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28.06.2022 - 05:30
Aggiornamento: 08:24

‘Due milioni di franchi per proteggere gli allevamenti dal lupo’

Li chiede al Cantone una mozione di Gardenghi (Verdi), firmata anche dal Ps. Donati (Protezione dai grandi predatori): ‘Non servono soldi, ma meno lupi’

Un credito straordinario urgente di almeno due milioni di franchi per sostenere il settore dell’allevamento nell’adozione di misure che ne diminuiscono la vulnerabilità nei confronti del lupo, a lungo termine. È quanto chiede al Consiglio di Stato Cristina Gardenghi (Verdi), prima firmataria di una mozione sottoscritta da altri deputati del suo gruppo come pure da alcuni del Partito socialista.

Nell’attesa che la Confederazione metta a disposizione più risorse a questo proposito, "come previsto nell’ambito dell’attuale revisione della Legge sulla caccia e la protezione dei mammiferi e uccelli", si legge nell’atto parlamentare, i mozionanti chiedono la messa a disposizione di tale credito, rinnovabile, per attuare una serie di misure ben definite. Si va dall’assunzione di pastori aggiuntivi, alla costituzione di una squadra di consulenti adeguatamente formati "a pronta disposizione degli allevatori per fornire un aiuto concreto e operativo nell’ideazione e nell’implementazione di misure di protezione convenzionali e innovative adatte alle singole realtà e che possa dare un supporto immediato nel caso di predazioni subite". Nell’elenco si propone anche di utilizzare il credito per l’impiego di militi della Protezione civile allo scopo di aiutare gli allevatori a implementare le varie misure di protezione (come per esempio recintare le zone di pascolo), e per affrontare e risolvere in modo soddisfacente il nodo del "vago pascolo", sostenendo ad esempio laddove possibile un raggruppamento dei capi e una gestione controllata con cani da protezione e/o pastori. Altra misura evocata è il sostegno a progetti innovativi per la protezione del bestiame da reddito e metodi dissuasivi per il lupo, nonché per la previsione degli spostamenti dei grandi predatori e l’implementazione di un sistema d’allarme efficace. L’ultimo punto riguarda la promozione di iniziative di coinvolgimento attivo della popolazione nella sorveglianza degli alpeggi, citando come esempio il programma di eco-volontariato "Pastora Protect", recentemente presentato dall’organizzazione per la protezione degli alpeggi svizzeri.

Con queste proposte non viene negata la necessità di regolazione del grande predatore, "ormai accettata da tutti, anche dalle principali associazioni di protezione della natura", sottolineano i mozionanti. Ma considerando "l’impossibilità di arrestare totalmente la colonizzazione del territorio da parte del lupo", e l’importante ruolo che il lupo riveste "nella regolazione dell’ecosistema, anche a vantaggio dell’essere umano (si stima che la presenza del lupo permetta risparmi milionari solamente per quanto riguarda la gestione del bosco e la messa in sicurezza di abitati e infrastrutture)", i firmatari dell’atto parlamentare ritengono appunto necessario sostenere in modo più incisivo il settore dell’allevamento estensivo di montagna, anch’esso importante per la salvaguardia di paesaggio e biodiversità e per un approvvigionamento alimentare locale e sostenibile.

E un’interrogazione per ‘un approccio più trasparente e partecipativo’

Assieme alla mozione, viene presentata un’interrogazione dal titolo "Gestione cantonale dei grandi predatori: un approccio più trasparente e partecipativo è possibile?". Quale prima firmataria sempre Gardenghi, l’atto parlamentare è sottoscritto oltre che da altri deputati di Verdi e Ps, pure da alcuni di Plr, Ppd e Pc. Partendo dal presupposto che a seguito delle predazioni divenute più frequenti nel tempo, e che "a emergere in modo particolare sono il malessere e l’insofferenza di allevatrici e allevatori ticinesi dovuti certamente ai danni subiti, ma forse ancora di più dalla situazione di costante incertezza e tensione a cui sono costretti, senza probabilmente ricevere l’attenzione e le risposte di cui necessiterebbero da parte delle autorità", vengono poste diverse domande al governo cantonale. Tra queste, la possibilità di consultare i dati mensili e annuali sulla presenza del lupo e sulle predazioni "in maniera semplice e immediata" (per esempio tramite una pagina web che sintetizza questi dati sottoforma di grafici, tabelle o mappe). Si chiede inoltre se, in aggiunta all’attuale prassi per la popolazione di segnalare la presenza di lupi sul territorio contattando telefonicamente l’Ufficio caccia e pesca o i guardacaccia, "per aumentare l’efficacia del sistema di monitoraggio e di allerta" non si preveda la creazione di un’applicazione smartphone o un sito internet "anche per consentire agli allevatori di ricevere informazioni tempestive sullo stato di potenziale pericolo per le proprie greggi (sull’esempio del sistema implementato dal Canton Grigioni)".

Viene inoltre chiesto al Cantone in che modo coinvolge gli allevatori nella strategia di gestione dei grandi predatori, se intende organizzare momenti d’incontro e informazione regolari aperti al pubblico, e in generale come informa la popolazione e i turisti "sul lupo, il suo ritorno sul territorio e i comportamenti da adottare nei suoi confronti", ma in particolare per gli escursionisti anche nei confronti dei cani impiegati per la protezione delle greggi. Al governo si domanda anche se non abbia intenzione di promuovere iniziative simili a quelle proposte dall’Organizzazione per la protezione degli alpeggi svizzeri (Oppal) "che si basano sull’eco-volontariato o su proposte turistiche alternative" allo scopo di fornire un supporto concreto ad allevatrici e allevatori nella sorveglianza degli alpeggi.

‘I pastori non crescono sugli alberi’

Una proposta, quella di Gardenghi e gli altri firmatari, che non trova però l’approvazione di Armando Donati, presidente dell’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori. «È un’idea solo teorica, che non si può applicare nella pratica. L’ho già detto molte volte: non è con i soldi che si risolve il problema. Gli allevatori hanno bisogno di poter fare il proprio lavoro». Ma perché opporsi alla creazione di un fondo destinato ai pastori vittime di predazioni? «Perché non basta avere gli aiuti finanziari, bisogna anche avere i pastori! Mi spiego meglio: è facile trovare i soldi, meno lo è trovare gente che fa il pastore. La manodopera non si può creare come si crea il denaro, serve formazione, tempo e conoscenza del territorio». Nelle scorse settimane si è anche parlato di reclutare eco-volontari o, come afferma il testo presentato al governo, chiedere l’impiego della Protezione civile. «Ma il discorso è lo stesso. Non è gente che conosce il mestiere. In più va ricordato che, per quello che riguarda i volontari, si deve operare in orari e condizioni climatiche non proprio da passeggiata domenicale». La posizione di Donati resta quindi chiara: «di lupi ce ne sono troppi, in Svizzera e in Ticino. Costerebbe meno cambiare una legge per favorire il loro abbattimento che continuare a dare aiuti. Questi soldi non sono poi per i contadini, ma per il lupo che potrebbe così continuare a predare indisturbato». Su una proposta contenuta nei due atti parlamentari Donati è però d’accordo: «Più si informa la popolazione e meglio è. Quello del lupo è un tema importante e bisogna permettere alle persone di dare una mano, segnalando avvistamenti, e farsi un’idea propria».

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