Ticino

Futuro di Lega e Udc, il Mattino: ‘Sì a una casa comune’

Il domenicale leghista prende posizione e da un lato ‘sfotte’ Chiesa, dall'altro gli dà ragione. ‘Corretto che ci si sieda a un tavolo e si parli del futuro’

E chissà
(Ti-Press)
30 agosto 2026
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Era atteso il ritorno dalla pausa estiva de ‘Il Mattino della domenica’, considerando quanto successo quest'estate. E la notizia c’è: il domenicale “che non è della Lega, ma vicino alla Lega” (op. cit) è perfettamente d'accordo con l'Udc: “Pensando al futuro, è corretto chiedersi se ha senso – alla luce dell'importante convergenza sui temi – che ad ogni appuntamento elettorale Lega e Udc replichino l’‘asilo Mariuccia’ su liste uniche, congiunzioni e tutto il resto. O se invece la collaborazione non andrebbe consolidata, nell'interesse dell'area”. E si spinge in là, parlando di ‘casa comune’ e facendo immaginare come una ‘federazione’ possa essere una via percorribile.

Siamo a pagina 3 dell'edizione del ‘Mattino’ di oggi, ma pare di leggere l'intervista al presidente ad interim dell'Udc Marco Chiesa appena nominato come successore del futuro consigliere di Stato Piero Marchesi. Anche perché i temi su cui si converge non sono pochi, e l'articolo firmato MDD (leggasi: i piani alti) li snocciola: “La difesa del ceto medio e delle Pmi; la tutela del lavoro e delle opportunità per i ticinesi; la sicurezza del territorio e dei cittadini; la riduzione della spesa pubblica, delle ingerenze statali e della burocrazia; una politica sociale incentrata sui reali bisogni dei ticinesi; un fisco leggero e la ferma opposizione a ogni aggravio fiscale; la difesa dell'indipendenza, della sovranità e della neutralità della Svizzera; il controllo dell'immigrazione; la lotta al ‘caos asilo’”.

‘L'area non può trascurare l'elettore silenzioso di centrodestra’

Insomma, mica poca roba. Appunto per questo, il ‘Mattino’ scrive che “l'area non può permettersi di trascurare un fattore determinante: l'elettore silenzioso di centrodestra. Quello che non è tesserato però condivide i temi sollevati da Lega, Udc e – mediaticamente – dal Mattino. E dunque vuole concretezza e risultati in linea con le promesse”. E quindi, “se però l'area politica che dovrebbe ottenere risultati in questi ambiti si ‘perde via’ in gare a chi fa la pipì più lontano, l'elettore silenzioso finisce col non votare del tutto. O col votare scheda senza intestazione”.

‘Chiesa ansia da prestazione’. Però...

Certo, in attesa di qualsiasi cosa possa succedere, è meglio mantenere stile e tradizione: la bacchettata a Chiesa arriva, eccome. Infatti, per il ‘Mattino’, “il neo presidente cantonale democentrista ad interim Marco Chiesa si è lasciato prendere dall'ansia da prestazione e ha rilasciato troppe interviste”. Vale a dire una per ogni media il giorno in cui è diventato presidente, nulla di trascendentale parrebbe. Viene smontato anche il tentativo di ‘take over’ della Lega da parte dell'Udc, di cui si vocifera qua e là: “Non c’è nessuno che immagina di fagocitare qualcun altro. I rapporti di forza tra le due formazioni politiche bastano da soli a tagliare fuori un simile scenario”. E la bandiera leghista garrisce al vento.

Però si torna al però di prima, cioè al contendere: “Se si vuole che l'area di centrodestra cresca, se non si vuole lasciare questo cantone in mano alla partitocrazia che l'ha conciato da sbatter via, è corretto che Lega e Udc si siedano a un tavolo. Con l'obiettivo di costruire una ‘casa comune’ del centrodestra ticinese, che valorizzi e rispetti le peculiarità, le sensibilità, l'identità e la storia di chi ne farà eventualmente parte. Una ‘casa comune’ che possa federare Lega e Udc, ma aperta a tutti i cittadini ticinesi che si riconoscono nell'area di riferimento”.

All'interno tutti d'accordo. Vero...?

Ovvio, “un percorso del genere non si compie in pochi mesi: è palese che l'orizzonte temporale non può essere quindi quello delle prossime elezioni cantonali”. Quello che potrebbe avvenire, secondo il “Mattino” è “un passo coraggioso, orientato al futuro, che mette al centro i cittadini e i temi. Un passo che la partitocrazia e i suoi media di regime vedono come il fumo negli occhi. Pertanto tenteranno di farlo fallire in ogni modo”. Dando per scontato, quindi, che se la grande operazione non vedrà la luce sarà per la “partitocrazia”, non per eventuali mal di pancia interni. Ah, saperlo.

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