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14.07.2022 - 17:42
Aggiornamento: 19:34

Una consultazione tra i lavoratori ‘per lanciare il no a Avs 21’

Unia lancia la campagna contro la riforma dell’Avs alle urne il 25 settembre. Gargantini: ‘A rimetterci saranno soprattutto le donne’

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«Avs 21 avrà un impatto devastante sui lavoratori del ceto medio-basso e, soprattutto, sulle donne». È con questo avvertimento che il sindacato Unia ha lanciato la campagna in vista della votazione del 25 settembre, quando i cittadini svizzeri saranno chiamati a esprimersi sulla riforma dell’assicurazione per la vecchiaia che prevede, oltre all’innalzamento dell’imposta sul valore aggiunto (Iva), il pensionamento delle donne a 65 anni. E proprio su questo punto si concentrano i discorsi dei contrari: «Si risparmieranno sulle spalle delle lavoratrici quasi 7 miliardi di franchi, che significa un taglio delle rendite di circa 1’200 franchi all’anno a danno delle donne. Questo nonostante già oggi le loro pensioni sono inferiori di un terzo rispetto a quelle degli uomini» ha affermato Chiara Landi, responsabile del settore terziario di Unia durante un incontro con i media.

‘Una consultazione tra i salariati’

L’intenzione del sindacato è quella di mettere al centro della campagna i lavoratori. Con un’attenzione particolare rivolta a quelli del commercio e dell’industria, dove la percentuale femminile è più marcata. «Andremo da loro. Organizzeremo degli incontri e proporremo una consultazione simbolica», ha spiegato Landi. «Sottoporremo ai diretti interessati lo stesso quesito che sarà sulle schede di voto in settembre. A fine agosto faremo poi lo spoglio per vedere qual è l’umore tra gli impiegati». Ma perché non aspettare l’esito delle urne? «Tanti lavoratori non hanno diritto di voto, perché stranieri residenti o frontalieri» ha detto Landi. «Si tratta di persone che contribuiscono alle casse dell’Avs e che subiscono le conseguenze di questo cambiamento senza poter dire la loro», ha puntualizzato il responsabile del settore industria di Unia Vincenzo Cicero. «Vogliamo evidenziare i limiti del nostro sistema democratico mostrando questa contraddizione. Alcuni settori economici in Svizzera, penso ad esempio all’orologeria, sono costruiti sul presupposto che le donne possono essere pagate meno».

‘Il pensionamento anticipato diventa un miraggio’

A preoccupare il sindacato sono anche alcune espressioni contenute nel testo della riforma. «Si vuole introdurre un concetto di pensionamento flessibile. Siamo preoccupati quando sentiamo parlare di ‘età di riferimento’ o di incentivi per lavorare anche dopo i 65 anni», ha proseguito Cicero. «È triste quando alcuni partiti parlano di ancorare l’età di pensionamento alla prospettiva di vita. In futuro si deve poter lavorare di meno». Il riferimento dei sindacati è a quelle professioni ritenute usuranti per il fisico. «Dover fare un anno in più di lavoro, quando si ha passato una vita a faticare in fabbrica, è un grande sforzo. Non possiamo fare questa richiesta alle lavoratrici». Questo anche perché, sottolineano Landi e Cicero, «il pensionamento anticipato è un miraggio per i lavoratori di tanti settori e per le donne, che hanno stipendi più bassi. Si va sempre di più verso una separazione di classe, dove solo i borghesi potranno permettersi di andare prima in pensione».

‘Il nostro sguardo rivolto ai prossimi anni’

«Vogliamo fare una campagna che porti avanti un discorso chiaro. Per questo il coinvolgimento dei lavoratori è fondamentale», ha ribadito il segretario cantonale di Unia Giangiorgio Gargantini. «La destra di fronte ad alcune sconfitte alle urne presenta degli scenari catastrofici nel caso di un ‘no’. Noi però vogliamo mettere al primo posto i lavoratori». L’orizzonte, avverte il sindacalista, non si limita comunque alla votazione del 25 settembre. «Il nostro sguardo è rivolto ai prossimi 2 o 3 anni. Alcune saranno lotte per difendere i diritti, sempre più minacciati, altri invece progetti propositivi».

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