Addio all'artista israeliano Yaacov Agam, tra i più importanti protagonisti dell’'arte cinetica e dell'Op Art del secondo Novecento. È morto a 98 anni a Rishon LeZion, sua città natale, come riporta oggi il "New York Times" che gli dedica un lungo articolo, a tre settimane dalla scomparsa, avvenuta il 21 giugno.
Nato l'11 maggio 1928 come Yaacov Gipstein, Agam aveva studiato all’Accademia Bezalel di Gerusalemme prima di proseguire la sua formazione a Zurigo e poi trasferirsi stabilmente a Parigi, dove si affermò negli anni Cinquanta.
La capitale francese divenne il centro della sua attività artistica e il luogo in cui sviluppò gran parte del linguaggio visivo che lo avrebbe reso celebre a livello internazionale. La sua prima mostra personale si tenne nel 1953 a Parigi, mentre già nel 1955 veniva riconosciuto tra i principali esponenti del nascente movimento dell'arte ottico-cinetica, accanto a nomi come Alexander Calder, Jean Tinguely e Victor Vasarely.
In quegli anni Agam contribuì a ridefinire il concetto stesso di opera d'arte, introducendo il movimento non solo come tema rappresentato, ma come elemento costitutivo dell'esperienza estetica.
Nel corso della sua lunga carriera, Agam ha sviluppato un linguaggio artistico basato sull'interazione tra percezione, movimento e trasformazione dell'immagine. Le sue opere, spesso monumentali, combinano elementi astratti, geometrie vibranti, luci e talvolta suoni, invitando lo spettatore a un'esperienza visiva dinamica e mutevole, in cui la realtà dell'opera cambia a seconda del punto di osservazione.
Tra i lavori più noti figurano le grandi fontane cinetiche di La Défense a Parigi e di piazza Dizengoff a Tel Aviv, diventate simboli urbani e culturali delle rispettive città, oltre a installazioni e composizioni come Double Metamorphosis III e Visual Music Orchestration. La sua produzione ha spesso superato i confini della scultura tradizionale, fondendo arte, architettura e design in una visione unitaria e immersiva.
Agam ha realizzato inoltre numerose opere monumentali per istituzioni internazionali, tra cui i pannelli per il foyer del Museum of Modern Art di New York, per la sede della Convenzione Nazionale di Gerusalemme, per la facoltà di Scienze di Montpellier e per gli appartamenti privati dell’Eliseo a Parigi, oggi conservati al Musée National d’Art Moderne del Centre Pompidou.
Sue sculture sono presenti anche a Digione e in altri centri culturali europei e americani. Elemento centrale della sua ricerca è stata l'invenzione dell'agamografia, una tecnica di stampa che consente di ottenere immagini differenti a seconda del punto di vista dell'osservatore. Questo principio ha rappresentato una delle più radicali innovazioni nell'arte visiva del Novecento, rendendo lo spettatore parte attiva dell'opera stessa.
Nel 1996 l'Unesco gli aveva conferito la Medaglia Jan Amos Comenius per il “Metodo Agam”, un approccio innovativo all'educazione visiva dei bambini basato sull'interazione e sulla percezione dinamica delle immagini. Più recentemente, pochi mesi prima della sua morte, Agam aveva ricevuto il Premio Israele, uno dei massimi riconoscimenti culturali del Paese, a conferma del suo ruolo centrale nella storia dell'arte contemporanea.