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laR
 
28.03.2022 - 05:10
Aggiornamento: 08:21

‘Temevo sempre che mamma tentasse ancora di farsi del male’

Un bambino su 13 in Svizzera vive con un genitore che fa uso problematico di sostanze. La testimonianza di Aurora. E i consigli dei professionisti

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Ti-Press

«Ero io a prendermi cura di mamma quando andavo alle Elementari. L’accompagnavo a letto e aspettavo che si addormentasse. Quello era uno dei pochi momenti in cui provavo sollievo». La madre di Aurora (pseudonimo) ha iniziato a presentare problemi di alcolismo verso il 2006, quando la figlia aveva sette anni. «Inizialmente non mi rendevo conto di cosa stesse succedendo – racconta a ‘laRegione’ Aurora –. Ho cominciato a vedere che mamma spesso stava male, beveva e piangeva. Capitava che ogni tanto i maestri facessero restare me e mio fratello più a lungo a scuola per non farci trovare in situazioni spiacevoli a casa. Ho cominciato a sentirmi spesso esclusa e sola, vittima delle circostanze». A un certo punto sono iniziati i ricoveri in diverse cliniche e strutture del cantone ma senza gli esiti sperati: «Quando mamma usciva nei weekend talvolta ci ricadeva e ne approfittava per bere».

C’è un episodio in particolare che ha profondamente segnato Aurora: «Mamma ha più volte tentato il suicidio, una di queste ero presente. Il giorno dopo ne ho parlato con una maestra e quando sono tornata a casa non c’era più, l’avevano portata via. Mi ha chiamata piangendo, domandandomi perché avessi parlato e dicendomi che si trovava in un posto orribile. Ho provato un gran senso di colpa e mi sono sentita tradita dalla maestra». Una sfiducia che si è estesa ad altre figure istituzionali, protraendosi nel tempo: «Ricordo che al mercoledì pomeriggio dovevo incontrare gli assistenti sociali e vivevo quegli appuntamenti con un gran senso di diffidenza e contrarietà. Non mi sentivo capita e mi sembrava quasi che se parlavo troppo le cose sarebbero peggiorate. Alle poi Medie ho smesso di raccontare quello che succedeva tenendomi tutto dentro». A un dato momento le autorità di protezione hanno avanzato l’ipotesi, infine scongiurata, di allontanare sorella e fratello da casa: «Non volevo assolutamente che ci separassero».

‘Ero convinta che preferisse la birra a me’

Tra le più grandi paure di Aurora c’era quella che la madre tentasse di nuovo il suicidio. «Ho iniziato a controllarla assiduamente, a starle sempre vicino. Ogni volta che si sentiva male temevo che potesse riprovarci. Ma anche che potesse fare del male a mio papà perché a volte diventava violenta con lui». A contribuire al malessere di Aurora era anche il pensiero del giudizio dei vicini: «Quando mamma urlava o quando arrivavano la polizia e l’ambulanza per portarla via, provavo un grande disagio». Inizialmente la madre di Aurora non riusciva a rendersi conto del male che procurava ai figli: «Era focalizzata sul suo dolore, cercava di sfogarlo e anestetizzarlo con l’alcol. In un periodo in cui è stata meglio ha poi realizzato tutto il male che faceva anche a noi. Sentiva un grandissimo senso di colpa e si vedeva come un pessimo genitore».

La situazione non ha reso la miglior piega sperata, ma Aurora adesso la vive in modo diverso: «È stato fondamentale per me capire che la dipendenza è una malattia e che mamma non faceva delle scelte in modo cosciente. Un tempo credevo che preferisse la birra a me, pensavo che avesse la possibilità di decidere di non bere. Cercavo di farle capire in tutti i modi che si faceva del male. Ero sempre presente e lei si appoggiava molto a me, tanto che si era creata una codipendeza che mi consumava. Provavo anche spesso rabbia e rancore insieme al senso di impotenza. Talvolta arrivavo anche a minacciarla, a fare e dire cose di cui mi pentivo». Grazie all’importante aiuto di persone che le sono state vicine Aurora ha fatto suo un principio fondamentale: «Mi sono resa conto che posso sostenerla e amarla ma non posso essere io a salvarla. È lei a dover prendere in mano la situazione. Ed è quello che ha fatto. Adesso convive ancora con questo problema, ma cerca di affrontarlo di persona, mentre io sto imparando a mollare la presa sul controllo. Non potevo continuare a sacrificarmi e annullarmi mettendola sempre prima di me». Per Aurora è stato anche importante perdonare sua madre per riuscire ad andare avanti con la propria vita senza covare risentimenti. «Alla fine ho capito di avere il diritto di trovare la mia persona e di coltivare i miei progetti e i miei sogni».

Tendenza a chiudersi attorno a un segreto

Un bambino su 13 in Svizzera vive con un genitore che fa uso problematico di alcol o altre sostanze. Questo significa che in una classe mediamente uno o due allievi sono toccati da questa problematica. A livello nazionale la stima arriva ai 100mila casi, senza contare i figli di genitori che hanno problemi con il gioco d’azzardo. È per uscire da un diffuso silenzio e sensibilizzare le persone implicate e tutta la società che l’associazione Dipendenze Svizzera da quattro anni organizza la Settimana nazionale di azione ‘Figli di genitori con dipendenze’, che dal 21 al 27 marzo per la prima volta si è svolta anche in Ticino.

«Se un genitore è dipendente, tutta la famiglia ne soffre – considera Michela Canevascini, responsabile della campagna –. Il clima in cui vivono questi bambini è spesso teso, carico di conflitti e imprevedibile. Provano un forte senso di colpa perché pensano che se si comportassero meglio i genitori smetterebbero di bere o prendere droga o che non avrebbero sbalzi di umore». Un altro aspetto comune a molti è la vergogna di avere un genitore alcolizzato per cui ad esempio evitano di invitare compagni a casa e così le famiglie si isolano chiudendosi attorno a un segreto. Come descritto da Aurora c’è poi il fenomeno della parentificazione: «È quando il bambino inizia a svolgere mansioni di competenza del genitore, come prendersi cura dei fratelli, preparare da mangiare, occuparsi del genitore stesso», spiega Canevascini. A questi aspetti si aggiungono i timori che il genitore abbia un incidente, delle difficoltà finanziarie, sia licenziato o scoppi in attacchi di rabbia. «Al contempo però i bambini vivono spesso un sentimento di lealtà molto forte nei confronti della madre o del padre dipendente, per questo fanno fatica a parlare temendo di tradirli e creare loro dei problemi». La vergogna è un sentimento dominante anche per i genitori stessi, assieme al timore di essere giudicati e di perdere i figli, e questo è ancora più marcato per le madri. Il tentativo di proteggersi col silenzio va tuttavia a discapito dell’interesse di tutta la famiglia.

‘Spiegare ai bambini che si tratta di una malattia’

A familiari, amici e a tutti i professionisti che sono a conoscenza di situazioni del genere, l’invito di Canevascini è quello di non chiudere gli occhi: «Intervenire è complicato, perché si va a toccare la sfera intima della famiglia, ma quando c’è di mezzo un bambino e la sua sofferenza è un dovere fare qualcosa». Quanto al modo di agire, non c’è una ricetta: «Tutte le situazioni sono diverse, ma il suggerimento è di cercare di parlare con il genitore partendo dalla sofferenza del bambino e non dal consumo di sostanza». Nel rapportarsi coi bambini è invece importante creare un legame di fiducia: «Devono poter avere degli adulti intorno che non consumino e a cui si possano rivolgere in caso di problemi. Bisogna anche poter mettere delle parole su quello che vivono, spiegargli che la dipendenza è una malattia, che non sono colpevoli e che hanno il diritto di cercare aiuto senza che questo significhi tradire il genitore».

Ai genitori toccati da dipendenza, e nonostante essa, il consiglio è anche per loro di spiegare ai bambini che non sono i responsabili. È anche utile strutturare la vita quotidiana per una maggiore sicurezza, interessarsi a loro e farli sentire importanti, incoraggiarli a praticare attività di svago e incontrare amici. Oltreché evitare di metterli in situazioni pericolose come nel caso di guida in stato di ebbrezza. A tutti invece il consiglio di Canevascini è di non esitare a rivolgersi a dei servizi appositi come Dipendenze Svizzera o i Centri di aiuto nel campo delle dipendenze. «È dimostrato che i figli di genitori con dipendenze hanno un rischio sei volte maggiore di sviluppare a loro volta una dipendenza o un’altra malattia mentale in età adulta. Anche per questo è importante agire tempestivamente. Quando c’è una presa a carico il pericolo è molto minore e questo può permettere di dare un altro sbocco e un futuro migliore a tutta la famiglia».

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