Ticino

Il cardioband è stato utilizzato anche in Ticino, senza complicazione

Il dispositivo medico al centro dello scandalo all'Ospedale universitario di Zurigo è stato impiantato anche a tre pazienti del Cardiocentro

All’epoca non faceva ancora parte dell’Eoc
(Ti-Press)
11 maggio 2026
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Tre pazienti del Cardiocentro Ticino sono stati trattati, tra il settembre 2016 e il maggio 2017, con il dispositivo Cardioband. Lo fa sapere l’Ente ospedaliero cantonale dopo che proprio il dispositivo Cardioband è finito al centro della vicenda dei morti in eccesso all’Ospedale universitario di Zurigo. “Gli impianti sono stati eseguiti in un periodo in cui il dispositivo risultava regolarmente autorizzato e approvato, dal 2015, sia a livello europeo (marchio Ce) sia dalle autorità competenti svizzere (Swissmedic), quindi senza restrizioni particolari all’impiego clinico”, scrive l’Eoc in una nota stampa nella quale ricorda anche come all’epoca dei fatti il Cardiocentro Ticino non facesse ancora parte dell’Ente ospedaliero cantonale.

Tornando ai tre pazienti curati in Ticino. Dal punto di vista medico, in un caso il trattamento ha portato a un ottimo risultato. In un secondo caso, fa sapere sempre l’Eoc, il paziente ha successivamente necessitato un nuovo trattamento valvolare. Nel terzo caso, “caratterizzato da una situazione clinica già molto avanzata”, non si è osservato un beneficio significativo. “Non si sono tuttavia registrate complicanze legate alla procedura e gli interventi si sono svolti regolarmente sotto il profilo tecnico e sanitario” sottolinea l’Ente. “Durante gli impianti il team clinico è stato inoltre affiancato dagli specialisti tecnici della ditta produttrice e dagli esperti per il supporto imaging, secondo la pratica prevista per procedure innovative e altamente specialistiche. Dal maggio 2017 il dispositivo non è più stato utilizzato presso il Cardiocentro Ticino. Successivamente, nel 2018, il device è stato ritirato dal mercato”.

Cosa è successo a Zurigo

L’Ospedale regionale di Zurigo ha riconosciuto che tra il 2016 e il 2020 ci sono state gravi mancanze e decessi inaspettati nella clinica di cardiochirurgia guidata all’epoca dal chirurgo italiano Francesco Maisano. I fatti sono emersi grazie a un’indagine indipendente. La commissione d’inchiesta ha esaminato 307 decessi ed è arrivata alla conclusione che si è registrata una sovramortalità statistica di 68-74 casi a fronte di 4’500 interventi. Sono già stati identificati undici decessi inattesi e tredici casi di uso improprio di dispositivi medici, che il nosocomio ha già provveduto a segnalare alla procura. Secondo il rapporto, le cause dei malfunzionamenti risiedono in un fallimento totale della leadership.

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