incontri-d-arte-alla-fondazione-matasci
L'installazione di Johann Kralewski
ULTIME NOTIZIE Culture
Spettacoli
3 ore

Altroquando festival svela il suo primo film

A Massagno il 3 e 4 dicembre, la prima edizione si aprirà con il film svedese Knocking, proposto in prima ticinese grazie a Nifff on Tour
Arte
3 ore

Arte, addio a Perilli, tra i padri nobili dell’astrattismo

Fondatore dello storico gruppo di ispirazione marxista Forma 1, Perilli aveva 94 anni
Culture
5 ore

I messaggi essenziali della poesia di Giampiero Neri

Il decano della poesia in lingua italiana ha pubblicato ‘Piazza Libia’ un percorso liberamente narrativo in cui emerge la sua natura antiretorica
La recensione
11 ore

From Bollani to Chiasso, cronaca di un colorato trionfo

Tra il blu e il verde, e ottimi Soloists, il pianista segna un’altra tacca al Cinema Teatro: ‘Un pubblico così bello che dovremmo portarcelo in tour’
Pensiero
11 ore

Salvatore Veca, un filosofo pubblico

In ricordo del pensatore italiano scomparso nei giorni scorsi
Microcosmi
14 ore

Uno spazio, un albero, le chiatte

Di rami che si aprono a ventaglio, e di poesie di Viola Poli. Partendo da Bellinzona, al ‘5b’, contributo culturale di Luca Berla
Fiere
1 gior

Il sistema dell’arte, da Basilea a Milano

Tastando il polso ad Art Basel a Miart, tra prezzi stratosferici, sensazione d’invenduto e presenza
Culture
1 gior

Oleh Sencov, regista dal gulag

Dopo cinque anni di prigionia il dissidente ucraino è passato anche a Lugano per presentare ‘Numbers’, film distopico e profetico
Arte
2 gior

‘Tempo sospeso e facezie’, Renzo Ferrari a Lugano

Le opere 2020-2021. Inaugurazione sabato 16 ottobre alle 17 nel porticato della Biblioteca Salita dei Frati
Teatro
2 gior

Emanuele Santoro, la nuova stagione teatrale

Le novità sono Edgar Allan Poe, l’Ubu Re di Alfred Jarry e lo spettacolo ‘Stupidi-tà’. Si comincia sabato e domenica al Paravento con Dürrenmatt
Castellinaria
2 gior

Il Castello d’Onore a Milena Vukotic

Amata e apprezzata da cinema e teatro, vincitrice di un Nastro d’argento e più volte vicina al David, ha lavorato con i più grandi registi
Spettacoli
2 gior

Festival diritti umani, Nanau tra corruzione e fiducia

Il regista rumeno presenta il suo documentario ‘Colectiv’, seguendo il lavoro dei giornalisti che hanno denunciato i problemi del sistema sanitario
Netflix
2 gior

‘Squid Game’: dopo la serie, il videogioco

Dalle indiscrezioni, si tratterebbe di un videogame del genere ‘battle royale’, simile a Fortnite e Pubg, che ben si adatterebbe alla trama
Arte
2 gior

Il Banksy semidistrutto venduto a 22 milioni di euro

‘Love is in the Bin’, battuto ieri da Sotheby’s, era in origine ‘Girl with Balloon’, tagliuzzato nel 2018 tramite un meccanismo nascosto nella cornice
L'intervista
2 gior

Giacomo Poretti, storia di un infermiere

Prima di Aldo e Giovanni, Giacomo ha lavorato all’Ospedale di Legnano, 11 anni in corsia finiti in ‘Chiedimi se sono di turno’, stasera e domani al Lac
Arte
27.03.2021 - 17:470

Incontri d’arte alla Fondazione Matasci

‘Frammenti di una collezione’, una mostra e un ricco catalogo. Con al centro i ‘Pellegrini’ di Johann Kralewski, esposto fino al 9 maggio

Giunto ai novant’anni in uno stato di invidiabile salute, riuscendo a sfuggire alle insidie del morbo, Mario Matasci, nel chiuso del suo Deposito, si è occupato durante l’ultimo anno della sua collezione; ne sono usciti un catalogo e una mostra dal titolo “Frammenti di una collezione. Incontri d’arte alla Fondazione Matasci.”  Gratuita e aperta tutte le domeniche dalle 14.00 alle 18.00, l’esposizione allinea solo una parte della sua ricca raccolta; ciononostante sui due piani del Deposito si possono vedere più di cento opere concernenti una settantina di artisti: la maggior parte dei quali tra i protagonisti della nostra storia dell’arte, in particolare quella della pittura tra Otto e Novecento in aree – la Lombardia a Sud, la Svizzera tedesca a Nord – che, per diversificate ragioni sia politiche che culturali, costituiscono i fondamenti della nostra identità non solo artistica. 

Dalmazio Ambrosioni, scrivendone in catalogo, sottolinea la specificità ma anche l’unità di quella collezione in cui ogni ‘frammento’ si relaziona e armonizza nell’insieme, dove ogni immagine è diversa ma si rispecchia nell’altra. “Ogni opera d’arte è ‘auto’, vale per sé” – scrive. “Voglio dire che la Collezione Matasci ha un suo corpo complessivo indipendente dalle singole componenti. La Collezione non è l’insieme delle singole opere, ma è la vera, unica, grande opera d’arte. Ed è un corpo vivo” in continua evoluzione, “senza fine perché l’ultima parola non è ancora detta, nonostante i suoi ripetuti ‘adesso basta’.” Ne sono testimonianza le ripetute (e selezionate) donazioni che vengono fatte alla Fondazione da parte di artisti o collezionisti in segno di stima e considerazione per quella che è l’unica istituzione in cui, a rotazione, vengono permanentemente esposte opere di artisti operanti nel territorio o legati alla sua storia culturale. 

Come si documenta in catalogo, ne risulta uno sguardo d’insieme su periodi, vicende, movimenti e artisti concernenti punti nodali della storia artistica del Cantone, ma non solo data la significativa presenza di opere della Kollwitz, di Schürch e Varlin, di Jürgen Brodwolf e  Johanna Buchmann e di altri ancora che allargano gli orizzonti fino all’area svizzero-tedesca e alla Germania. Tra questi anche Johann Kralewski, nato in Polonia nel 1949, formatosi all’Università di Marburg, e operante a Isliberg, nel Canton Argovia, ma spesso anche in Ticino. Conosciuto l’artista e visitato l’atelier di Ascona, il gallerista gli ha chiesto di poter esporre – limitatamente nel tempo – la sua installazione titolata “Pellegrini”. Consta di ben 17 figure in scala reale, raffiguranti un momento di sosta di un gruppo di pellegrini in viaggio verso un lontano luogo di raccoglimento e preghiera. Diciamo… il Cammino per Compostela.  

Si può ben capire come un’opera del genere abbia subito attratto l’attenzione di Mario Matasci: il significato del pellegrinaggio sui luoghi di culto non ha solo un ruolo fondamentale in tutte le religioni, ha in se stesso un significato simbolico e spirituale che riguarda ogni uomo dal momento che rappresenta il viaggio verso la verità ultima, il momento della riflessione, dell’autoanalisi e del bilancio. La vita è un pellegrinaggio che comincia con il concepimento e termina là: dove esattamente non si sa e neppure quando, ma più ci si avvicina più non si può non pensarvi.  Sensazioni e pensieri che la pandemia ha certamente contribuito a propalare, e che forse si percepiscono anche in gesti, pose e atteggiamenti di questi anonimi pellegrini.

Non hanno volto, non hanno quindi identità, ma sono uomini e donne colti in un momento di pausa: c’è chi parla e gesticola, chi si alza e chi osserva, chi sembra appesantito e stanco, chi tace chiuso nei propri pensieri con gli occhi persi nel vuoto. Sono un gruppo, forse anche una comunità, ma ognuno è anche solo con se stesso e vive il proprio momento, trae le proprie conclusioni. Perché proprio 17? Perché, per quanto poco citato, quel numero è ricco di significati simbolici che vengono da molto lontano: è infatti formato da 1+7 che sommati danno il numero 8. L’uno è l’Essere Unico nella sua entità individuale, ma in definitiva è anche ogni singolo uomo; il 7 è quello dei giorni, dei cicli del tempo e quindi anche delle regole e delle rotazioni su cui si fonda l’universo; ma è anche il numero dei vizi e delle virtù, dei sacramenti che dovrebbero governare la vita dell’uomo. Nella simbologia cristiana l’ottavo giorno è quello senza fine che segue la creazione dei giorni finiti e durerà in eterno. Nella sua valenza criptica il 17 contiene  pertanto al suo interno anche l’idea di viaggio dello spirito che dall’uno arriva al tutto, dal finito all’infinito, dal corporeo e terreno all’immateriale e celeste.  

Posizionata in un angolo silenzioso del Deposito quest’opera è un po’ come il punto gravitazionale per quanto temporaneo della intera esposizione: un luogo di silenzio che attira e in cui ci si specchia. Vi resterà solo fino al 9 maggio, poi partirà in pellegrinaggio per altre sedi e altre istituzioni che la accoglieranno. Prossima tappa la Predigerkirche ("Chiesa dei predicatori") a Zurigo, fondata dai domenicani nel XIII secolo, seguirà poi il Museo di Aarau. 

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved