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10.05.2022 - 20:46

Sans-papiers in Ticino, la maggioranza per la prassi vigente

Lega, Plr, Ppd e Udc respingono le mozioni di Ps e Verdi. Dalla commissione parlamentare due rapporti

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Così dieci anni fa (Ti-Press/B. Galli)

Sans-papiers in Ticino, la maggioranza della commissione parlamentare ‘Costituzione e leggi’ aderisce alle tesi del Consiglio di Stato e opta quindi per lo statu quo. Lega, Plr, Ppd e Udc invitano pertanto il plenum del Gran Consiglio a respingere la mozione depositata nel 2018 dai socialisti Gina La Mantia e Carlo Lepori e quella inoltrata due anni dopo dai Verdi (primo firmatario Andrea Stephani) per "regolarizzare" le persone straniere prive di permesso di soggiorno valido e contrastare in tal modo lavoro nero e dumping salariale nei settori economici che impiegano (anche) sans-papiers. Come ricordano il rapporto di maggioranza e quello di minoranza usciti, segnala una nota commissionale, dalla riunione odierna della ‘Costituzione e leggi’, La Mantia e Lepori propongono che il governo cantonale chieda alla Sem, la Segreteria di Stato della migrazione, di poter realizzare anche in Ticino, sull’esempio del Canton Ginevra, "un progetto Papyrus", prevedendo altresì "le misure di accompagnamento ritenute necessarie". Stephani e cofirmatari chiedono da un lato "la regolarizzazione, attraverso la possibilità di ottenimento di un permesso B (dimora, ndr.), di tutti gli stranieri impiegati illegalmente in Svizzera negli ultimi cinque anni prima della crisi del Coronavirus e indipendenti economicamente". Dall’altro "l’istituzione di un’amnistia cantonale per quanto riguarda il lavoro nero, con la possibilità di regolarizzare la propria posizione lavorativa senza conseguenze penali e amministrative, versando i contributi assicurativi obbligatori degli ultimi cinque anni, ratealmente dilazionati su dieci anni".

‘Niente automatismi’

La maggioranza commissionale boccia entrambi gli atti parlamentari, preferendo la prassi vigente. "L’attuale sistema legale basato sull’eccezione dei casi di rigore è sufficiente al fine di tutelare le persone straniere che hanno diritto di far valere delle eccezioni alla normativa federale relativa all’ammissione di stranieri", si afferma tra l’altro nel rapporto stilato dalla leghista Sabrina Aldi. Sistema che "garantisce da un lato che le disposizioni federali vengano ossequiate e dall’altro che, in casi particolari, si possano fare eccezioni. Queste però devono appunto essere delle eccezioni da ponderare e decidere caso per caso senza che vi sia un qualsivoglia automatismo".

‘È una questione di civiltà’

Diversa la posizione di Ps e Verdi. Sottoscrivendo il rapporto redatto dalla socialista Daria Lepori, la minoranza della ‘Costituzione e leggi’ accoglie, seppur "parzialmente", la mozione di La Mantia e Carlo Lepori e accoglie "il primo punto" della mozione di Stephani (la proposta di un’amnistia cantonale "si scontra con il diritto superiore"). Invita di conseguenza il Consiglio di Stato a "fissare con la Sem criteri per la richiesta di ottenimento del permesso di dimora, in particolare l’integrazione (misurata attraverso la durata del soggiorno e la padronanza della lingua), la situazione professionale e finanziaria, la situazione familiare e il rispetto dell’ordinamento giuridico svizzero". E a "mettere in atto, tramite le organizzazioni private che offrono la consulenza a persone straniere, le misure accompagnatorie necessarie per facilitare a coloro che rientrano nei parametri la preparazione del dossier". Per il nostro Cantone "si tratterebbe unicamente di fissare con la Sem i criteri affinché la persona che li assolve sia riconosciuta come ‘caso di rigore’ ", sottolinea la relatrice di minoranza, rammentando che il Consiglio federale "conferma il principio della regolarizzazione individuale del soggiorno in casi di rigore" e puntualizzando che rimarrebbe sempre la Sem "a concedere il permesso di dimora". Benché il numero dei sans-papiers in Ticino paia essere esiguo (si stima "da 300 a 800 persone"), scrive la relatrice, ciò "non ci esime dall’affrontare questo problema che è di civiltà. Se così la vita anche di una sola persona dovesse migliorare, ne sarà valsa la pena". La parola passa al plenum del Gran Consiglio.

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