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11.05.2022 - 18:19
Aggiornamento : 22:54

Lupo, il governo non decide. Donati: siamo delusissimi!

Il Consiglio di Stato: ‘Ulteriori approfondimenti’. La replica: ‘Altrove si reagisce, qui invece si temporegga, si ha paura’

Sul tema lupo il Consiglio di Stato ha deciso di non decidere. Si dice "consapevole delle problematiche" derivanti dall’accresciuta presenza del lupo sul territorio ticinese e nella seduta odierna ha approfondito "ulteriormente" la questione. "Tenendo conto del quadro giuridico in vigore a livello federale, modificato e adattato di recente, e della necessità di applicarlo con riguardo alla particolare realtà agricola del contesto territoriale cantonale", il Consiglio di Stato "ritiene necessario proseguire con ulteriori approfondimenti giuridici relativi ai recenti episodi di predazione avvenuti a Cerentino". Così si legge nella nota stampa diramata al termine della riunione.

Una comunicazione, quella del governo, che non soddisfa per niente il presidente dell’Associazione per la protezione del territorio dai grandi predatori (APTdaiGP). «Siamo delusi e lo siamo sempre di più con il passare dei giorni – afferma Armando Donati –. Constato che gli altri cantoni, e mi riferisco al Vallese e ai Grigioni, non reagiscono così. Quando c’è un problema cercano di risolverlo, anche con l’abbattimento del predatore. Invece da noi si temporeggia, si ha paura. Intanto però la tensione sale, gli allevatori non possono far uscire gli animali al pascolo. Francamente non so cosa capiterà. Domani sera a Olivone ci sarà una serata pubblica con l’Ufficio caccia e pesca e la Consulenza agricola, il 19 la serata si terrà a Cevio. Abbiamo infatti chiesto alle autorità di spiegare agli allevatori che cosa stanno facendo per loro, per la protezione delle greggi. Lascio immaginare l’ambiente che ci sarà in queste due serate».

Il Ppd: si intervenga, è a rischio l’esistenza di un settore economico importante

Nel frattempo, in una nota congiunta arrivata in mattinata, i presidenti dei distretti Ppd di Leventina, Blenio e Mendrisiotto – rispettivamente Stefano Imelli, Simone Ghisla e Valentina Rossi – chiedono al Consiglio di Stato di intervenire "in modo incisivo e celere per arginare e risolvere la problematica del lupo in Ticino mettendo in campo soluzioni concrete e concordate con il settore agricolo". Perché, scrive il partito "ne va dell’esistenza stessa di un settore economico oggi più importante che mai e che ha fatto la storia del nostro Cantone, storia che il lupo non risulta aver fatto!".

In questi decenni, ricordano i tre presidenti distrettuali, il settore primario in Ticino "ha subito una grande e radicale trasformazione". Il numero di aziende agricole "è drasticamente calato e di conseguenza pure gli addetti in questo tradizionale settore economico". Allo stesso tempo, tuttavia, "si è assistito a un ammodernamento delle aziende rimaste attive e a un generale ricambio generazionale: molti giovani, nonostante le difficoltà e le incognite, hanno scelto di costruire il proprio futuro nell’agricoltura andando a creare importanti realtà all’avanguardia e che rispondono a molteplici bisogni del nostro Paese. Non garantiscono solo la produzione alimentare locale (e sappiamo ora quanto sia importante in caso di crisi globale), ma valorizzano i prodotti regionali, curano il territorio sia al piano che nelle località più discoste, offrono posti di apprendistato e di lavoro sia stagionali che duraturi e sono i custodi di una cultura contadina che è radicata nel nostro Dna cantonale". La loro scelta professionale, aggiungono Imelli, Rossi e Ghisla, "si scontra da sempre con delle condizioni quadro per nulla favorevoli". Ci sono la concorrenza nazionale e internazionale che "spinge al ribasso i prezzi dei prodotti agricoli (si pensi solo al misero importo pagato ai contadini per il latte), la continua diminuzione dei terreni agricoli "fagocitati dal boom e dalla speculazione edilizia", l’aumento "delle normative e dei vincoli legali da rispettare e, non da ultimo, lo svolgimento di un lavoro molto duro e senza orari ‘d’ufficio’". Tra le "certezze" degli agricoltori "vi era fino a pochi anni fa la libera disposizione dei pascoli alpini caricati da secoli dai contadini e che hanno permesso a intere generazioni di sopravvivere". Ora, rilevano i tre presidenti distrettuali, "con l’imperante e veloce diffusione di branchi di lupi alle nostre latitudini, anche questa sicurezza viene meno e a poche settimane dal carico degli alpeggi serpeggia tra i contadini il reale timore di veder i propri capi vittima degli attacchi dei lupi con conseguenti gravi perdite che minacciano l’esistenza stessa di diverse aziende agricole". Peraltro, con l’uccisione di dieci agnelli e tre pecore a Novazzano avvenuta poche settimane fa, "anche le realtà contadine più a sud non vengono risparmiate". I tre esponenti popolari democratici non hanno dubbi: "È quindi ora di agire in tutto il Cantone per non abbandonare gli agricoltori in un momento già difficoltoso e reso ancor più amaro dalla presenza sempre più frequente del lupo".

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