Arte

Ue minaccia il taglio dei fondi alla Biennale di Venezia per l'apertura del Padiglione russo

Bruxelles concede 30 giorni per chiarire la posizione o revocare una sovvenzione di 2 milioni per il 2025-2028; la Biennale si difende mentre la politica italiana protesta

11 aprile 2026
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Torna ad accendersi la polemica attorno alla Biennale di Venezia, dopo la scelta di consentire l'apertura del Padiglione russo. L'ultimo affondo arriva dalla Commissione europea che, come annunciato, ha deciso di avviare la procedura per tagliare i fondi all'istituto lagunare se non ci sarà una marcia indietro. La presa di posizione fa infuriare gli esponenti della Lega e del Movimento 5 Stelle, che attaccano frontalmente Bruxelles per quella che giudicano un'ingerenza nelle libere valutazioni di un ente culturale autonomo.

La Biennale difende il suo operato e conferma "di aver agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze, responsabilità e finalità". Poi fa sapere che "esprimerà nei tempi e nei termini dovuti le proprie ragioni, certa di non aver violato alcuna norma e di aver agito nel pieno rispetto della convenzione in essere con l'European Education and Culture Executive Agency della Commissione europea".

L'avvertimento dell'Ue è arrivato con una lettera al presidente della fondazione Pietrangelo Buttafuoco. L'istituzione culturale avrà trenta giorni per chiarire la propria posizione o fare retromarcia, altrimenti perderà una sovvenzione di due milioni di euro per un periodo di tre anni, dal '25 al '28.

Di "volgare ricatto da parte della burocrazia europea nei confronti di uno degli enti culturali più importanti e liberi del mondo" parla il leader della Lega, Matteo Salvini. "Siamo veramente alla follia", attacca. "Con quello che accade nel mondo e in Iran, che a Bruxelles minaccino le istituzioni culturali italiane è veramente imbarazzante". Sono diversi gli esponenti del Carroccio a stigmatizzare l'affondo della Commissione, compreso il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che più pacatamente invita tutti ad "avere un obiettivo più alto, che è quello della pace".

Anche per il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini la decisione di Bruxelles "è un atto grave e arrogante". "È un'ingerenza politica sull'autonomia e sulla libertà culturale degli italiani espressa con il linguaggio dei burocrati", sostiene. "Davanti a tutto questo, i 'patrioti' ancora una volta staranno zitti e obbediranno a Bruxelles?". Secondo Angelo Bonelli di Avs (Alleanza Verdi e Sinistra) la vicenda mette in luce il doppio standard dell'Unione Europea, che — spiega — interviene sulla Russia e tace su Israele.

Dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che si era opposto alla decisione della Biennale, non arrivano reazioni. Si attende ancora una valutazione del carteggio con gli artisti russi richiesto ai vertici della Fondazione, in relazione alla possibile violazione del regime sanzionatorio successivo alla guerra in Ucraina. Un parere in merito sarebbe stato chiesto dall'Ue anche alla Farnesina.

Intanto, cinque operatori culturali legati alla partecipazione della Russia alla Biennale sono stati sanzionati con un decreto del presidente ucraino Volodymyr Zelenski. Il decreto, firmato ieri, è motivato dal fatto che le cinque personalità "giustificano l'aggressione e diffondono propaganda russa in occasione di eventi internazionali".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni