Ticino

Mancato accesso agli aiuti sociali, il tema torna in parlamento

Povertà in Ticino: dopo la recente conferenza annuale del Soccorso d'inverno, Più Donne rilancia il dossier con una sfilza di domande al governo

Mancato accesso agli aiuti sociali, il tema torna in parlamento
Arduo per tanti arrivare alla fine del mese
(Ti-Press)
18 ottobre 2026
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Cifre e riflessioni scaturite dalla recente conferenza annuale di Soccorso d’inverno, l'associazione no profit attiva nel sostegno alle fasce più fragili della popolazione, non sono passate certo inosservate. E non possono lasciare indifferenti. Nel cantone la povertà aumenta e sempre più famiglie sono ‘invisibili’: la loro situazione economica le esclude dalla vita sociale. Una realtà che è ora al centro di un'interrogazione parlamentare, con numerose domande al Consiglio di Stato, delle granconsigliere di Più Donne Tamara Merlo e Maura Mossi Nembrini. “Aiuti sociali: quante persone non li ricevono pur avendone diritto?”, tale il quesito di fondo, invero non nuovo: nel recente passato era stato sollevato per esempio dai deputati socialisti Ivo Durisch e Danilo Forini. Tuttavia si ripropone proprio alla luce di quanto emerso nei giorni scorsi. Senza dimenticare, aggiungono Merlo e Mossi Nembrini, l’appello con cui la Rete svizzera diritti del bambino ha richiamato “un altro dato preoccupante: circa 114’000 bambini vivono in povertà in Svizzera”.

Dalla giornata di Soccorso d’inverno, in occasione della quale l'economista e docente alla Supsi Amalia Mirante ha presentato un’analisi della situazione, e dal citato appello deriva l’interrogazione di Più Donne. Al governo le due deputate chiedono quali dati siano disponibili sul mancato ricorso agli aiuti, quali risultati abbiano prodotto le misure già avviate e come rendere informazioni e procedure più comprensibili. Un’attenzione particolare riguarda le famiglie monoparentali e i minorenni, “per i quali le difficoltà economiche possono significare anche rinunciare ad attività sportive, culturali e ricreative”.

Quadro frastagliato

Il Gran Consiglio, scrivono Merlo e Mossi Nembrini, “ha già affrontato il tema, accogliendo parzialmente il 13 dicembre 2023 la mozione del 18 ottobre 2021 di Ivo Durisch, Danilo Forini e cofirmatari, sul mancato ricorso alle prestazioni sociali”: nelle osservazioni trasmesse il 18 marzo di quest’anno, aggiornate a fine dicembre 2025, il Consiglio di Stato “riferisce di consulenze di prossimità, semplificazione delle informazioni e loro diffusione attraverso i social”. Inoltre “Il monitoraggio del programma di legislatura cantonale, nell’ambito dell’Azione 30.8 dedicata all’accompagnamento informativo e alla consulenza, indica che nel 2025 la sperimentazione sul mancato ricorso a Lugano e Locarno ha coinvolto 202 persone per un totale di 305 consulenze”. Il tema, prosegue Più Donne, è stato affrontato anche nelle risposte a precedenti interrogazioni: il 15 novembre 2023, rispondendo all’interrogazione dei deputati del Ps Lisa Boscolo e Durisch, il Consiglio di Stato “ha indicato la banca dati sul monitoraggio della situazione sociale ed economica della popolazione come possibile base per approfondire il mancato ricorso alle prestazioni, pur segnalando difficoltà metodologiche”. Nella risposta del 27 agosto dello scorso anno all’interrogazione dei parlamentari dell’Mps Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini, il governo “ha tuttavia precisato che il Servizio delle prestazioni complementari non disponeva di dati né era in grado di stimare quante persone non richiedessero queste prestazioni pur potendone beneficiare”. A tutto ciò si aggiunge che “un ulteriore progetto riguarda gli ‘Sportelli regionali di consulenza sociale’, oggetto dell’iniziativa parlamentare generica numero 771, il cui principio è stato accolto dal Gran Consiglio il 18 novembre 2024”. Secondo le osservazioni del Consiglio di Stato del 18 marzo 2026, proseguono Mossi Nembrini e Merlo, “il gruppo di lavoro misto Cantone-Comuni incaricato di approfondirne gli aspetti organizzativi e finanziari avrebbe dovuto presentare un rapporto entro il 30 giugno 2026”.

Un quadro un po’ frastagliato. Eppure, considerato il tema, la chiarezza si impone. E quindi, evidenzia Più Donne nell’interrogazione, “occorre conoscere i risultati di queste misure e le lacune ancora presenti”. Pertanto “va verificato se le persone riescano a individuare gli aiuti, presentare una domanda completa e ottenere le prestazioni di cui hanno diritto. Occorre inoltre distinguere chi non riceve una prestazione pur avendone diritto dalle persone in difficoltà che non soddisfano le condizioni previste dalle norme vigenti”. Si tratta insomma di “verificare l’efficacia delle politiche sociali, l’attuazione della decisione parlamentare del 2023 e la parità nell’accesso alle prestazioni: un’attenzione particolare va riservata alle famiglie monoparentali, alle persone con redditi da lavoro insufficienti e a chi incontra difficoltà linguistiche, digitali o nella gestione delle pratiche”.

Tante come detto le domande poste dalle due deputate al governo. A cominciare da quella più ovvia e cioè quante persone non ricevono gli aiuti di cui hanno diritto. Altri quesiti: il Cantone “dispone di stime del mancato ricorso alle singole prestazioni, in particolare agli assegni familiari integrativi (Afi) e agli assegni di prima infanzia (Api)? Chi rimane più spesso senza aiuti e perché? Per quali gruppi di persone e famiglie è più frequente non ricevere gli aiuti pur avendone diritto? Emergono differenze tra donne e uomini, tra tipi di famiglia, secondo la situazione lavorativa o tra regioni del cantone?”. E ancora: “Che cosa si sa delle ragioni per cui le famiglie monoparentali e le persone che lavorano ma hanno redditi insufficienti non accedono agli aiuti a cui avrebbero diritto? Quali difficoltà sono state accertate e quali richiedono ulteriori verifiche? Quanti minorenni vivono in Ticino in famiglie che, pur avendone diritto, non ricevono una o più prestazioni sociali? Quali misure concrete intende adottare il Consiglio di Stato per superare le lacune riscontrate e con quali scadenze e servizi responsabili? In particolare, quali interventi sono previsti per rendere informazioni e formulari più comprensibili, completare i materiali in lingua facile, affiancare supporti visivi e semplificare le procedure? Sulla base dei dati già disponibili presso l’Amministrazione, è possibile individuare le persone che potrebbero avere diritto a un aiuto e informarle direttamente della possibilità di richiederlo?”. Queste e altre le domande su un dossier sociale di notevole importanza.

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