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Aggiornamento: 29.04.2022 - 10:19

Decreto Morisoli, il Ppd si spacca: il no è risicato

Il comitato cantonale per il rotto della cuffia boccia la proposta in votazione il 15 maggio. E Dadò fissa i paletti per l’adesione al prossimo preventivo

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Il voto dopo un lungo dibattito tra Caroni e Jelmini

Passa solo all’ultima curva la bocciatura da parte del Ppd al decreto Morisoli. Con 48 contrari e 42 favorevoli, il comitato cantonale popolare democratico riunitosi stasera a Sant’Antonino ha detto no alla proposta di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2025 agendo prioritariamente sulla spesa su cui il popolo ticinese si esprimerà il 15 maggio. Una spaccatura, non prevedibile di queste dimensioni, arrivata al termine di un lungo dibattito che ha visto contrapposti i deputati Paolo Caroni – che assieme a Fabio Battaglioni era stato l’unico ad approvare il decreto in parlamento – e Lorenzo Jelmini. «Il decreto è un segnale chiaro all’indirizzo della politica: i conti devono tornare – ha esordito Caroni –. Questa proposta specifica come la politica debba raggiungere il pareggio, ovvero senza aumentare le imposte e senza riversare onerosi sui cantoni, ma agendo sulle spese».

Per Caroni si tratta di una richiesta fondata sulla constatazione che le uscite del Cantone crescono in modo importante. «La situazione non è disastrosa ma è comunque preoccupante, per cui bisogna prendere misure anche impopolari». È una questione di «responsabilità per le future generazioni», ha detto. Senza contare che «stiamo parlando del 2% di risparmio su 4 miliardi». A chi accusa il decreto di andare nella direzione di tagli al sociale, Caroni ha replicato che «si può cercare la via dell’ottimizzazione e razionalizzazione, ad esempio nell’apparato amministrativo dove le spese aumentano in grandi percentuali».

Di parere opposto Jelmini, per cui il decreto «è inutile in quanto già la Costituzione prevede che si raggiunga il pareggio di bilancio per tenere i conti dello Stato ordinati e usare le risorse in maniera corretta». Ma non solo, «è anche pericoloso, perché è vero che non andrà a toccare sussidi e contributi delle persone più bisognose, ma potrebbe intaccare le loro prestazioni e la loro presa a carico». Dei tagli, insomma, che «andrebbero comunque a discapito delle persone più fragili e questo sarebbe gravissimo». Jelmini ha inoltre sostenuto che «più che politica si sta facendo contabilità. Non per niente questa iniziativa è stata lanciata da un partito che non è al governo e non ha alcuna responsabilità».

Schierato a favore del decreto, «e non vi sorprenderà» come da lui stesso evidenziato, il consigliere nazionale Fabio Regazzi: «Nel caso in cui venisse bocciato, la sinistra incasserebbe una vittoria e si sentirebbe legittimata a portare avanti proposte di aumento di prelievo fiscale su cui nessuno qui è d’accordo».

Dadò: revisione della spesa pubblica affidata a un ente esterno e indipendente

Nel suo intervento introduttivo ha guardato a un futuro più lontano Fiorenzo Dadò, ponendo una condizione per l’adesione Ppd al prossimo preventivo, ovvero «una revisione completa della spesa pubblica affidata a un ente esterno e indipendente, che preveda anche un’analisi e un rapporto sull’efficienza della pubblica amministrazione». E questo «vista l’impossibilità di governo e parlamento di effettuare tale lavoro». Così, per il presidente cantonale Ppd, «invece che blocchi sugli stipendi che non farebbero altro che aumentare la demotivazione e allontanare ancor di più l’amministrazione del servizio al cittadino, sarebbe tempo e ora di mettere in cantiere un’autentica gestione moderna del personale come avviene in qualsiasi struttura innovativa, che preveda incentivi e strumenti motivazionali che permettano di coltivare il senso di appartenenza, il benessere e quindi il desiderio di servire al meglio il Paese». Rispetto alla votazione alle porte, Dadò ha da parte sua sottolineato che per il partito «il risanamento delle casse pubbliche è di prioritaria importanza». Ma altrettanto chiaro è che «questo risanamento non potrà essere fatto attraverso un aumento delle imposte o un sacrificio che coinvolga i meno fortunati così come i servizi fondamentali come la scuola e la sanità. Andrà pertanto effettuato un contenimento della spesa, ma con testa e sensibilità».

De Rosa: profughi ucraini, il cantone sta facendo la sua parte

Il consigliere di Stato Raffaele De Rosa ha voluto rimarcare che stiamo uscendo da due difficili anni di pandemia, ma che il periodo cupo non è finito: «La drammatica guerra in Ucraina è una sconfitta per tutti». Ricordando come il Cantone stia facendo la propria parte nell’accogliere chi fugge anche grazie al grande slancio di solidarietà della popolazione, ha parlato di «uno spirito di solidarietà e accoglienza che ci guiderà anche nei mesi a venire, sperando che il più presto possibile finisca questo dramma». Malgrado la pandemia abbia condizionato le nostre vite, «il dipartimento che dirigo ha portato avanti numerosi progetti» ha valutato De Rosa proponendo un’ampia carrellata su quanto è stato fatto e quanto è in cantiere. Dal programma cantonale di prevenzione della violenza sull’infanzia, al miglioramento degli asili nido con l’introduzione del contratto collettivo di lavoro, dalla pianificazione del settore relativo a persone con disabilità a quella sociosanitaria, passando per i programmi di azione cantonale per la prevenzione delle dipendenze e il rafforzamento nell’ambio infermieristico.

Agustoni: continuare sulla strada di equilibrio responsabilità

Fiducia e speranza sono invece le due parole che secondo il capogruppo in Gran Consiglio Maurizio Agustoni hanno caratterizzato il partito negli ultimi due anni. «Quando la pandemia ha fatto irruzione nelle nostre vite abbiamo subito detto che bisognava aiutare la popolazione sia dal profilo sociale che economico. Ci siamo opposti al panico per cui da una parte la sinistra chiedeva di aumentare le imposte e dall’altra la destra di applicare dei tagli. Se nel 2021 avessero tagliato le spese sociali o aumentato la pressione fiscale oggi avremmo peggiorato la qualità di vita di decine di migliaia di persone». Infatti «l’economia ha retto bene alle conseguenze economiche grazie a un sistema di aiuto sontuoso», che però ha permesso ai conti pubblici cantonali di chiudersi con risultati al di sopra delle aspettative. Allo stesso modo «anche ora bisogna tenere un approccio equilibrato. Occorre disinnescare una frattura sociale nella comunità e diminuire un sentimento di disagio, ma al contempo promuovere quanto utile al nostro sistema economico». E ha ribadito: «Dobbiamo rifuggire da chi vuol aumentare imposte o tagliare prestazioni sociale. Il nostro intento è di continuare sulla strada di equilibrio responsabilità, attenti ai conti pubblici ma soprattutto ai bisogni della popolazione».

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