Fondato da due ex giornalisti e un grafico, pubblica online senza pubblicità né abbonamenti e vive di donazioni
Nel paesaggio mediatico ticinese Naufraghi/e rivendica una posizione atipica. Fondato da tre pensionati provenienti dal mondo del giornalismo e della grafica, questo media online opera senza pubblicità né abbonamenti e punta su un'ampia libertà editoriale.
Il suo nome, Naufraghi/e, la dice già lunga sulla linea editoriale. "Il senso ci sembra chiaro, ma il nostro naufragio è metaforico. Si tratta di un naufragio mentale, non di una condizione di vita o di morte", spiega a Keystone-ATS Mario Conforti, membro della redazione, che risponde all'intervista con un tono di umorismo nero.
Il progetto si basa su una struttura molto ridotta. La "redazione" è composta da tre persone, due giornalisti professionisti e un grafico, tutti pensionati. Il caporedattore Aldo Sofia ha diretto il Telegiornale e programmi d'informazione in seno alla RSI, mentre il suo collega Mario Conforti fa parte dei pionieri dell'informazione online della RSI. Il grafico Franco Cavani è anche autore delle illustrazioni di Naufraghi/e. L'età media del gruppo è di 77,4 anni.
Il media si avvale inoltre di una rete di collaboratori esterni. Alcuni ex colleghi scrivono volontariamente, mentre altri, più giovani o basati all'estero, vengono remunerati al pezzo. "Nessuno lavora a tempo pieno sul progetto", precisa Conforti, aggiungendo che i collaboratori esercitano spesso altre attività, nel settore del giornalismo ma anche in ambiti come il diritto, l'insegnamento, la ricerca o le ONG.
Il progetto, nato nel 2021, è stato costruito senza modello economico tradizionale. "Non ci consideriamo un nuovo media. Forse siamo piuttosto un vecchio media che tenta di sopravvivere", riassume, evocando la nascita di Naufraghi/e "per necessità", in un paesaggio mediatico considerato impoverito nella Svizzera italiana.
Basato a Lugano, Naufraghi/e funziona principalmente online, gli incontri di persona sono rari. Il media non si basa né sulla pubblicità né sugli abbonamenti, ma dipende principalmente dalle donazioni e dai contributi occasionali. "A volte delle brave persone gettano sulla nostra zattera un po' d'acqua e del cibo", osserva con ironia Conforti, descrivendo un'organizzazione volutamente semplice ma fragile.
Sul piano editoriale, Naufraghi/e rivendica una grande libertà di espressione e di scelta. "Tutti quelli che non fanno vendere, a meno che un buon titolo non riesca a salvarli", spiega. Il media afferma così di tenersi alla larga dalle logiche commerciali e dagli indicatori di audience.
Questa indipendenza si traduce anche nel funzionamento interno. "Possiamo anche ignorare i business plan, gli obiettivi, il pubblico o il ritorno sull'investimento", sintetizza Conforti. "Chi vuole scrivere, scrive. Chi vuole leggere, legge."
Il collettivo descrive la sua organizzazione con autoderisione. "La nostra redazione sta affondando da tutte le parti, non abbiamo giubbotti di salvataggio", afferma, aggiungendo uno slogan della redazione: "La prima condizione per salvarsi da un naufragio non è saper nuotare, ma voler salvarsi".
In questo sistema basato sull'intraprendenza, i contributi esterni rivestono un ruolo centrale. I ricavi, quando ce ne sono, vengono ridistribuiti ai collaboratori, dopo essere stati in parte trattenuti per mantenere l'attività. "Tratteniamo solo quanto basta per rattoppare la tela che ci serve da vela", riassume il giornalista.
Riguardo al loro posto nel paesaggio mediatico svizzero, esso viene considerato marginale. "Abbiamo l'impressione di far parte della società incivile", afferma Conforti. "Sfidiamo chiunque a restare a galla per cinque anni su tre assi e un bidone bucato", aggiunge.
Sul loro futuro, il tono rimane scettico. "Non ne vediamo nessuno. A lungo termine, saremo tutti un algoritmo", conclude.