Caso Zali, l'Ufficio presidenziale del Gran Consiglio soprassiede alla richiesta dell'Mps di decidere se impugnare la decisione dell'organo di vigilanza. Ma Pronzini non demorde

«La richiesta di inserire all'ordine del giorno del Gran Consiglio la questione relativa all’eventuale impugnazione della decisione del Consiglio della magistratura non può essere accolta. Le motivazioni vi saranno trasmesse separatamente in forma scritta». Ah ecco. La comunicazione ai deputati è tra quelle con cui la presidente del parlamento, la socialista Daria Lepori, ha aperto la seduta odierna del legislativo cantonale. E arriva a una settimana dall’inoltro della richiesta nero su bianco, da parte dei deputati dell’Mps Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi, all’Ufficio presidenziale di sottoporre a “una decisione formale del Gran Consiglio”, già in questa sessione, "l'eventuale ricorso” contro la sentenza, datata 21 settembre, con la quale il Cdm, pronunciandosi su una segnalazione della sottocommissione parlamentare ‘Vigilanza’, ha stabilito di non procedere disciplinarmente nei confronti del procuratore generale Andrea Pagani in relazione alla gestione della querela del 2021 contro l’allora consigliere di Stato leghista Claudio Zali, sporta, e poi ritirata, dalla donna che nel luglio di quest’anno aveva postato le tristemente note registrazioni di conversazioni telefoniche con il ministro e che il 18 agosto è stata rinvenuta morta (per gli inquirenti non vi sarebbe stato l’intervento di terzi) nel lago a Melide, dove abitava.
È trascorsa una settimana dalla lettera di Pronzini e Sergi. Una settimana in cui ci si domandava che fine avesse fatto l’istanza, su un tema tutt’altro che lieve, dei due deputati del Movimento per il socialismo. Oggi, solo oggi si è appreso che l’Up l’ha bocciata. Pronzini ha allora chiesto (invano) una sospensione della seduta affinché l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio tornasse sui propri passi. Per questo ha evidenziato, in quattro slide, alcuni degli aspetti da lui considerati problematici, sul piano procedurale, della trattazione dell’incarto del 2021 da parte del pg Pagani. Ha mostrato così le formalità introduttive (i diritti e gli obblighi dei quali prende atto chi viene sentito da un magistrato) del verbale d’interrogatorio della donna, ascoltata in veste di accusatrice privata, e la nota all’incarto. Pronzini: «Da un lato c’è un interrogatorio formale, dall’altro c’è una nota del procuratore generale sull’incontro tra lui e Zali» in merito alla querela presentata dalla donna a carico del ministro. Titolo caustico della diapositiva: “Verbale vittima vs imputato: trova le differenze!”. Altra slide e altro aspetto problematico, sempre a detta del granconsigliere. Concerne il decreto di non luogo a procedere ‘senza formalità procedurali’, cosi sta scritto sul documento firmato da Pagani il 4 novembre 2021, dopo il ritiro della querela. Decreto che aveva scagionato Zali dai reati di lesioni semplici e minaccia. Pronzini: «Chiedo anche agli avvocati che siedono in questo parlamento quale sia l’articolo di legge che prevede di chiudere un procedimento penale ‘senza formalità procedurali’». Il deputato dell’Mps ha poi sostenuto che il non luogo non sarebbe stato intimato alla vittima. Infine la critica più pesante formulata da Pronzini, e cioè che «in un caso molto delicato che coinvolge un esponente politico» il procuratore generale avrebbe applicato «una procedura che non esiste nel nostro codice. Nonostante questo il Cdm ha dichiarato che è tutto a posto».
Tuttavia la richiesta di sospensione della seduta parlamentare, finalizzata a far inserire all’ordine del giorno discussione e decisione sull’eventuale impugnazione della sentenza del Consiglio della magistratura davanti alla Commissione di ricorso sulla magistratura (stando all’Mps, il Gran Consiglio sarebbe legittimato a ricorrere) è stata respinta con 71 voti: sette quelli favorevoli e quattro le astensioni.
Prima della votazione non è mancata la polemica. Bersaglio… Pronzini. Ha cominciato la liberale radicale Natalia Ferrara, ex procuratrice: «In queste ultime sedute di Gran Consiglio vengono menzionati procedimenti penali pendenti e mostrati atti procedurali, ossia documenti che sono tutelati dalla legge. Questo modo di fare non mi va bene, non mi va più bene. E non possiamo ogni volta appellarci all’immunità parlamentare: anche noi deputati non siamo sopra la legge o lo Stato di diritto». Il capogruppo del Centro Maurizio Agustoni: «Non mi va bene trasformare il Gran Consiglio in una sala cinematografica (il riferimento è alla proiezione in aula delle diapositive, ndr) e vedere che i servizi parlamentari si prestano a mostrare questo genere di slide, senza un preliminare confronto all’interno dell’Ufficio presidenziale». Matteo Quadranti, capogruppo del Plr e in tale veste anch’egli membro dell’Up: «Siamo contrari alla sospensione della seduta. L’Ufficio presidenziale ha esaminato la lettera (dell’Mps, ndr). La valutazione fatta dall’Up è stata seria e documentata».
La reazione dell’Mps non si è fatta attendere. Giuseppe Sergi ha quindi replicato a Quadranti: «Nessuno però ha finora letto la presa di posizione dell’Ufficio presidenziale, a parte i suoi membri». E dunque non si conoscono i motivi per i quali la richiesta di una decisione formale del Gran Consiglio sull’eventuale ricorso contro il verdetto del Consiglio della magistratura non è stata accolta. «Io sino ad oggi non ho visto questa valutazione seria e documentata. Come si fa allora a votare sulla sospensione senza disporre di tutte le carte, di tutti gli elementi? Questo modo di procedere – ha ammonito il granconsigliere del Movimento per il socialismo – è inaccettabile». Riferendosi a quanto capitato poco prima al collega Pronzini, Sergi ha aggiunto: «Così come è inaccettabile chiudere il microfono a un deputato». Davvero inaccettabile.