Inaugurata il 13 maggio a Pechino, presenta 32 fotografie, documenti e filmati sulle spedizioni in Tibet; visitabile fino al 23 giugno
A quasi un secolo dalle sue celebri spedizioni in Asia, la figura di Giuseppe Tucci torna protagonista a Pechino con una mostra che ripercorre la vita e il lavoro di uno dei più importanti orientalisti italiani del Novecento. È stata inaugurata il 13 maggio, presso l'Auditorium dell'Istituto Italiano di Cultura della capitale cinese, l'esposizione fotografica «Abbracciando l'infinito. L'eterna ricerca di Giuseppe Tucci», visitabile fino al 23 giugno.
L'iniziativa, organizzata dall'Istituto Italiano di Cultura di Pechino e dall'Università degli Studi di Macerata, città natale dello studioso, è stata realizzata in collaborazione con l'Ismeo - Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l'Oriente -, con il patrocinio del Comune di Macerata e il sostegno del ministero della Cultura.
Alla cerimonia di apertura hanno partecipato, tra gli altri, l'ambasciatore d'Italia in Cina Massimo Ambrosetti, il direttore dell'Istituto Italiano di Cultura Federico Roberto Antonelli e il rettore dell'Università di Macerata John McCourt. Presenti anche Oscar Nalesini, co-curatore scientifico della mostra e ricercatore dell'Ismeo, e il professor Saerji della Peking University, curatore dell'edizione cinese di «Indo-Tibetica», l'opera monumentale di Tucci dedicata al Tibet.
L'esposizione, già presentata a Macerata in occasione del 130° anniversario della nascita dello studioso, propone un percorso attraverso 32 fotografie e materiali documentali che raccontano l'avventura intellettuale e scientifica di Tucci: linguista, filologo, tibetologo, sinologo ed esploratore, ma soprattutto, secondo i curatori, «uno studioso totale», guidato dalla ricerca diretta del sapere e dall'incontro con culture e civiltà lontane.
Il percorso ripercorre le sue otto spedizioni in Tibet tra il 1928 e il 1948, i viaggi in Nepal e le campagne archeologiche in Pakistan, Afghanistan e Iran dagli anni Cinquanta. Ad arricchire la mostra anche la proiezione del lungometraggio «Nel Tibet occidentale» del 1933, conservato nell'Archivio storico dell'Istituto Luce-Cinecittà, e del documentario «Tucci. Tra il concreto e l'astratto», prodotto da Arte Nomade. Durante l'inaugurazione è stato inoltre presentato il documentario «Sulle strade dell'Est», realizzato da Rai e Mad Entertainment nel 2026. Nel suo intervento, Antonelli ha ricordato come «la città di Macerata ha dato i natali non solo a Giuseppe Tucci, ma anche a Matteo Ricci, forse i due più importanti orientalisti italiani». Il rettore McCourt ha invece richiamato una riflessione scritta da Tucci nel 1977: «L'Europa e i suoi storici hanno commesso un grande errore, considerando l'Asia e l'Europa come due continenti distinti, mentre in realtà si deve parlare di un unico continente, l'Eurasiatico».
Dopo la tappa di Pechino, la mostra proseguirà il suo itinerario nel sud-ovest della Cina grazie alla collaborazione con il Consolato generale d'Italia a Chongqing, per poi spostarsi a Ulaanbaatar, in Mongolia, con il supporto dell'ambasciata italiana.