il premio per la migliore attrice protagonista ha sorpreso: Olivia Colman, per La Favorita, ha superato Glenn Close, che, nominata sette volte agli Oscar (questa volta per The Wife) non ha mai vinto. La Colman ha battuto anche Lady Gaga che si è appunto rifatta con il premio alla migliore canzone, Shallow, da A Star is Born, forse il film dal risultato più deludente della serata: fronte di otto candidature ha portato solo quella andata a Miss Germanotta. Lady Gaga ha ritirato il premio tra le lacrime e dopo i ringraziamenti di rito ha poi detto che il segreto del successo è la disciplina e la capacità di tornare in pista dopo i no, dopo gli insuccessi: «Il segreto è il numero delle volte che sei in grado di rialzarti dopo le cadute».

 

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