Ticino

‘Il bando per il nuovo direttore rischia di produrre un esito sbilanciato’

Formazione professionale, Speziali e Piezzi interpellano il Consiglio di Stato. ‘Sfavorito chi ha seguito proprio quel percorso di studi’

Concorso pubblicato il 24 marzo
(Ti-Press)
31 marzo 2026
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Un criterio, quello di possedere “un titolo universitario o di scuola universitaria professionale completo (bachelor + master o licenza)” che preclude la possibilità di dirigere la Sezione della scuola professionale proprio a chi quel percorso formativo l’ha frequentato da studente. Hanno deciso di interpellare il Consiglio di Stato i deputati del Plr Alessandro Speziali e Aron Piezzi sul criterio inserito nel bando di concorso aperto dal Dipartimento dell’educazione della cultura e dello sport lo scorso 24 marzo per la sostituzione di Paolo Colombo. “Il problema è che questo criterio, apparentemente neutro, rischia di produrre un esito strutturalmente sbilanciato”. Secondo Speziali e Piezzi “restringe in misura importante il bacino dei candidati provenienti dalla filiera professionale tradizionale su due fronti”. Il primo: “Coloro che si sono formati prima che il sistema Sup conoscesse l’attuale architettura bachelor-master, proprio quella generazione che oggi concentra spesso esperienza, autorevolezza e maturità dirigenziale, sono penalizzati da un requisito formale che, per ragioni storiche, non era nemmeno accessibile lungo il loro percorso. Pretendere oggi quel titolo senza alcuna clausola di equivalenza – si legge nell’atto parlamentare – significa quindi ignorare il fatto che, per un’intera leva di professionisti formatisi in precedenza, tale possibilità semplicemente non esisteva”. Il secondo fattore citato dai due deputati: coloro che hanno seguito percorsi di formazione professionale terziaria – ovvero Scuole Specializzate Superiori, esami federali – e rappresentano un’ampia porzione del mondo della formazione professionale superiore, nonché esempi concreti della formazione duale, rischiano di essere esclusi a priori da tale requisito.

Speziali e Piezzi non ci girano intorno: “La contraddizione politica è evidente. Da un lato si proclama la pari dignità della formazione professionale, se ne esaltano i meriti, se ne invoca il rafforzamento. Dall’altro, quando si tratta di scegliere la figura chiamata a dirigerla, si adotta una formulazione che rischia di scoraggiare o escludere proprio chi quel mondo lo conosce dall’interno. Non si tratta di abbassare gli standard. Si tratta – affermano i granconsiglieri – di chiedersi se il Cantone voglia davvero premiare competenze, esperienza e conoscenza del settore, oppure se continui a considerare pienamente legittimi solo i percorsi che ricalcano un modello accademico tradizionale”. E quindi un richiamo al Decs: “In una fase in cui le procedure di nomina nel Dipartimento sono oggetto di particolare attenzione pubblica, la costruzione dei requisiti di accesso dovrebbe essere non solo formalmente corretta, ma anche inattaccabile sul piano della coerenza istituzionale e della credibilità politica”.

Al Consiglio di Stato, attraverso dieci domande, viene quindi chiesto come si è arrivati a questo bando e se si è tenuto conto che avrebbe sfavorito chi ha seguito un percorso duale. “Il governo – chiedono Speziali e Piezzi – intende modificare il bando attualmente pubblicato? Inoltre, come mai per una posizione dirigente così importante è previsto un concorso aperto per soli 14 giorni?”.