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Il consigliere di Stato Christian Vitta (Ti-Press)
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15.05.2022 - 21:37
Aggiornamento: 22:29

Vitta: Preventivo 2023 primo step, disavanzo massimo 80 milioni

Il direttore del Dfe: il pareggio nel 2025 è già un obiettivo del governo. Il voto di oggi responsabilizza non solo l’Esecutivo, ma anche il parlamento

Dopo il sì delle urne al decreto Morisoli (raggiungimento del pareggio dei conti del Cantone entro fine 2025, agendo prioritariamente sulla spesa pubblica), in che modo si muoverà il Consiglio di Stato? «Come abbiamo già indicato prima della votazione popolare, il governo è adesso focalizzato sul Preventivo 2023 con l’intento – spiega il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta – di presentare un documento che abbia un disavanzo massimo di 80 milioni franchi. Per il riequilibrio dei conti entro il 2025, obiettivo che come noto il governo si è già posto, si lavorerà comunque di Preventivo in Preventivo, ciò per avere ogni volta un quadro aggiornato della situazione: d’altronde non si può fare diversamente in un periodo di incertezza come quello che stiamo vivendo». Leggi: rincaro bolletta elettrica e benzina, nonché aumento dei premi di cassa malati in vista. L’esito della votazione popolare, rileva Vitta, «dà un indirizzo politico, fissando dei paletti all’interno dei quali muoversi per dare un contenuto a questo percorso verso il pareggio. Il che vale per il governo ma pure per il parlamento. E anche per la popolazione, qualora dovesse essere chiamata a pronunciarsi su singole misure. È infatti una responsabilità collettiva: avere delle finanze solide è nell’interesse di tutti, poiché permettono di reagire rapidamente alle crisi. Come è avvenuto durante la pandemia. Nel medio termine è dunque necessario riportare le finanze in equilibrio». Preventivo 2023, disavanzo massimo di 80 milioni: un obiettivo che il Consiglio di Stato intende conseguire «con dei correttivi che siano il meno invasivi possibili. Si cerca di correggere la tendenza alla crescita della spesa dove è possibile. Se ciò non sarà sufficiente, per i prossimi anni bisognerà valutare ulteriori misure».

Eppure in vista del voto odierno numerosi enti attivi nel socio-sanitario si erano detti preoccupati dei possibili effetti del decreto. «Preoccupazioni legittime – dice il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa –. È però anche importante ricordare che i fautori del sì hanno sostenuto e ribadito che non si tratta di fare tagli, ma di cercare di contenere l’aumento della spesa. Che peraltro è quello che il governo ha già cominciato a fare con gli scorsi Preventivi, per esempio limitando i nuovi oneri a un milione per ciascun Dipartimento. L’esercizio il governo ha già cominciato a farlo e continuerà a farlo per arrivare al pareggio nel 2025, seguendo la linea annunciata col Preventivo 2022: disavanzo massimo di 80 milioni col Preventivo 2023, non più di 40 milioni con quello del 2024 e pareggio nel 2025. Stiamo comunque vivendo una situazione storica estremamente particolare, dalla crisi pandemica siamo passati a un‘altra di difficile lettura. E anche di questa grande incertezza bisognerà tener conto».

‘Vigileremo affinché le promesse dei fautori del sì siano mantenute’

In Gran Consiglio, rammenta Fiorenzo Dadò, deputato e presidente del Ppd, partito cui appartiene De Rosa, «il nostro gruppo non aveva approvato il decreto Morisoli non essendo stato accolto l’emendamento da noi proposto che chiedeva che il raggiungimento del pareggio dei conti entro il 2025 non avvenisse a scapito delle fasce deboli della popolazione. Ebbene, ora noi vigileremo – assicura Dadò – affinché ciò non accada, affinché i fautori del sì al decreto mantengano la promessa di non fare tagli. Nel contempo faremo di tutto per evitare l’aumento, da qui al 2025, del moltiplicatore d’imposta dall’attuale 97 al 100 per cento». Ma non è tutto: «Come ho già annunciato in qualità di relatore, tra le condizioni che il Ppd pone per aderire al Preventivo 2023 vi è quella di fare eseguire a un ente esterno un’analisi completa della spesa, perché non si può pensare di contenerla effettuando tagli a caso o, peggio, lineari».

Dal canto suo Ivo Durisch, capogruppo socialista in Gran Consiglio, reputa la sconfitta come la conseguenza di «preoccupazioni reali di cui non siamo riusciti a far passare la portata. Anche perché dall’altra parte c’era un messaggio che diceva "niente tasse e niente tagli" a cui è bello credere. Adesso però vedremo da che parte cominceranno a far rientrare il bilancio dello Stato». Durisch si dice convinto che il fronte a sostegno del decreto «proverà a ridurre le imposte. Questo avrebbe ulteriori conseguenze negative sulla disponibilità di risorse dello Stato e sulla sua capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini in un momento in cui si prospettano l’aumento dei premi di cassa malati e quello dell’inflazione». Pertanto avverte: «Faremo il cane da guardia per evitare che ci rimettano le persone più fragili».

È veicolando un messaggio "fuorviante basato su argomentazioni false" che, scrive Samantha Bourgoin, co-coordinatrice dei Verdi, "sono riusciti a convincere la maggioranza dei votanti a dire sì. Come hanno dimostrato i promotori in parlamento respingendo l’emendamento del capogruppo del Ppd Agustoni, per raggiungere il pareggio di bilancio, in un periodo di crisi e in soli tre anni, saranno necessari tagli negli ambiti come la salute, la formazione, l’ambiente, la cultura e ciò anche a discapito delle fasce più deboli della popolazione. Si tratta di una visione poco lungimirante, che sarà fortemente impattante sulle vite di molti ticinesi e sulla quale i Verdi del Ticino vigileranno".

Fattosi portavoce di associazioni ed enti attivi nell’ambito sociosanitario, Danilo Forini, deputato Ps e direttore di Pro Infirmis Ticino, afferma che «di fronte al chiaro risultato emerso dalle urne ora si tratta di capire dove attuare il contenimento. Da parte nostra continueremo a impegnarci per mantenere alta la qualità delle prestazioni, facendo il meglio con le risorse che abbiamo a disposizione e aggrappandoci alle garanzie di chi ha assicurato che non ci saranno dei tagli».

«Il primo perdente è sicuramente lo Stato – dichiara il segretario regionale del sindacato Unia Giangiorgio Gargantini –. E perdenti saremo tutti noi ogni qualvolta avremo bisogno di un servizio pubblico. Come hanno dimostrato i due anni di pandemia serve uno Stato che possa intervenire in maniera importante quando necessario. E questo decreto ne limita pericolosamente i mezzi e i margini di manovra». E pure lui garantisce: «Siamo pronti a reagire a ogni proposta di taglio».

‘Sono stati seguiti i nostri ragionamenti di buon senso’

«Assolutamente nessun taglio, si tratta solo di limare gli aumenti della spesa» rassicura un molto soddisfatto Alessandro Speziali. «Ma non solo – osserva il presidente Plr –, un aspetto importante che spesso viene dimenticato e a cui noi crediamo molto è quello di dare continuamente impulsi all’economia. Perché un’economia che va meglio aiuta lo Stato e le sue casse a rientrare in pareggio. Non ci saranno dunque quegli scenari tetri che tutta la sinistra ha paventato senza attecchire quasi da nessuna parte. La chiara maggioranza della popolazione e la schiacciante maggioranza dei Comuni hanno seguito i nostri ragionamenti di buon senso e ragionevolezza che sono stati largamente più convincenti di una campagna per il no piuttosto demagogica. È stato dato un chiaro incarico popolare alla politica per contenere la spesa e non aumentare il carico fiscale, ed è quello che faremo».

Tra i favorevoli al decreto anche la Lega. Commenta Michele Guerra, membro della commissione parlamentare della Gestione nonché coordinatore della sottocommissione ‘Finanze’: «Con il Consiglio di Stato la sottocommissione ha monitorato la situazione finanziaria dalla scoppio della pandemia a oggi. E con il governo era già stata concordata una strada da seguire per il rientro e il raggiungimento del pareggio dei conti nel 2025. Attendavamo comunque che il popolo si esprimesse sul decreto per avere un’indicazione ancor più chiara sulle modalità con cui precorrere questa strada. Ora l’abbiamo».

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