Ticino

Pedagogia speciale, la spesa del Cantone è coerente con i bisogni

Lo attesta uno studio della Zhaw di Zurigo illustrato dalla direttrice del Decs Marina Carobbio: ‘Aumentano le complessità che la scuola deve gestire’

I binari sono quelli giusti
(Ti-Press)
22 giugno 2026
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Tutto quello che il Canton Ticino spende per la pedagogia speciale è coerente con i bisogni. È emerso oggi nella tradizionale conferenza stampa di fine anno scolastico quando, sul finire, la direttrice del Dipartimento educazione, cultura e sport Marina Carobbio ha informato che «recentemente, abbiamo potuto beneficiare di un’analisi della Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften (Zhaw). Dallo studio emerge che l’evoluzione dei costi della pedagogia speciale in Ticino è legata ai cambiamenti sociali e strutturali avvenuti nel sistema scolastico negli ultimi anni. Si tratta dell’effetto di un adattamento progressivo ai bisogni educativi emergenti e all’evoluzione del quadro normativo». In questo contesto, secondo lo studio citato da Carobbio, un elemento centrale «è l’aumento della complessità delle situazioni riconducibili alla società odierna, in Ticino come altrove, che la scuola è chiamata a gestire: difficoltà di apprendimento, fragilità socio-emotive, situazioni familiari complesse, bisogni legati all’alto potenziale cognitivo... Non è tra l’altro da sottovalutare l’esposizione intensa e precoce agli schermi, cui sembrerebbero essere associati in determinati casi ritardi dello sviluppo, difficoltà attentive, problemi socio-comunicativi, alterazioni dell’interazione precoce». Parallelamente, ad ogni modo, «è migliorata la capacità di individuazione precoce e di attivazione di misure adeguate».

In conferenza stampa, sempre a tema inclusione, sono stati mostrati pure i risultati di una ricerca condotta da parte del Centro competenze innovazione e ricerca sui sistemi educativi (Cirse) della Supsi nel corso di due anni scolastici sulle classi inclusive della scuola elementare ticinese. Lo studio – illustrato da Emanuele Berger, direttore della Divisione della scuola – ha coinvolto tutte le classi inclusive del secondo ciclo e un gruppo di classi non inclusive. «Dagli approfondimenti è risultato che la presenza nelle classi inclusive di allievi e allieve con bisogni educativi particolari non penalizza gli apprendimenti dei compagni e delle compagne. In italiano e matematica non emergono infatti differenze significative rispetto alle classi non inclusive. In alcuni casi, in particolare in matematica in quinta elementare, sono stati osservati risultati persino migliori nelle classi inclusive. La ricerca evidenzia inoltre che il modello non produce effetti negativi sul senso di autoefficacia degli insegnanti».

È infine stato presentato quanto svolto dal Tavolo di lavoro sulle neurodiversità, istituito nell’anno scolastico 2022-2023. Nato inizialmente su spunto di un atto parlamentare di Giorgio Fonio e Fiorenzo Dadò (Centro) per approfondire il tema del Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (Adhd), ha successivamente esteso i lavori ad altre modalità di funzionamento, tra cui l’alto potenziale cognitivo. Il Tavolo di lavoro, si ricorda in una nota, ha riunito rappresentanti della scuola, del mondo medico e specialistico e delle associazioni attive a sostegno delle famiglie, favorendo un confronto costruttivo tra competenze ed esperienze differenti.

Mattia Mengoni, capo della Sezione della pedagogia speciale, ha spiegato che il lavoro svolto ha permesso di elaborare un quadro di riferimento pedagogico dedicato alle cosiddette neurodivergenze. «Con questo termine – ha precisato Mengoni – si fa riferimento alla naturale varietà dei modi in cui le persone apprendono, si concentrano, elaborano le informazioni, comunicano e partecipano alla vita scolastica. Ogni allievo presenta caratteristiche individuali che influenzano il proprio percorso di apprendimento. In alcuni casi, determinate modalità di funzionamento possono tuttavia generare difficoltà concrete nel contesto scolastico e richiedere attenzioni pedagogiche specifiche». Rientrano in questo ambito i disturbi specifici dell’apprendimento, come la dislessia o la discalculia, l’Adhd, ma anche situazioni legate all’alto potenziale cognitivo. «La stessa caratteristica individuale – evidenzia Mengoni – può tradursi in bisogni differenti a seconda delle modalità didattiche adottate, dell’organizzazione della scuola e delle opportunità di sostegno disponibili. Per questo motivo, due allievi con profili simili possono necessitare di misure diverse, mentre non tutte le diagnosi comportano automaticamente l’attivazione di interventi specifici». Su queste basi “è stata aggiornata la direttiva cantonale che disciplina l’attribuzione delle misure compensative e dispensative. Ampliando il campo di applicazione, chiarisce le modalità con cui possono essere adottati strumenti e accorgimenti destinati a garantire un accesso equo agli apprendimenti, quali l’utilizzo di strumenti tecnologici di supporto, l’attribuzione di ‘tempi supplementari’ per lo svolgimento di prove o l’attivazione di altre modalità organizzative che consentono all’allievo di dimostrare le proprie competenze”.

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