Il Tf accoglie i ricorsi di fratello e sorella stranieri e rinvia la causa alla Sezione ticinese della popolazione perché rilasci il permesso di dimora

Ha respinto il ricorso della madre. Mentre ha accolto i ricorsi dei due figli, annullando pertanto la decisione del Tribunale cantonale amministrativo e rinviando l’incartamento alla Sezione della popolazione (Dipartimento istituzioni) “affinché rilasci” ai due giovani un permesso di dimora. Così il Tribunale federale, con tre distinte sentenze in materia di diritto degli stranieri pubblicate oggi.
I tre vivono in Ticino. In seguito al suo matrimonio con un cittadino italiano domiciliato, la madre dei due ragazzi, cittadina brasiliana, ha ottenuto nel 2006 un permesso di dimora Ue/Aels valido fino all’ottobre 2010. Dopo essersi separati nel settembre 2008 i coniugi si sono riconciliati a fine agosto 2011 e hanno ripreso la convivenza nel novembre dello stesso anno. Nel frattempo, nel dicembre 2009, fratello e sorella, figli di primo letto della donna, e pure loro cittadini brasiliani, sono giunti, ancora bambini, in Svizzera al beneficio di visti turistici. Nel settembre 2010 la madre ha chiesto il rilascio a loro favore di autorizzazioni di soggiorno. Nell’aprile 2012 tutti e tre hanno ottenuto un permesso di dimora a titolo di ricongiungimento familiare (la madre perché conviveva di nuovo con il marito, i figli per vivere con lei), valido fino all’ottobre 2015. La donna, che si era nuovamente separata dal marito nel febbraio 2013, ha divorziato nell’aprile 2015. Nell’ottobre di quell’anno madre e figli, con domande separate, hanno chiesto il rinnovo del permesso dimora. L’istanza è stata però respinta nel giugno 2019. Le tre decisioni negative della Sezione della popolazione sono state quindi impugnate davanti al Consiglio di Stato, che ha respinto i ricorsi della donna e dei ragazzi nel marzo 2022. Nulla da fare anche al Tribunale cantonale amministrativo, che con tre separate sentenze pronunciate nel giugno 2023 ha confermato quanto statuito dal governo e dunque dalla Sezione della popolazione. Madre e figli, patrocinati dagli avvocati Tommaso Manicone e Sonia Vanzini, hanno allora presentato ricorso al Tribunale federale.
Le tre sentenze dei giudici di Mon Repos, appena pubblicate, sono datate 28 gennaio. Il Tf come detto ha rigettato il ricorso della madre e accolto invece i ricorsi dei figli. Nelle sentenze concernenti i due giovani, Losanna accenna fra l’altro al loro percorso, tutto in Ticino, sia scolastico sia per quel riguarda la formazione professionale. Un percorso, evidenziano i giudici dell’Alta Corte federale, “portato a termine con successo”. Inoltre: non hanno beneficiato della pubblica assistenza, non hanno debiti e non hanno subìto condanne penali. Per il Tribunale federale, insomma, “sono date le condizioni per ammettere” che “l’integrazione” dei due giovani “è pienamente riuscita, sia dal profilo professionale che da quello sociale”. Non solo: “È indubbio che un ritorno in Patria avrebbe delle conseguenze non indifferenti che non appaiono giustificate da alcun interesse pubblico”. Rileva ancora il Tf: “Di conseguenza, contrariamente a quanto ritenuto nel giudizio impugnato (la sentenza del Tram)“, il ricorrente/la ricorrente “può appellarsi all’articolo 8 Cedu (la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ndr) dal profilo del diritto alla tutela della vita privata al fine di vedersi rilasciare un’autorizzazione di soggiorno”.