Dopo quattro anno di ristrutturazioni, il Centro culturale svizzero (CCS) di Parigi riapre i battenti il 26 marzo. Creato nel 1985 per promuovere le creazioni elvetiche, l'emblematico luogo è stato anche segnato da dibattiti di natura politica.
Installato in un "hôtel particulier" del XVII secolo situato in rue des Francs-Bourgeois, il Centro si è imposto come una vetrina dell'arte contemporanea svizzera a Parigi.
La ristrutturazione "era necessaria per modernizzare le installazioni tecniche e rendere l'edifico accessibile a tutti", ha spiegato a Keystone-ATS il direttore Jean-Marc Diébold. Il CCS è la prima antenna aperta all'estero da Pro Helvetia e non era mai stato rinnovato.
I lavori hanno permesso di ripensare la circolazione fra gli spazi e di rendere le sale modulabili. "Volevamo uno strumento in grado di accogliere tutte le discipline artistiche, dalla musica alle arti performative, passano per le arti visive e la letteratura", ha precisato il direttore, che parla di spazi "piccoli ma performanti", proprio come la Svizzera.
Durante la ristrutturazione, l'istituzione ha proseguito le attività in diverse zone di Francia, da Dunkerque fino alla Guadalupa. "Continueremo con questa idea del 'CCS On Tour' per restare aperti all'esterno e accrescere la visibilità degli artisti svizzeri", ha sottolineato Diébold.
Il CCS, in un mercato "ultra concorrenziale" come quello di Parigi, con mille proposte artistiche ogni giorno, costituisce un atout strategico, in particolare per le arti performative elvetiche, che provengano da Ticino, Romandia o Svizzera tedesca.
"Se aggiungiamo la rete 'On Tour' e iniziative come la Selezione svizzera ad Avignone (teatro), gli artisti dispongono di belle vetrine e buoni strumenti", ha sottolineato il franco-svizzero. Il tutto si estende alle arti visive, alla musica e alla letteratura.
Dalla sua creazione, il Centro non è sfuggito a controversie e provocazioni artistiche, che accompagnano spesso l'arte contemporanea.
Uno dei casi più celebri risale al 2004 con l'esposizione "Swiss-Swiss Democracy" di Thomas Hirschhorn, che criticava l'elezione in Consiglio federale del leader UDC Christoph Blocher. "All'epoca Blocher aveva pubblicamente criticato la mostra. Questo mostra quanto sia importante preservare la libertà artistica di fronte alle pressioni politiche", ha sottolineato Jean-Marc Diébold.
Il direttore afferma che l'indipendenza artistica del CCS è garantita da Pro Helvetia. "Non dipendiamo dal Dipartimento degli affari esteri. Questo ci assicura una libertà di programmazione e ci protegge dalle influenze politiche o da strategie di diplomazia culturale", ha aggiunto.
A livello finanziario, "Il CCS quest'anno non è toccato dai risparmi decisi dal Parlamento a Berna. L'incertezza riguarda il futuro e in particolare i mezzi a disposizione di Pro Helvetia, promotore degli artisti svizzeri all'estero", ha detto ancora Diébold.
Per la riapertura, il CCS ha previsto una grande festa: dal 26 al 29 marzo si mischieranno concerti, performance, proiezioni ed esposizioni.