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Il manifesto, con la grafica di Carolina Crivelli
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14.03.2022 - 11:54
Aggiornamento: 14:30

‘Di polvere e luce’, la videoarte di Grande Velocità

Dal 19 marzo al 16 aprile, videoartisti svizzeri e internazionali tra Spazio Lampo, Reattore B ed ex Bar Mascetti

Le sedi sono quelle chiassesi di Spazio Lampo (via Livio 16), Reattore B (Corso San Gottardo 43), ed ex Bar Mascetti (Corso San Gottardo 5); gli artisti sono gli svizzeri Alan Bogana e Beatrice Lozza, il cileno Nicolas Rupcich, la palestinese Inas Halabi e l’australiano Benedict Drew. Curata da Valentina Pini e Giulia Guanella, s’inaugura venerdì 18 marzo la mostra collettiva di video arte ‘Di polvere e luce’, primo appuntamento del Progetto Vetrina dell’Associazione Grande Velocità dal carattere diffuso, specchio della pluralità delle visioni in mostra e della ripresa delle manifestazioni culturali.

Il percorso espositivo si dirama a partire da Spazio Lampo, luogo fulcro dell’esposizione che ospiterà il corpo centrale della mostra, sempre visitabile, in quattro video che sondano il rapporto – esistente o possibile – tra la vita e la materia: dal cristallo, protagonista del breve video di Beatrice Lozza, agli scintillatori filmati da Alan Bogana (Ch), elementi che si animano di luce quando colpiti da particelle invisibili; dal Cesio 137, elemento dall’elevato carattere radioattivo, al centro del lavoro di Inas Halabi a ‘Le ossa dentro la cenere’ di Nicolas Rupcich, viaggio nella materia che giace dimenticata e trasformata dal tempo.

Nelle giornate di sabato 9 e domenica 10 aprile, con l’apertura del Reattore B, seconda location della mostra, l’indagatore ‘A Tuning’ di Benedict Drew, energia psichedelica anticipatrice di una catastrofe imminente; l’incipiente tragedia sarà protagonista anche del finissage del 16 aprile con il musicista veneziano Blak Saagan nello spazio dell’ex Bar Mascetti a ripercorrere uno dei capitoli più tormentati della storia politica italiana, dal quale arriva il titolo ‘Se ci fosse la luce sarebbe bellissimo’, concetto espresso da Aldo Moro nell’ultima lettera scritta durante la sua prigionia.

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