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Norman Gobbi e Matteo Cocchi all’incontro con i giornalisti (S.Golay)
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28.03.2022 - 17:00
Aggiornamento: 21:22

‘Profughi, ci siamo subito attivati contro lo sfruttamento’

Il comandante della Polizia cantonale: ‘Monitoriamo la situazione, ma è importante anche il ruolo dei Comuni’. Il bilancio di attività 2021 della PolTi

«Con l’arrivo dei primi profughi in Ticino ci siamo subito attivati come forze dell’ordine per monitorare e analizzare la situazione allo scopo di evitare, attraverso la prevenzione e se del caso la repressione, che queste persone, oggi particolarmente vulnerabili, diventino vittime di sfruttamento e più in generale di tratta di esseri umani da parte di gente senza scrupoli». Nel presentare stamane il bilancio dell’attività 2021 della Polizia cantonale, il comandante Matteo Cocchi si è soffermato anche su accoglienza e gestione dei numerosi rifugiati provenienti dalla martoriata Ucraina. Donne e bambini in fuga dalla guerra che potrebbero finire, nel nostro come in altri Paesi di approdo dei migranti, nel mirino di organizzazioni criminali o di singoli malintenzionati. Per scongiurare che ciò avvenga occorre, ha sottolineato Cocchi, «un lavoro di squadra». Che coinvolga – oltre alle forze di polizia – i Comuni e la popolazione. «L’Ufficio federale di polizia – ha aggiunto il comandante della Cantonale – ha emanato delle direttive perché sia prestata un’attenzione accresciuta a quest’ambito. Il tema, inoltre, è stato affrontato di recente in seno alla Conferenza svizzera dei comandanti di polizia. Importante è anche il ruolo dei Comuni per quanto riguarda il controllo abitanti e quindi il movimento della popolazione. Così come importante è il ruolo dei cittadini residenti nell’informare i servizi pubblici competenti dell’intenzione di ospitare profughi, ma anche nel segnalare situazioni anomale sul territorio». Per prevenire e contrastare lo sfruttamento, ha evidenziato ancora Cocchi, «è necessario un continuo scambio di informazioni fra attori istituzionali cantonali, tra le autorità dei vari Cantoni e ovviamente è necessario lo scambio di informazioni fra nazioni. Tutto questo per sapere anche come i profughi sono distribuiti sul territorio e dove sono alloggiati».

Aumentate le rapine

Dalla drammatica realtà di queste settimane all’attività svolta lo scorso anno dalla Polizia cantonale. Che nel 2021 ha constatato «17’943 infrazioni», ha indicato il maggiore Marco Zambetti, capo della Gendarmeria, nella conferenza stampa indetta dal Dipartimento istituzioni. Quasi 18mila infrazioni: non solo al Codice penale, ma anche a leggi come quelle sugli stupefacenti e sugli stranieri. Rispetto all’anno precedente, vi è stato un aumento del «16,1 per cento» degli illeciti rilevati. Tuttavia le infrazioni complessivamente registrate sono state «inferiori» a quelle riscontrate nel 2019 («19’877»). L’anno passato, ha ancora fatto sapere Zambetti, i furti constatati sono stati 3’499, di cui 576 di veicoli: per rapporto al 2020, c’è stato un lieve aumento, pari «all’1,8 per cento». Anche in questo caso però il numero dei furti rilevato è assai più basso di quello registrato nel 2019 (4’540). Non così si può dire a proposito delle rapine: nel 2021 la Polizia cantonale ne ha constatate «39», contro le 23 dell’anno precedente e le 34 del 2019. Trentanove rapine: la maggior parte, ha precisato il responsabile della Gendarmeria, è stata commessa sulla via pubblica: una invece ai danni di un ufficio postale e quattro (tre nel 2020) quelle messe a segno in altrettanti distributori di benzina.

‘Più interventi per aggressioni e risse’

È «ulteriormente» salito il numero degli interventi di polizia per aggressioni e risse. Il grosso delle quali è avvenuto «sulla pubblica via o all’esterno di esercizi pubblici». Autori e vittime, ha ricordato Zambetti, «erano in prevalenza giovani adulti di sesso maschile: circa un terzo dei protagonisti erano minorenni». Le armi usate? Quando girano, soprattutto armi «da taglio». Comunque e fortunatamente «solo in pochi episodi le vittime hanno riportato lesioni giudicate gravi». A scatenare le zuffe «erano perlopiù futili motivi, in parte riconducibili alle persistenti restrizioni sanitarie legate alla pandemia». Senza dimenticare «l’abuso di alcol e droga». Un dato incoraggiante arriva dal numero degli interventi di polizia per violenza domestica, leggermente diminuiti. Nel 2021, ha spiegato il capo della Gendarmeria, «sono stati 958, di cui 207 per reati d’ufficio»: l’anno prima sono stati 1’105, dei quali 199 per reati perseguibili d’ufficio. Secondo Zambetti, il calo degli interventi è da attribuire anche alle campagne di sensibilizzazione al fenomeno della violenza tra le pareti di casa e a quelle di informazione sull’attività dei servizi cantonali per ciò che concerne la presa a carico di autori di violenza e vittime. Campagne che spingono sempre più persone «a denunciare i maltrattamenti subìti». Nel 2021 sono proseguiti i controlli (788) sulla manodopera estera. Stando sempre ai dati forniti dall’ufficiale della Cantonale, le persone oggetto di verifiche sono state 2’588, ottantasei delle quali «sono risultate non in regola e sono state denunciate al Ministero pubblico». Otto i datori di lavoro segnalati alla Procura. Lo scorso anno è stato contrassegnato ancora dai provvedimenti per arginare la diffusione della pandemia, alle forze dell’ordine il compito di far rispettare le misure sanitarie: 2’800 i controlli eseguiti in collaborazione con le polizie comunali, che hanno portato all’emanazione di «324 multe disciplinari per infrazioni all’Ordinanza Covid-19».

‘Violenza, l’agente come bersaglio’

Dalle considerazioni dei tecnici a quelle del politico. Per il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, aggressioni e risse sono tra i fenomeni da monitorare con particolare attenzione. «Preoccupa il ricorso sempre più frequente alla violenza per risolvere i problemi – ha sostenuto il consigliere di Stato –. Bisogna lavorare pure sulle cause e ciò richiede un approccio interdisciplinare». Vittime di aggressioni, verbali e fisiche, sono anche agenti di polizia, in particolare quando sono impegnati nel mantenimento dell’ordine in occasione di manifestazioni pubbliche. «L’agente come bersaglio», ha sintetizzato Gobbi.

‘Investimenti per la sicurezza dei cittadini’

Ma il capo del Dipartimento istituzioni ha anche tracciato un bilancio degli ultimi undici anni «di sicurezza» in Ticino. Un lasso di tempo scelto non a caso. Nel 2011 infatti c’è stata l’entrata in Consiglio di Stato di Gobbi (elezioni cantonali di aprile) e c’è stata anche la nomina governativa (in luglio) di Cocchi alla testa della Polizia cantonale. Undici anni, ha rammentato il ministro, contraddistinti fra l’altro dalla riforma (‘regionalizzazione’) della Gendarmeria «per una polizia più vicina al cittadino», dal potenziamento del numero di agenti, dall’ammodernamento dell’informatica, dalla realizzazione della nuova sede del Comando e della Centrale comune d’allarme (Cecal), dalla costituzione di un reparto di Polizia giudiziaria per rafforzare il lavoro di intelligence della Cantonale e dalla costruzione del Centro di controllo dei veicoli pesanti a Giornico (prossimo all’inaugurazione). Gobbi: «Sono investimenti per rispondere alle sfide della criminalità, investimenti dunque a favore dei cittadini e della loro sicurezza».

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