L'Associazione ticinese lavoro sociale critica la partecipazione dei pazienti alle cure a domicilio e aderisce alla manifestazione del 18 aprile

Fino a 450 franchi al mese da versare per la partecipazione alle cure a domicilio. È preoccupata Atlas, l'associazione ticinese lavoro sociale, per la nuova spesa che dal 1° aprile sono chiamati a sostenere i pazienti che necessitano di queste prestazioni. Una misura, la partecipazione ai costi, votata dal Gran Consiglio con il Preventivo 2026 e applicata dal Consiglio di Stato: 50 centesimi ogni 5 minuti di prestazione per un massimo di 15 franchi al giorno. “La decisione del governo di ignorare gli appelli delle organizzazioni del settore, delle parti sociali del cantone e di 20’000 cittadini è preoccupante sia in quanto incrinamento del discorso democratico che di benessere e cura della popolazione tutta”, scrive l’Atlas che ha deciso di aderire alla manifestazione del 18 aprile alle 15 in piazza Collegiata a Bellinzona. Manifestazione durante la quale verrà chiesto al parlamento (che si riunisce il giorno dopo) di tornare rapidamente sui suoi passi e cancellare la partecipazione dei pazienti ai costi.
“Le cure a domicilio, oltre a rappresentare una necessità sanitaria per molti, sono anche un fondamentale sostegno ai diritti dei pazienti e dei familiari curanti. Alcuni nostri soci – afferma l’associazione – lavorano presso servizi educativi e di sostegno sociale per persone che vivono a casa propria, persone che hanno espresso questa necessità e questo loro diritto. Per queste persone le cure a domicilio infermieristiche rappresentano un importante sostegno che permette loro una vita di qualità e il più possibile soddisfacente”.
Per Atlas c’è poi un altro problema: “Questa misura di risparmio crea così un doppio standard basato unicamente su criteri economici, chi si può permettere, in quanto economicamente avvantaggiato, il proprio diritto all’autodeterminazione e a una vita di qualità e soddisfacente, e chi invece, in quanto in difficoltà economiche, non se lo potrà permettere”.
Colpiti i pazienti, ma colpiti pure i loro familiari curanti. Secondo l’associazione la misura di risparmio non può che aumentare il, già elevato, rischio di problemi di salute mentale e fisica dei familiari curanti. “Questi ultimi si ritroveranno ancora di più a doversi (pre)occupare dei propri cari e quindi a fare ancora più fatica a conciliare lavoro, famiglia e tempo libero. Il governo sembra non vedere che si cerca di contenere i costi da una parte per poi farne emergere di altri, sia a livello sociale che economico, da un’altra”.