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20.04.2022 - 19:27
Aggiornamento : 20:09

Manager residente a Lugano al centro di una truffa milionaria

L’uomo avrebbe amministrato nel corso degli anni una decina di milioni di euro

di Marco Marelli

Un biglietto da visita quello di un 48enne saudita che per gli incauti investitori era qualcosa di più di una semplice garanzia. Stando alla Procura di Cagliari l’uomo – originario di Riad, cittadino italiano, domiciliato a Pregassona e socio unico di una finanziaria attiva in Ticino da una decina di anni – avrebbe amministrato nel corso degli anni il flusso di denaro (una decina di milioni di euro), proveniente dall’abusiva raccolta di risorse finanziarie che incauti risparmiatori sparsi in tutta Italia gli avevano affidato abbagliati dalla promessa di profitti elevati, fino al 5% al mese.

In effetti un primo guadagno c’era, ma alle vittime veniva girata parte di fondi versati da altri. E quello era l’unico "rientro" che gli incauti risparmiatori vedevano. Insomma, una truffa non nuova in Italia, nel solco dello "schema Ponzi". Si tratta di un modello economico di vendita truffaldino ideato da Charles Ponzi, un immigrato italiano negli Stati Uniti che prometteva, soprattutto agli immigrati, forti guadagni ai primi investitori a discapito di nuovi "investitori", a loro volta vittime della truffa.

A mettere in piedi la truffa un 51enne cagliaritano. Truffa crollata nel momento in cui alcune delle vittime sono passate all’incasso e hanno scoperto che per loro non c’era niente. Alla prima scadenza annuale dell’investimento, infatti, solo alcuni investitori sono rientrati in possesso di parte delle somme investite e la maggior parte di essi non ha ottenuto alcun rendimento, né la restituzione dei capitali raccolti sull’intero territorio nazionale, per oltre 5 milioni di euro, ai danni di centinaia di risparmiatori. Il 51enne è stato arrestato.

Per altri cinque indagati sono scattati provvedimenti restrittivi (arresti domiciliari e obbligo di firma). Complessivamente sono dieci le persone indagate che a vario titolo sono accusate di associazione a delinquere finalizzata all’abusivismo finanziario, truffa aggravata, riciclaggio (reato contestato per via del passaggio di ingenti somme di denaro dalla finanziaria di Pregassona, e autoriciclaggio).

Le fiamme gialle hanno sequestrato beni per 5 milioni di euro. Fra gli indagati c’è un 46enne di Pavia, in carcere al Bassone dallo scorso febbraio, dopo che era stato arrestato dalla Guardia di finanza di Como, assieme alla moglie trentenne, posta agli arresti domiciliari per poter badare al figlio neonato. I coniugi sono accusati di aver rastrellato, in due anni, oltre 4 milioni di euro, ingannando 160 (anche in questo caso) incauti investitori. Per essere convincenti la coppia sosteneva che la loro società, con sede in Estonia, era legata con una multinazionale svizzera, con sede a Ginevra, attiva nel mondo del nichel. Una società, quello con sede in Estonia, che era in procinto di sbarcare alle borse di Francoforte, Monaco, Parigi e Vienna.

Tra gli indagati della Procura di Cagliari anche una 51enne di Marnate, in provincia di Varese, che per l’accusa si occupava di marketing e un ex ciclista professionista di Pordenone, arrestato negli anni scorsi nell’ambito di un’inchiesta su prodotti dopanti vietati.

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