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©Museo Vela
Figura Continuum, 1994
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23.06.2022 - 22:49
Aggiornamento: 23:39

Come filo di Arianna, l’opera di Marcel Dupertuis

Il Museo Vincenzo Vela di Ligornetto propone una mostra monografica e retrospettiva dedicata al poliedrico artista. Inaugurazione: 26 giugno alle 11.

La linea come punto d’incontro fra visibile e invisibile dell’umano. E la figura umana è uno, se non il tema al centro del lavoro di Marcel Dupertuis, nato a Vevey a inizio anni Quaranta. L’artista ha studiato e studia il corpo umano nelle sue forme essenziali, smembrato, spolpato e asciugato fino a essere cristallizzato – e dinamico insieme – in linee che fluiscono in un ‘continuum’. Continuità che nel suo movimento si fa produzione plastica del vuoto: una linea che lo disegna e lo circostanzia; così come lo spazio bianco sulla pagina o il silenzio in musica.

Una ricerca artistica che va avanti da oltre sessant’anni, in cui lo scultore di formazione ha realizzato centinaia e centinaia di opere. Oltre duecento sono allestite nelle sale e nel parco del Museo Vincenzo Vela di Ligornetto in un’esposizione monografica (e retrospettiva) dedicata all’artista romando di origine e ticinese d’adozione: ‘Il filo di Arianna. Marcel Dupertuis. Opere 1951-2021’ – a cura di Gianna A. Mina con la collaborazione dello storico dell’arte Matthias Frehner, autore del saggio che ha ispirato il titolo –, che verrà aperta al pubblico domenica 26 giugno (inaugurazione alle 11) e sarà visitabile fino al 12 febbraio del prossimo anno. La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue e da un programma di eventi a corollario grazie ai quali approfondire e riflettere su concezione e realizzazione dupertusiane.

Poliedricità e sperimentazione

Artista e intellettuale "appartato", Marcel Dupertuis è uomo di grande cultura: oltre all’arte, fra i suoi interessi troviamo filosofia, musica, letteratura, politica. Poliedricità ed eclettismo con una forte spinta alla sperimentazione sono le cifre del fare dupertusiano, che lo muovono ad abbracciare scultura, pittura, disegno, grafica e fotografia. Una molteplicità di linguaggi che rende impossibile – e riduttivo – includerlo in un qualsiasi "-ismo"; del resto egli stesso non ha mai cercato un’appartenenza a una cerchia artistica, come ricorda il critico Frehner. Una linea ben visibile lungo tutta la sua produzione è la "profondità d’approccio a temi formali, esistenziale e contenutistici" che si sono sublimati nei decenni (ci ripetiamo) fino alla linea.

La mostra, è proprio il caso di scriverlo, si dipana nelle sale del Museo ligornettese del primo piano, ma anche al pianterreno e nel parco esterno, seguendo un ordine principalmente tematico, eccetto la prima sala destinata agli esordi (primi anni Cinquanta), quando un giovanissimo Marcel si provava nel disegno, nella pittura, nonché nella fotografia: imitava la realtà da autodidatta. Un piccolo nucleo di lavori dei primordi sopravvissuto a un incendio scoppiato nel 1965 nel suo laboratorio di Orbe, in cui molto andò in cenere.

Il vuoto: forma invisibile

Eclettismo e sperimentazione emergono soprattutto dalla scelta dei generi espressivi con particolare predilezione per l’arte scultorea, li si rintraccia anche nei materiali scelti (gesso, acciaio, ceramica, cartapesta eccetera), così come nelle dimensioni e nelle cromie (in particolare marrone, verde, blu). Dalle opere monumentali "di carattere costruttivista", pensate e realizzate per gli spazi pubblici, si arriva man mano a sculture più contenute e intime, dalle "forme semplificate ed essenziali", seguendo un processo di scarnificazione dei soggetti (che ricorda le figure giacomettiane) e ancora "un trattamento delle superfici lavorate, erose, straziate, metafore esistenziali chiamate a contenere l’essenza delle cose", il vuoto "inteso come forma invisibile, come pensiero".

La concezione dell’allestimento ha nel dialogo fra opere esposte e spazio circostante, luce e vuoto, il suo dinamismo. Procedendo nel percorso da una sala all’altra la lettura è continua e la molteplicità di punti di vista arricchisce i contenuti: gli occhi passano così dalle sculture, alle tele, alle litografie, alle fotografie come se stessero guardando a un unico grande organismo; sempre diverso, nuovo.

Questa mostra, è stato sottolineato durante la visita guidata alla presenza dell’artista, è la prima vera occasione per dare uno sguardo di insieme alla sua opera, invitando lo spettatore al dialogo ulteriore fra opere dell’esposizione temporanea e quelle dello scultore padrone di casa. Sempre dalle pagine introduttive del catalogo: "La retrospettiva consente al pubblico, ma soprattutto all’artista stesso, la ricostruzione storica di un percorso durato sessant’anni, da intendere non come commemorazione conclusiva, bensì come occasione stimolatrice di una rinnovata riflessione".

Il progetto espositivo è durato all’incirca tre anni e l’occasione, anzi le occasioni sono alcune "precise contingenze", si legge nell’introduzione del catalogo. In particolare, si fa riferimento a due smembramenti: nel 2018 e nel 2021, anni in cui Dupertuis è stato forzato ad abbandonare due suoi storici atelier, a Lugano-Besso (vi lavorava dal 1992) e a Bieuzy-les-Eaux in Bretagna (dal 2009). Lo smantellamento dei due spazi creativi non ha comportato "solo" una situazione di incertezza nel futuro espressivo dell’artista, bensì anche la preoccupazione per ciò che sarebbe stato delle centinaia di opere custodite negli atelier. È stata quindi lanciata "un’azione di salvataggio giunta da più parti (pubbliche e private) alla quale ha partecipato anche il Museo Vela", cui lo stesso Dupertuis ha fatto una cospicua donazione, nel 2019. Lo scriviamo fra parentesi, diverse opere vengono esposte per la prima volta a Ligornetto.

Biografia all’osso


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Marcel Dupertuis

Marcel Dupertuis, dopo gli esordi da autodidatta, compie la sua formazione artistica all’École cantonale des beaux-arts et d’art appliqué di Losanna, diplomandosi in scultura nel 1962. Due anni più tardi, si trasferisce a Parigi dove realizza soprattutto opere monumentali, sculture di carattere astratto e geometrico. L’attenzione si sposta progressivamente sulla figura, nello specifico quella umana. Dalla fine degli anni Settanta, trascorre sempre più tempo in Italia: vive per due anni a Carrara, e a inizio anni Ottanta si trasferisce a Milano.

Fra gli anni 70 e 80 inizia a esporre le sue opere in mostre personali a Losanna e Bulle, e negli anni successivi alla Biblioteca Salita dei Frati di Lugano, a Villa dei Cedri a Bellinzona, al Museo cantonale d’arte di Lugano. Vive e lavora a Lugano dal 1991, alternando lunghi soggiorni in Bretagna a partire dal 1998. Nel corso degli anni ha anche partecipato ad alcune mostre collettive in Svizzera, Francia e Italia, fra cui ricordiamo ‘Schweizer Skulptur seit 1945’ (ad Aarau).

‘Il filo di Arianna’ è ascritto al ciclo di mostre che l’ente dedica regolarmente a esponenti dell’arte contemporanea attivi in Canton Ticino, con occhio sensibile alla produzione scultorea. Per informazioni complete visitare la pagina internet www.museo-vela.ch.

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