L'associazione d'area del Plr auspica che, non solo su ambiente, energia ed economia, il Consiglio di Stato riveda la distribuzione dei dossier

Indipendentemente da chi comporrà il prossimo Consiglio di Stato e da chi dirigerà il Dipartimento del territorio, all'inizio della prossima legislatura il governo dovrà “avere il coraggio di ripensare la propria organizzazione, partendo da una prospettiva ambientale, energetica, territoriale ma anche economica e finanziaria”. A esserne convinta è Libertà, energia, ambiente (Lea), l'associazione d'area del Plr che, con una nota diffusa alla stampa, sottolinea come il Ticino oggi affronti sfide sempre più interconnesse: “Transizione energetica, tutela dell'ambiente, pianificazione del territorio, mobilità, cambiamenti climatici, sviluppo sostenibile, competitività economica e sostenibilità delle finanze pubbliche. Temi che richiedono una visione coordinata, capace di coniugare crescita, innovazione e rigore nella gestione delle risorse dello Stato”.
Nonostante questo, le competenze sono ancora frammentate, scrive Lea. L'energia “in gran parte è attribuita al Dipartimento delle finanze e dell'economia, mentre ambiente e territorio fanno capo al Dipartimento del territorio. Una suddivisione che rischia di rendere più difficile sviluppare una strategia coerente proprio su dossier che oggi sono profondamente collegati”. Sicuramente non ha aiutato il cosiddetto ‘arrocchino’, scrive Lea: “A conferma di queste difficoltà, anche il recente riassetto delle competenze tra il Dipartimento del territorio e quello delle istituzioni non sembra aver contribuito a rendere l'azione dello Stato più chiara, coordinata ed efficace”.
Eppure gli esempi non mancano, par di capire. Infatti, “a livello federale il Dipartimento federale dell'ambiente, dei trasporti, dell'energia e delle comunicazioni (Datec) riunisce sotto un'unica direzione politica temi strettamente connessi. Anche altri Cantoni hanno scelto di seguire questa impostazione: Neuchâtel, ad esempio, accorpa territorio, ambiente ed energia all'interno dello stesso dipartimento”. Quindi, rimarca l'associazione liberale radicale, “non si tratta di aumentare la burocrazia né di creare nuovi dipartimenti, ma di distribuire le competenze in modo più coerente, così da favorire decisioni più rapide, una maggiore visione strategica e una migliore capacità di affrontare le sfide del futuro”.
Anche se, si continua a leggere nel testo, “questa riflessione non dovrebbe però fermarsi ai temi ambientali. Anche altri accorpamenti meritano di essere analizzati senza pregiudizi. Pensiamo, ad esempio, all'attuale Dipartimento delle finanze e dell'economia: la gestione delle finanze pubbliche richiede rigore, controllo della spesa e sostenibilità dei conti; la politica economica, invece, è chiamata a promuovere crescita, innovazione, attrattività e sviluppo del tessuto produttivo”. Ebbene, per Lea “l'economia non è soltanto gestione dei conti, ma soprattutto capacità di immaginare il Ticino di domani in chiave progressista. Economia significa visione, innovazione, fiducia nel futuro e coraggio di investire in progetti che vadano oltre il ciclo elettorale, costruendo prosperità e qualità di vita per le prossime generazioni”.
A fronte di tutte queste considerazioni, ecco quindi l'invito ad avviare, all'inizio della prossima legislatura, “una riflessione istituzionale sulla struttura del Consiglio di Stato. Prima ancora di discutere chi guiderà il governo e quale dipartimento, dovremmo infatti chiederci se il Consiglio di Stato stesso sia ancora organizzato nel modo migliore per affrontare le sfide dei prossimi decenni. Perché un Ticino moderno ha bisogno non solo di idee nuove, ma anche di istituzioni capaci di evolversi”.