Arte

Identità, immagini e convivenza: due artisti svizzeri alla Biennale

8 maggio 2026
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Nel Padiglione Svizzero della Biennale Arte di Venezia, inaugurato ieri, ci si imbatte, oltre che in una moltitudine di gente, in immagini in movimento, installazioni e riflessioni sulla convivenza. L'artista visiva zurighese Miriam Laura Leonardi e il ginevrino Yul Tomatala raccontano un progetto frutto del lavoro di gruppo.

"Non siamo un collettivo ma un gruppo di lavoro", sottolineano i due in un'intervista a Keystone-ATS a margine dell'inaugurazione del Padiglione. Di questo gruppo di lavoro per la mostra "The Unfinished Business of Living Together", capitanato dai curatori Gianmaria Andreetta e Luca Beeler, in collaborazione con l'artista britannica Nina Wakeford, fa parte anche il collettivo Lithic Alliance (Zurigo/Bruxelles).

Collaborazioni

Sia Leonardi sia Tomatala lavorano da tempo in dialogo con altre persone, anche se con modalità differenti. "Spesso cerco di lavorare con persone della mia quotidianità o amici" capaci di apportare competenze specifiche ai suoi progetti video e installativi, spiega Leonardi. Anche nelle sue opere, dove spesso compare davanti alla camera oltre che dietro, il lavoro collettivo diventa parte integrante del processo creativo. È il caso anche del video che presenta in seno al Padiglione.

Tomatala è invece abituato a produrre opere in maniera più individuale, racconta però di essersi sempre circondato da persone di cui ammira il lavoro. Il suo linguaggio attraversa fotografia, video e installazione, mantenendo sempre una forte attenzione alla costruzione dell'immagine.

Riflessioni sulla convivenza

Il progetto presentato alla Biennale prende avvio dalla questione dell'omosessualità, ma si apre rapidamente a riflessioni più ampie sulla convivenza, sull'identità e sulle tensioni del vivere insieme. "La questione dell'omosessualità è forse un catalizzatore per affrontare altre problematiche del vivere insieme", afferma Tomatala.

Le difficoltà produttive non sono mancate. Leonardi racconta di aver girato in contesti fortemente controllati, come una torre di controllo dell'aeroporto di Zurigo o durante il World Economic Forum di Davos (GR), dove le misure di sicurezza hanno complicato le riprese. "Sono stata arrestata pochi minuti dopo aver fatto volare un drone", ha spiegato. L'installazione presentata nel Padiglione ha richiesto una vera corsa contro il tempo sul piano tecnico: "Negli ultimi tre giorni prima del vernissage eravamo alla ricerca di rondelle da 3 millimetri in tutta la regione di Venezia".

Tomatala sottolinea invece come una delle sfide principali sia stata lavorare all'interno di un progetto ideato dai curatori. Confrontarsi con vincoli, richieste e condizioni esterne ha imposto un dialogo continuo e, talvolta, momenti di tensione. Un'esperienza "impegnativa", proprio perché diversa da un processo artistico completamente autonomo.

Luoghi ambigui

La Biennale, per entrambi, rimane comunque uno spazio carico di significato. Leonardi ricorda in particolare l'edizione successiva alla pandemia, segnata da una sensazione diffusa di euforia e bisogno di condivisione.

Entrambi gli artisti vedono questi padiglioni come luoghi ambigui: da una parte spazi di scambio culturale, dall'altra quasi "ambasciate" nazionali che inevitabilmente sollevano questioni politiche e identitarie.

Sul fronte politico, il Padiglione svizzero sorge poco lontano da quello di Israele - chiuso e trasferito all'Arsenale - e da quello russo - anch'esso chiuso al pubblico - e di fronte al quale ieri pomeriggio la polizia italiana era presente in gran numero per far fronte ai manifestanti pacifisti.

Peso simbolico

Pur non considerandosi rappresentanti ufficiali della cultura elvetica, gli artisti riconoscono il peso simbolico di esporre all'interno del Padiglione svizzero, soprattutto affrontando temi profondamente legati alla storia e alla società del Paese. Tomatala ricorda anche le preoccupazioni legate alla recente Iniziativa SSR "200 franchi bastano!" sul finanziamento del servizio pubblico: "Come ci saremmo posizionati in questo ambito - in particolare se il 'sì' avesse vinto - visto che usiamo archivi della SSR in questo progetto?"

Entrambi raccontano percorsi artistici segnati da forti riferimenti cinematografici e teorici. Leonardi, formatasi tra Parigi e Zurigo e insegnante alla Scuola cantonale d'arte di Losanna (ECAL), parla della sua evoluzione dalla fotografia all'immagine in movimento, per lei la realtà è un materiale da trasformare in immagini dense di dettagli e suggestioni.

Tomatala, nato a Ginevra nel 1993 e formatosi all'ECAL e alla Scuola superiore di arte e design (HEAD) di Ginevra è il più giovane del gruppo. I due artisti rivendicano infine influenze molteplici, dal fotografo canadese Jeff Wall all'architetto olandese Rem Koolhaas, passando per il cineasta francese Chris Marker. "Quando ho dei momenti di crisi, riguardare Chris Marker mi ridà sempre voglia di fare arte", afferma Tomatala.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni