Ticino

‘Il potenziamento di AlpTransit resti una priorità come da impegni presi’

È quanto chiede la Regio Insubrica dopo che lo studio del Politecnico di Zurigo non ha messo questo intervento tra quelli prioritari

Lettera per il consigliere federale Albert Rösti
(Ti-Press)
13 gennaio 2026
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C’è preoccupazione all’interno della Regio Insubrica – la comunità di lavoro costituita da Ticino, Lombardia e Piemonte – per il risultato del rapporto ‘Trasporti ’45’, ovvero la perizia realizzata dal Politecnico federale di Zurigo per stabilire, da un punto di vista scientifico, quali progetti di potenziamento dei trasporti siano più urgenti e necessari di altri. Una perizia che ha valutato sia opere autostradali che ferroviarie.

“Abbiamo preso atto con preoccupazione dei contenuti del rapporto di perizia ‘Trasporti ’45’, redatto dal Politecnico di Zurigo su mandato del Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (Datec), che serve a definire le priorità di investimento e di ampliamento delle strutture fino al 2045”. Questo perché, scrivono i membri dell’Ufficio presidenziale, “la perizia non prevede interventi di rilievo sull’infrastruttura ferroviaria in Ticino. Una simile esclusione – si legge nella presa di posizione – causerebbe importanti conseguenze negative per la stabilità dell’intero sistema, sia per la qualità dell’offerta del traffico passeggeri a lunga distanza e regionale transfrontaliero, sia di quello merci”.

Per questo motivo la comunità di lavoro Regio Insubrica ha deciso di scrivere al consigliere federale e direttore del Datec Albert Rösti. La decisione su quali opere rendere prioritarie spetta infatti in ultima battuta alla politica. La perizia, è stato ribadito più volte dal Consiglio federale, servirà infatti come documento di analisi, ma la decisione resta di competenza esclusivamente politica.

Proprio su questo insiste la Regio Insubrica, che ricorda anche la dichiarazione d’intenti firmata dalla Svizzera insieme all’Italia nel 2023 per impegnarsi nell’ampliamento dell’infrastruttura ferroviaria. “Un impegno a favore dell’infrastruttura ferroviaria, in particolare per quanto riguarda il potenziamento delle tratte di accesso meridionali ad AlpTransit, è stato nuovamente ribadito durante il recente incontro avvenuto a novembre tra il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti della Repubblica italiana Matteo Salvini e lo stesso Rösti”. Insomma, l’auspicio è chiaro: “Una pianificazione globale e integrata, che tenga conto della continuità geografica, sistemica e funzionale tra Italia e Svizzera per dare attuazione agli impegni assunti”.

Nel documento del Politecnico federale curato dal professore Ulrich Weidmann, per quanto riguarda il Ticino, viene invece data priorità a potenziamenti autostradali. Ovvero al collegamento A2-A13, con il collegamento fra Bellinzona e Locarno, e al PoLuMe, attraverso l'ampliamento dell’autostrada A2 tra Lugano e Mendrisio.

Ma come si è arrivati a questo rapporto? Nel novembre 2024 il popolo si era detto contrario a sei progetti di ampliamento autostradale. Un secco no che ha spinto il Consiglio federale a fare un passo indietro e rimettere in discussione la sua politica dei trasporti: non più ragionamenti a compartimenti stagni tra ferrovia e autostrada, ma una valutazione complessiva che tiene conto di dove è più urgente intervenire. Anche perché, e questo è un altro punto centrale, c’è la questione dei fondi a disposizione. In discussione a livello nazionale ci sono infatti 500 interventi per un totale di 112,7 miliardi di franchi. Un volume di investimenti suddiviso fra progetti autostradali (39,1 miliardi), ferroviari (62,2 miliardi) e d’agglomerato (11,4 miliardi). Per quanto riguarda invece la tempistica: entro la fine di gennaio il Datec consegnerà l’elenco di opere previste nella prima fase di sviluppo (2027-2031) che verranno messe in consultazione e accorpate in un unico progetto.