Ticino

Rsi, per la Federazione alpinistica ticinese 200 franchi non bastano

La Fat in una nota si schiera contro l'iniziativa in votazione l'8 marzo: ‘Significa indebolire le regioni periferiche e l'attenzione alla montagna’

La campagna è più che lanciata
(Ti-Press)
23 gennaio 2026
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Contro l'iniziativa popolare ‘200 franchi bastano’, in votazione popolare l'8 marzo e che mira ad abbassare sensibilmente il canone televisivo, la Federazione alpinistica ticinese (Fat) esprime la propria “ferma opposizione” in una nota inviata alla stampa.

“Le montagne – premette la Fat – non sono soltanto un patrimonio naturale: sono un tessuto vivo di comunità, tradizioni, sapere tecnico, volontariato, sicurezza, informazione e prevenzione. Per questo riteniamo che l’iniziativa, riducendo drasticamente le risorse destinate al servizio pubblico radiotelevisivo, rappresenti un rischio concreto per l’intero ecosistema montano del nostro cantone”.

La Rsi, si legge ancora nel testo, “ha sempre svolto un ruolo insostituibile nella valorizzazione del nostro territorio, rafforzando il legame tra comunità e ambiente alpino e sostenendo una cultura della montagna attenta e responsabile. Lo ha fatto attraverso reportage, informazione locale capillare, programmi culturali e serie documentaristiche che hanno dato voce a territori spesso marginalizzati, mostrando la complessità della vita alpina, le sue fragilità e l’impegno quotidiano di chi abita la montagna”. Insomma, la presenza mediatica del servizio pubblico “è uno strumento di coesione”. Senza dimenticare, annota la Fat, che “la montagna vive se se ne parla, se le sue problematiche – dallo spopolamento ai rischi naturali, dalla gestione delle acque alla manutenzione dei sentieri – trovano spazio in un servizio pubblico radicato nel territorio”.

Davanti a tutto ciò, “ridurre in modo massiccio le entrate della SSR significa indebolire i presìdi informativi nelle regioni periferiche, diminuire la produzione culturale dedicata alla montagna, ridurre la capacità di seguire temi cruciali come i cambiamenti climatici, la protezione della biodiversità, la formazione delle guide, la sicurezza alpina”. E in un cantone come il Ticino dove la montagna “è identità, luogo di vita e di lavoro, la diminuzione dell’offerta mediatica locale avrebbe ripercussioni immediate: significherebbe una minore visibilità per capanne e sentieri, una ridotta sensibilizzazione sui temi della sicurezza, un indebolimento dell’economia alpina che vive anche di promozione e narrazione, e infine una perdita di memoria e cultura, perché la montagna non è solo paesaggio, ma storia, dialetti, relazioni umane e passioni sportive”.

In definitiva, la Fat ritiene che “la Svizzera italiana abbia bisogno di più attenzione alla montagna, non di meno. Ha bisogno di un servizio pubblico in grado di accompagnare con continuità le trasformazioni del territorio, di dare spazio a chi vive e lavora nelle alte quote, di sostenere con competenza il dibattito politico e sociale sulle sfide future”.