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03.07.2022 - 21:32

L’economia dei lavoretti da noi è ‘poco diffusa’

Lo rileva il Consiglio di Stato rispondendo a un’interrogazione di Sirica (Ps) in seguito al ‘caso Divoora’. Attesi approfondimenti a livello nazionale

"Generalmente, il lavoro su piattaforma in Svizzera (ma anche nell’Unione europea) rimane – per ora – un fenomeno complessivamente limitato". È quanto si legge nella risposta del Consiglio di Stato all’interrogazione di Fabrizio Sirica (Ps) dal titolo "La vertenza Divoora apre il vaso di pandora. L’‘economia dei lavoretti’ che attacca i diritti sociali", la quale prende spunto dalla recente vertenza che ha opposto l’azienda attiva nell’ambito del servizio per la consegna di pasti a domicilio ai sindacati Unia e Ocst.

Il governo, rispondendo alla domanda se abbia intenzione di far elaborare uno studio per analizzare la portata del fenomeno nell’economia ticinese, rende noto che a livello nazionale un modulo dedicato ai lavoratori delle piattaforme digitali è stato incluso per la prima volta nel 2019 nella ’Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera’. "I dati raccolti confermano che questi tipi di lavoro sono difficili da identificare e che si tratta di una forma di lavoro poco diffusa. Nel 2019, lo 0,4% della popolazione ha dichiarato di aver lavorato tramite piattaforme digitali nei 12 mesi precedenti l’indagine", ovvero di aver fornito un servizio avvalendosi di una piattaforma internet per collegarsi con i clienti, e in linea di principio anche per ottenere il pagamento.

‘Un’analisi circoscritta a livello cantonale risulterebbe sproporzionata’

Considerando la situazione in funzione dei campi d’attività, informa il governo, "si riscontra che lo 0,1% della popolazione ha fornito servizi di taxi e lo 0,3% altri servizi (programmazione, consegna di cibo, lavori di pulizia ecc.). Un po’ più spesso (0,6%) la popolazione ha dato in affitto un alloggio tramite piattaforme internet. Lo 0,8% della popolazione ha venduto attraverso tali canali merci raccolte, acquistate o prodotte espressamente a questo scopo". Lo studio statistico, rileva il Consiglio di Stato, sarà rinnovato nel corso del 2022, ma considerando "la dimensione limitata del fenomeno un’analisi circoscritta a livello cantonale risulterebbe sproporzionata".

In merito alle altre domande poste nell’interrogazione – legate tra le altre cose allo statuto del lavoratore (indipendente o dipendente), alla remunerazione del lavoro, al riconoscimento del tempo di attesa come tempo di lavoro – il Consiglio di Stato premette che "la digitalizzazione sta portando alla creazione di lavori atipici, che mettono in discussione la qualificazione del rapporto di lavoro, che è un prerequisito per l’applicazione del diritto del lavoro e delle assicurazioni sociali", e a tal proposito informa che "il Consiglio federale sta esaminando lo sviluppo delle forme atipiche di lavoro in diversi rapporti". Per cui trattandosi di una tematica "di rilevanza nazionale e non cantonale" ritiene opportuno "attendere l’esito degli approfondimenti in corso da parte della Confederazione, gli sviluppi della giurisprudenza federale e della dottrina prima di prendere posizione in merito alle ripercussioni del lavoro su piattaforma sul mercato del lavoro e, in particolare, sul sistema di sicurezza sociale".

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