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17.09.2022 - 11:45

Dafni e Cloe nell’universo Chagall

‘Marc Chagall – Una storia d’amore. Dafni e Cloe e altre opere’ è la mostra che si apre il prossimo 22 settembre alla Fondazione Gabriele e Anna Braglia

dafni-e-cloe-nell-universo-chagall
ProLitteris, Zurich
Repas de noces dans la grotte des nymphes, 1960-61

«Il nostro amico Chagall… credevo di conoscerlo».

L’autunno, alla Fondazione Gabriele e Anna Braglia, non ha i soli colori autunnali. È piuttosto una controllata esplosione cromatica e non poteva essere diversamente, visto l’artista. ‘Marc Chagall – Una storia d’amore. Dafni e Cloe e altre opere’ è mostra che nasce più di un anno fa; stando alle parole di Braglia, pare avere avuto le vicissitudini di ogni innamoramento, prima di consolidarsi e arrivare sino a noi, per divenire pubblica dal prossimo 22 settembre, per durare sino al 18 dicembre e riprendere in seguito. Sessantanove in tutto le opere di Chagall esposte, venticinque delle quali – dipinti, acquerelli e disegni, dal 1926 al 1979 – vanno a ‘puntellare’, a volte a reggere, altre volte a sottolineare i contenuti delle altre, ovvero il corpus delle variopinte illustrazioni che Chagall realizzò per ‘Dafni e Cloe’, romanzo pastorale scritto dal greco Longo Sofista tra la fine del II e la prima metà del III secolo. Eccezion fatta per quattro degli Chagall in mostra, il resto è frutto di prestiti di collezionisti privati, anche ticinesi: «Non è così noto – dice Braglia –, ma in Ticino vi sono collezionisti fantastici che tengono nascoste le loro collezioni. Ma che poi ce le prestano».

Libri d’artista

‘Dafni e Cloe’ è la storia di due pastori che nascono e scoprono l’amore sull’isola di Lesbo, due giovani il cui sentimento – inizialmente esitante, platonico – si fa infine fisico. Un racconto ‘protoerotico’ scandito dal passare delle stagioni nel quale, in occasione della presentazione, ci conduce Gaia Regazzoni Jäggli, direttrice artistica della Fondazione; è sempre lei, insieme a Michael Beck, a curare il volume che accompagna la mostra, con le immagini a colori di tutte le opere esposte. Al suo interno, i contributi di Andrea Knop, Mario-Andreas von Lüttichau, Bernhard Maaz ed Elena Pontiggia.

«Alla realizzazione delle litografie – spiega Regazzoni Jäggli – Chagall lavorò per quattro anni sperimentando fino a venticinque colori; solo una volta raggiunto il livello di luminosità desiderato ne chiese la stampa, avvenuta nel 1960». Furono in numero di 250 gli esemplari messi in commercio all’epoca, «considerati dei veri e propri libri d’artista», un esemplare è visibile nella sua integrità protetto dai vetri della bacheca al piano terra. Venti le copie extra realizzate per i suoi collaboratori più stretti, numerate. La copia in mostra è quella dedicata da Chagall a Pierrette e Charles Sorlier, gli stampatori. Ve n’è traccia nella pagina iniziale, che riporta la dedica e un cuore.

L’immagine ufficiale dell’esposizione, invece, fa parte delle ‘altre opere’. È ‘Le traineau au clair de lune’, gouache a inchiostro di china e matita su carta giapponese, opera del 1959, una delle ultime acquisizioni in ordine di tempo dei Braglia (il plurale include Anna, anche se non c’è più), un altro, più contenuto concentrato di colore con ampia dotazione di simboli, tipica delle opere del pittore russo (oggi sarebbe bielorusso) naturalizzato francese.


ProLitteris, Zurich
Le traineau au clair de lune, 1959

‘I profani sono i miei critici preferiti’

Qualcuno volle definire Chagall precursore del surrealismo per essere da lui smentito, affinché ogni definizione fosse riportata nell’ambito dei ricordi d’infanzia, pretesi, difesi. Anche l’onirico, anche le amorevoli coppiette fluttuanti nell’aria che soffia sopra le città. «Il nostro amico Chagall… credevo di conoscerlo», diceva all’inizio Braglia. «Poi, con l’installazione, settimana dopo settimana ho scoperto i fitti carteggi con altri artisti, le poesie scritte quando si trovava in Costa Azzurra, una decina delle quali di una bellezza incredibile». Arricchita da citazioni ed estratti – alcuni illuminanti, come "I profani sono i miei critici preferiti", sentenza inappellabile dell’artista che ci accoglie all’entrata – tra i due piani della mostra pulsa l’intero universo di Chagall, fatto sì di coppie d’innamorati, ma pure degli innumerevoli rimandi da cercare con pazienza nel ‘Traineau au clair de lune’, di quel misto di musica (l’imponente ‘La musicienne’, 1978), mondo circense (‘Le petit cirque bleu’, 1979) e scampoli di tradizione culturale ebraica, memorie dei giorni trascorsi a Est.

Intanto, nell’intima saletta con proiezioni al primo piano, tra i ritratti di casa Braglia, il tempo è fermo al 1959: la conduttrice di un programma televisivo chiede a Chagall di fare gli auguri ai telespettatori, e in poche pennellate l’artista disegna un angelo. "Chissà dove sarà quel disegno", dice qualcuno. Domanda pertinente (www.fondazionebraglia.ch).


ProLitteris, Zurich
Descente de croix en jaune, 1975 Olio su tela 50 × 68 cm Collezione Gabriele Pietro Braglia

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