Arte

Gb: British Museum salva gioiello simbolo di Enrico VIII e Caterina

10 febbraio 2026
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Un emblema di "amore autentico", oltre che di discordie storiche fatali, strappato al rischio di sparire in mani private. E' il Tudor Heart, gioiello simbolo della storia d'Inghilterra riemerso dal nulla alcuni anni fa, sul greto di uno stagno prosciugato, e pronto a essere acquisito ora definitivamente dal British Museum: a beneficio d'una fruizione pubblica garantita anche per il futuro.

La celebre istituzione culturale di Londra ha infatti annunciato di aver radunato il denaro necessario (3,5 milioni di sterline, pari a oltre 3,6 milioni di franchi) a completare l'acquisto di questo oggetto, un prezioso pendente d'oro legato al fatidico matrimonio fra re Enrico VIII e la sua prima consorte Caterina d'Aragona: la più lunga fra le sei unioni che punteggiarono l'esistenza smodata di uno dei più controversi monarchi d'oltre Manica.

Per portare a termine l'operazione, evitando l'incognita di una messa all'asta, il museo si è servito anche di una raccolta fondi fra le gente comune, lanciata mesi fa da un testimonial di eccezione come Damien Lewis, attore di fama mondiale che nel Regno Unito è ricordato fra l'altro per aver interpretato proprio Enrico VIII in una serie tv della Bbc. Raccolta che ha permesso di mettere insieme oltre il 10% della somma totale entro la data fissata in partenza, quella della prossima festa di San Valentino, in omaggio a un'evidente concessione al marketing.

Il ritrovamento del gioiello, ribattezzato Tudor Heart dopo essere stato analizzato da esperti e ricercatori, e confermato come autentico al di là di ogni ragionevole dubbio, ha un che di davvero rocambolesco. A individuarlo durante una gita nella campagna del Warwickshire fu nel 2019 Charlie Clarke, proprietario di un pub a Birmingham. "E' un meraviglioso pezzo superstite della storia inglese che ora potremo condividere tutti", commenta oggi Nicholas Cullinan, direttore del British. "Sarà inserito nella nostra collezione permanente, in modo da assicurarne l'esposizione pubblica fino alle generazioni a venire", aggiunge.

Il pendente, in oro purissimo 24 carati, è considerato di fatto un pezzo unico. Il solo lascito noto del tesoro coniugale di Enrico e Caterina, la cui unione, durata 24 anni, sfociò nel 1533 nell'annullamento imposto dal sovrano inglese, deciso a impalmare la giovane Anna Bolena in violazione delle leggi dell'epoca e contro la volontà della Papa. Un ripudio destinato a innescare lo scisma anglicano dalla Chiesa cattolica.

Il gioiello, un ciondolo a forma di cuore fissato a una catena di 75 anelli attraverso una chiusura a pugno, contiene una decorazione smaltata che raffigura un cespuglio di melograno, effigie del casato di Caterina e presagio di fertilità, su cui si staglia la rosa rossa e bianca della dinastia Tudor d'Enrico. Sul retro spiccano inoltre le iniziali della coppia reale ("H" e "K", Henry e Katherine in inglese), mentre sul davanti è incisa la parola "tousiors", "per sempre" in antica lingua francese: quanto mai ingannevole alla luce dell'epilogo fatale di quel matrimonio.

Un matrimonio segnato peraltro da affetto vero, puntualizza la storica Rachel King, intravvedendo in quel gioiello il suggello a un rapporto che non a caso fu il più duraturo nella vita di Enrico. Rapporto da "power couple", per usare una locuzione contemporanea, nell'ambito del quale "Caterina d'Aragona, troppo spesso ricordata solo per l'annullamento, regnò in realtà autorevolmente per conto del consorte mentre questi era lontano. E ne fu a lungo la confidente - nelle parole di King - in una relazione che, per l'epoca, può ben essere definita fra innamorati".