Al Masi una mostra su una fase decisiva dell’evoluzione dell’artista caratterizzata dall'intensità delle ricerche volte alla conquista di un nuovo linguaggio

Uno sguardo ravvicinato su una fase decisiva dell’evoluzione artistica di Umberto Boccioni (1882-1916). Con questa proposta il Masi Lugano prosegue il proprio ciclo di approfondimenti sulla storia dell’arte del Ticino e delle sue collezioni. La mostra, curata da Cristina Sonderegger e visitabile fino al 24 gennaio, restituisce le tensioni, le incertezze e le contraddizioni che precedono l’adesione dell’artista al movimento futurista, di cui fu tra i principali fondatori e teorici. Dalle prime prove del 1903-1904 al difficile triennio 1907-1909, fino alle soluzioni formali del 1911, il progetto al Masi evidenzia l’intensità della ricerca di Boccioni, tesa alla conquista di un linguaggio nuovo, capace di esprimere la modernità e il ritmo della vita contemporanea. I diversi momenti di questa ricerca sono testimoniati da un corpus di quindici lavori: a un nucleo di dipinti prefuturisti, donati alla Città di Lugano dagli eredi di Gabriele Chiattone, sostenitore e committente dell’artista durante gli anni milanesi, è accostata una puntuale selezione di opere cardine dei primi anni futuristi provenienti da importanti collezioni pubbliche e private.
Nato a Reggio Calabria il 19 ottobre 1882, dopo una formazione come giornalista e cartellonista, per la sua carriera di pittore sarà decisivo l’incontro con Giacomo Balla. Le prime ricerche lo conducono ad adottare la tecnica divisionista. L’ambizione a voler “dipingere il nuovo, il frutto del nostro tempo industriale”, come dichiara nel 1907, sarà soddisfatta tre anni dopo con l’adesione al futurismo. Accanto alla pittura, dal 1912 sviluppa in modo pionieristico anche in scultura le teorie sulla simultaneità e sulla compenetrazione degli elementi. Nel 1915 si arruola nel Battaglione lombardo volontari ciclisti dove ritrova numerosi esponenti del futurismo. Muore il 16 agosto 1916 dopo una caduta da cavallo.