L'iniziaitva per disinnescare la revisione necessaria raccoglie l'approvazione del parlamento, il tema sarà alle urne il 14 giugno per il giudizio finale

Sulla neutralizzazione della revisione delle stime immobiliari l’ultima parola spetta ora al popolo, che il 14 giugno sarà chiamato a dire la sua sull’iniziativa popolare costituzionale ‘Sì alla neutralizzazione dell’aumento dei valori di stima’ promossa da esponenti di Udc, Lega, Plr e Centro. Intanto, il concetto alla base dell’iniziativa – fare in modo che l'obbligatorio adeguamento generale verso l’alto delle stime immobiliari non si traduca automaticamente e nel complesso in un aumento del carico fiscale o in una riduzione delle prestazioni sociali – ha raccolto il sostegno del Gran Consiglio (56 favorevoli, 23 contrari) che ha pure dato luce verde a due mozioni analoghe di Paolo Caroni (Centro).
Già, perché sul fatto che le stime immobiliari vadano aumentate a mettere le cose in chiaro è il Tribunale federale. Un verdetto pronunciato a suo tempo dall’alta Corte obbliga infatti ad avere stime pari almeno al 70 per cento del valore di mercato e in Ticino, al momento, sono intorno al 55. La revisione quindi andrà fatta e l’orizzonte è il 2035. Questo perché con il Preventivo 2026 si è deciso di fare una revisione parziale (+15%) e rinviare quella generale.
Nel mezzo, come detto, l’iniziativa popolare che chiede di scongiurare una “stangata” il cui impatto se le stime venissero allineate ai valori di mercato sarebbe di 431 milioni di franchi l’anno tra maggiori imposte e minori sussidi. 229 milioni a carico del Cantone e 202 sulle spalle dei Comuni. Secondo il 4x4 formato da Udc, Plr, Centro e Lega è quindi necessario che un adattamento tecnico, la revisione dei valori di stima appunto, non si trasformi in un modo per fare cassa ai danni dei proprietari di casa. La proposta è di inserire nella Costituzione l'articolo secondo cui “La revisione generale ricorrente dei valori di stima immobiliare non può comportare nel complesso un aumento automatico del gettito dei tributi pubblici, né una riduzione automatica delle prestazioni, degli aiuti e dei sussidi erogati nell’ambito del perseguimento degli obiettivi sociali”. Il principio che si vuole inserire quindi è chiaro: fare la revisione delle stime, ma trovare il modo di renderla neutra. Come farlo verrebbe discusso successivamente, ovvero quando si renderà necessario rivedere le stime, e a discuterne sarà il parlamento.
Chi si oppone a questa iniziativa, ovvero la sinistra, rimarca invece il fatto che il livello del valore ufficiale delle stime immobiliari ticinesi è “scandalosamente basso”, e la politica cantonale abbia “ritrosia o difficoltà ad affrontarlo”. Non solo, secondo socialisti ed ecologisti già oggi il Gran Consiglio ha la facoltà di esprimersi su tutte le leggi settoriali coinvolte da una modifica dei valori di stima. Detta altrimenti: la proposta, per Ps e Verdi, sarebbe inutile e ingannevole per il cittadino.
«Un’operazione di questa portata, con oltre 430 milioni di franchi in ballo, non può essere solo un argomento tecnico. Deve essere la politica a decidere», sostiene Paolo Caroni (Centro) che oltre alle due mozioni è pure correlatore del rapporto di maggioranza favorevole all'iniziativa. «Serve quindi prevenire questo rischio ma – avverte Caroni sollevando un altre punto centrale del dibattito – va fatto senza creare uno squilibrio tra chi non ha sostanza immobiliare e chi ha sostanza mobiliare. Visto che lo strumento per intervenire sono le aliquote non si deve creare una distorsione a carico di chi ha un immobile».
Il capogruppo dell’Udc Alain Bühler, pure lui correlatore, ricorda come «il tema delle stime immobiliari accompagna questo cantone da trent’anni. Non è un’invenzione nuova e qui nessuno mette in discussione la loro revisione. Quello che vogliamo è avere la garanzia che il loro aumento non si traduca automaticamente in maggiori tasse e meno sussidi. Anche perché il valore di stima del proprio immobile incide su molti aspetti, come le rette di casa anziani o i sussidi di cassa malati. Non stiamo quindi parlando di speculazione, ma di tutelare persone che hanno una casa e poca liquidità».
Sulla stessa lunghezza d’onda il terzo correlatore, Michele Guerra (Lega): «Vogliamo che si dia un messaggio chiaro alle persone sommerse da bollette e fatture. Un messaggio per rassicurare che un aggiornamento tecnico non si trasformerà in una stangata e nel mettere le mani nelle tasche dei cittadini». Insomma, «va scongiurato il fatto che la revisione si traduca in una tassa o nella riduzione di sussidi».
La vede diversamente, molto diversamente, il capogruppo socialista Ivo Durisch che ha redatto il rapporto di minoranza contrario all'iniziativa. «Il valore delle nostre stime ci tiene oggi in uno stato di illegalità e ingiustizia. L’aumento degli affitti minacciato dagli iniziativisti – aggiunge Durisch – non ci sarebbe, lo dice il codice delle obbligazioni. Quindi smettiamola di dire cose sbagliate». Altra frecciata al fronte borghese: «Sono stufo di sentir dire ‘mettere le mani nelle tasche dei cittadini’ visto che da decenni ci sono state sempre e solo diminuzioni di imposte». Ancora Durisch, «fate la vostra retorica citando le persone in difficoltà, quando in realtà chi aiutate con le vostre politiche sono tutt’altri». Ovvero, «i ricchi, che sono i veri beneficiari di questa iniziativa. Gli stessi che già ora festeggiano per il rinvio decennale della revisione generale». Aggiunge il capogruppo: «Gli strumenti per aiutare chi ha bisogno, ovvero i piccoli proprietari immobiliari, ci sono già».
Pure il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta sottolinea che «l'intento dell'iniziativa è evitare un automatismo, ovvero fare in modo che la revisione avvenga senza un dibattito e una decisione politica». Vitta ricorda però due aspetti importanti. Primo: con la revisione generale del 2035 il Consiglio di Stato presenterà un messaggio con all'interno un nuovo modello di calcolo «e non sarà una discussione secondaria». Secondo: sono in totale 32 le leggi settoriali toccate dai valori di stima, «la valutazione delle conseguenze della revisione sarà complessiva. Ci potranno essere quindi cittadini che ci guadagnano e cittadini che ci perdono».