L'esposizione "Colonialismo. Intrecci globali della Svizzera" presenta ricerche, oggetti e documenti sui legami coloniali dal XVI secolo all'impatto odierno
Dopo Zurigo, l'esposizione temporanea "Colonialismo. Intrecci globali della Svizzera" approda, in versione adattata, al Castello di Prangins (VD) da domenica fino all'11 ottobre. La mostra, nella sede vodese del Museo nazionale svizzero, offre una panoramica dei legami coloniali della Svizzera e del suo impatto ad oggi.
Basata sugli ultimi risultati di ricerca sul tema e corroborata da numerosi oggetti, opere d'arte, fotografie e documenti d'archivio, l'esposizione evoca un Paese che, pur non avendo colonie, ha approfittato dello sfruttamento di popoli in Africa, Asia e America. In linea con l'attualità, si interroga inoltre sul significato dell'eredità coloniale nella Svizzera di oggi.
Dal XVI secolo, cittadini e imprese elvetiche hanno legami stretti con il sistema coloniale, viene spiegato nel dossier stampa.
La mostra racconta anche le storie di missionari o di persone che hanno lasciato la Svizzera per fondare colonie e sfruttare territori considerati disabitati. Altri, spinti dalla povertà o dalla sete di avventura, si arruolano come mercenari negli eserciti europei, che mettono a segno una conquista territoriale dopo l'altra e schiacciano la resistenza delle popolazioni autoctone.
Anche il mondo scientifico non viene risparmiato. Esperti svizzeri mettono il loro sapere al servizio delle potenze coloniali. Le Università di Zurigo e Ginevra insegnano e diffondono tesi razziste che hanno risonanza internazionale e servono a legittimare il sistema coloniale, indica il museo.