Il Consiglio della magistratura chiedeva la laurea in diritto. Varata la riforma: riduzione delle giudicature (da 38 a 11). Parola al Gran Consiglio

Il giudice di pace non dovrà essere necessariamente un giurista. Il Consiglio di Stato ha infatti deciso di mantenere la natura laica dell’unico magistrato in Ticino a essere eletto dal popolo. Una decisione presa nell’ambito del progetto di riforma della ‘Giustizia di pace’: il relativo messaggio all’indirizzo del parlamento è stato varato nella seduta governativa di mercoledì.
Figura esistente dal 1803, il giudice di pace si pronuncia, cercando di conciliare, sulle controversie patrimoniali fino a un valore di 5mila franchi. Importo che il Consiglio di Stato, anche in questo caso, non ha cambiato. Tra “i punti cardine” della riforma prospettata, spiega il governo, “vi sono la chiarificazione dello statuto del giudice di pace, basata sul modello del giudice di pace attivo a tempo parziale a titolo accessorio, fissando nella legge il rispettivo salario, alla stregua dei magistrati dell’ordinamento giudiziario e superando l’attuale sistema retributivo che prevede l’incasso da parte del giudice di pace delle tasse e spese di giustizia”. Ma soprattutto l’Esecutivo propone un’importante riduzione del numero delle giudicature di pace, e questo per un “maggior equilibrio lavorativo” per i giudici, così da garantire al singolo magistrato un numero adeguato di incarti da trattare. Dalle attuali trentotto giudicature di pace presenti in ogni circolo del Cantone si passerebbe a undici, nelle quali “opereranno venticinque giudici di pace che tratteranno in media circa trecento incarti ciascuno all’anno”.
La riforma della ‘Giustizia di pace’ si inserisce “nelle riforme settoriali dell’ordinamento giudiziario cantonale, volte a garantire il buon funzionamento della giustizia a beneficio della cittadinanza”, evidenzia il Consiglio di Stato. “L’adeguamento dello storico istituto del giudice di pace si rende necessario – aggiunge il governo – alla luce dell’evoluzione del quadro normativo e delle trasformazioni intervenute nella società ticinese: l’attuale assetto, pur avendo garantito per decenni un servizio importante e capillare, evidenzia oggi limiti strutturali e funzionali che richiedono un intervento legislativo mirato in concomitanza con la scadenza del periodo di elezione decennale al 31 maggio 2029, volto a mantenerne la piena operatività nel contesto contemporaneo”. La riforma messa a punto dal Consiglio di Stato “mira a conseguire un modello di giustizia di prossimità moderno, efficiente, maggiormente professionale e in equilibrio complessivo con il sistema giudiziario cantonale, in grado di rispondere alle esigenze attuali e future della popolazione, assicurando nel contempo la continuità di un servizio pubblico radicato nella tradizione istituzionale del Cantone”.
Tradizione che “proprio per la sua importanza viene mantenuta, confermando la natura laica della figura eletta con votazione popolare”, annota il governo. Nel Rendiconto 2024 il Consiglio della magistratura era stato però piuttosto chiaro al riguardo: “La soluzione più conforme ai principi costituzionali e alla Cedu (la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ndr) sarebbe quella di stravolgere quanto sino ad ora fatto e introdurre il requisito del titolo di studio in diritto per ogni giudice di pace e supplente”. Il governo ha invece optato per lo statu quo. E se il Gran Consiglio seguirà l’Esecutivo, in Ticino i giudici di pace potranno essere anche dei non giuristi, come ora. In altre parole, non necessariamente dovranno essere in possesso di una laurea in diritto. Tuttavia, puntualizza il Consiglio di Stato, “saranno tenuti a seguire una formazione di base giuridica e organizzativa, e continua” promossa dallo Stato. Il quale “continuerà ad assicurare un adeguato sostegno giuridico e organizzativo per l’esercizio della loro funzione”.
Una funzione, quella svolta dal giudice di pace, “essenziale di giustizia di prossimità”, si sottolinea nel messaggio governativo. Il giudice di pace garantisce “una gestione efficace, in tempi contenuti, delle controversie di modesta entità”, contribuendo ad “alleggerire” il carico delle Preture. Osserva ancora il governo: “Considerando i dati annuali di attività, si rileva l’apertura media di oltre 7'000 incarti annui complessivi, oltre al fatto che buona parte delle procedure si conclude con la riuscita dell’esperimento di conciliazione nonché con lo stralcio della causa o con l’accettazione della proposta di giudizio”.