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laR
 
19.05.2022 - 18:19
Aggiornamento: 18:50

Imposte di circolazione, i dubbi di Plr e Ps restano

Le due iniziative popolari del Ppd continuano a non convincere del tutto. Speziali: ‘È finanziariamente sostenibile?’. Passalia: ‘Basta, si vada al voto’

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Targhe, i dubbi di Plr e Ps restano e se possibile si rafforzano. Non hanno precisamente il vento in poppa le iniziative popolari del Ppd sulle imposte di circolazione. Sbarcate nella Commissione parlamentare della gestione a cinque anni dalla raccolta firme con il rapporto di cui relatori sono Fiorenzo Dadò (Ppd) e Daniele Caverzasio (Lega), rischiano un altro (tentativo di?) pit-stop nonostante le speranze – che hanno assunto le forme della dichiarazione programmatica – del presidente popolare democratico di andare in Gran Consiglio prima della pausa estiva.

Speziali (Plr): ‘Una formula un po’ anti-sociale’

Riunitosi ieri sera, il gruppo Plr in Gran Consiglio ha deciso di approfondire per poi decidere. «Anche noi – premette il deputato e presidente cantonale Alessandro Speziali, interpellato dalla ‘Regione’ – riteniamo che le imposte di circolazione in Ticino siano troppo elevate rispetto al resto della Svizzera – e non lo diciamo da oggi, ricordo infatti la raccolta di firme avviata nel 2015 dai Giovani liberali radicali ticinesi – e quindi siamo per un abbassamento dei loro costi. Nel caso delle due iniziative vogliamo però ancora esaminare alcuni aspetti. Intanto – aggiunge Speziali – aspettiamo le risposte del Consiglio di Stato ad alcuni quesiti, anche d’ordine finanziario, inoltrati dalla Commissione della gestione».

All’interno del gruppo parlamentare Plr «sono poi sorti alcuni interrogativi, legati anche alla formula di calcolo che viene proposta. Una formula che consideriamo un po’ anti-sociale. Quanto al criterio base, cioè l’emissione di CO2, va certamente bene, ma secondo noi andrebbe considerato anche il peso del veicolo poiché questo, oltre a incidere sull’usura delle strade, ha un’influenza sul consumo e quindi sulla sostenibilità ambientale. Ultimo ma non ultimo, ci chiediamo se la proposta del Ppd sia finanziariamente sostenibile anche nel rispetto del voto popolare di domenica favorevole al decreto per mantenere le finanze sane. Per quanto ci riguarda, stiamo vedendo se vi sia una soluzione più sostenibile e un calcolo dell’imposta di circolazione più sociale, causale e ambientale. Una volta lette anche le risposte del governo, prenderemo in tempi brevi una decisione, perché anche noi, ripeto, consideriamo queste imposte eccessivamente alte».

Durisch (Ps): ‘Il Plr non le vuole perché mancherebbero i soldi per i loro sgravi’

«Il Plr ha questa posizione perché evidentemente ha paura che, se queste due iniziative andassero in porto, gli mancherebbero i soldi per la loro riforma fiscale e i loro sgravi ai ricchi», rileva sornione il capogruppo Ps Ivo Durisch. Anche per il deputato socialista i dubbi espressi martedì restano: «Ci vuole una tassa ecologica che però trovi almeno una componente legata a potenza o peso, e che diventi in questo modo anche sociale». Il «grosso problema» che vede profilarsi Durisch è che «se dovesse passare il rapporto di Dadò e Caverzasio mancheranno tanti milioni alle casse del Cantone, e questo vuol dire che come qualcuno ha già cercato di far capire per arrivare al pareggio di bilancio i tagli saranno dolorosi». Sulle iniziative del Ppd per abbassare le imposte di circolazione «vediamo se ci si incontra a metà del guado».

Cosa chiedono le due iniziative popolari del 2017

Le iniziative promosse dal Ppd nel 2017, lo ricordiamo, chiedono una – che ha raccolto oltre 12mila firme – il plafonamento delle imposte a 80 milioni annui, che siano unicamente in funzione delle emissioni di CO2 con una base minima di 200 franchi e di responsabilità del Gran Consiglio, in modo da renderne referendabili le eventuali modifiche; la seconda – forte di oltre 10mila sottoscrizioni – chiede invece di restituire l’aumento deciso dal Consiglio di Stato nel 2017.

Il primo firmatario Passalia: ‘Se la politica non si decide, decida il popolo’

Il primo firmatario, il deputato popolare democratico Marco Passalia, è sulle barricate: «Noi promotori abbiamo accettato di congelarle durante la pandemia perché la situazione era molto incerta per tutti, ma ora a distanza di cinque anni dalla raccolta firme non ci sto più: non voglio prendere in giro chi ha sottoscritto nel 2017, non qualche giorno fa, le nostre iniziative. Ora bisogna andare a votare». E bisogna farlo «perché oggi c’è un rapporto che il Ppd ha fatto approdare in Gestione, gli altri partiti hanno avuto tutto il tempo di farne uno loro se non erano d’accordo... e non l’hanno fatto. Adesso è tempo che si ascolti il popolo». Anche perché «è una consuetudine del nostro Paese: se la politica non riesce a decidersi, decida il popolo».

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