Presentata una mozione interpartitica sulla sospensione (totale o parziale) dei ristorni

Continua a far discutere la cosiddetta ‘tassa sulla salute’ e la sua possibile, e da taluni considerata certa, violazione dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri tra Italia e Svizzera. Il balzello – che il parlamento italiano ha approvato ma che non è ancora entrato in vigore nelle regioni di frontiera e che chiamerebbe alla cassa i ‘vecchi’ frontalieri – stando a quanto emerso dalla perizia commissionata dal governo ticinese al professor Pascal Hinny, ordinario della cattedra di diritto tributario all’Università di Friborgo, non sarebbe infatti una tassa, ma un’imposta. Questo è quanto era stato comunicato a inizio mese dal Consiglio di Stato. A tornare alla carica, rilevando una possibile incompatibilità della tassa anche con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra Svizzera e Unione europea (Alc), ci pensa ora la deputata del Plr Cristina Maderni con una mozione interpartitica, firmata anche da esponenti di Centro e Lega.
“La misura, considerata nel suo complesso – osserva quindi Maderni–, non si limita a introdurre un prelievo fiscale supplementare, ma combina una penalizzazione economica dei frontalieri con un incentivo economico interno destinato a incidere sulle dinamiche del mercato del lavoro transfrontaliero”. Un effetto che, aggiunge, “solleva seri dubbi di compatibilità con i principi di non discriminazione e di libera circolazione garantiti dall’Alc, tanto più in assenza di un nesso diretto e proporzionato tra il contributo richiesto ai frontalieri e specifici benefici individualmente ricevuti”.
Ciò premesso, l’atto parlamentare – che fa perno su una precedente mozione dai contenuti analoghi – sollecita il governo a darvi seguito in particolare per quanto concerne la sospensione totale o parziale del riversamento all’Italia della quota dell’imposta alla fonte prelevata ai frontalieri, facendo valere la possibile violazione dell’articolo 9 dell’Accordo sui frontalieri che, evidenzia Maderni, “prevede chiaramente che i cosiddetti ‘vecchi frontalieri’ siano imponibili esclusivamente nello Stato in cui esercitano l’attività lavorativa, ossia in Svizzera”. I mozionanti chiedono inoltre al Consiglio di Stato di “attivarsi, tramite le competenti autorità federali, affinché venga formalmente valutata anche la compatibilità della tassa con l’Alc”, di “promuovere presso la Confederazione e le autorità italiane le necessarie iniziative diplomatiche e istituzionali volte a chiarire e contestare, se del caso, i profili di incompatibilità della misura con i principi di libera circolazione e di non discriminazione”, nonché di “informare il Gran Consiglio sugli sviluppi delle verifiche giuridiche e diplomatiche concernenti tanto l’accordo fiscale sui frontalieri quanto il rispetto dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone”. RED