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31.01.2022 - 19:42

‘La conciliazione in campo penale va potenziata’

Reati a querela di parte: mozione (prima firmataria Roberta Soldati, Udc) chiede al governo di dotare il Ministero pubblico del personale necessario

di Red

La conciliazione in ambito penale va potenziata. Lo sollecita una mozione allestita dalla democentrista Roberta Soldati e sottoscritta da altri deputati di partiti diversi: le popolari democratiche Maddalena Ermotti-Lepori e Sabrina Gendotti, il liberale radicale Matteo Quadranti, la leghista Sabrina Aldi, Cristina Gardenghi dei Verdi e la socialista Daria Lepori. Con l’atto parlamentare si chiede quindi al Consiglio di Stato “di attivarsi al più presto” per dotare il Ministero pubblico “di personale formato adeguatamente, sia dal profilo teorico che da quello pratico, in materia di conciliazione al fine di creare all’interno della magistratura un team di professionisti che si occupano di questo tipo di procedure”. Considerato il problematico stato di salute delle finanze cantonali, il personale necessario, si precisa nella mozione, “può essere reclutato e formato all’interno dell’Amministrazione cantonale”.

‘L’obiettivo è anche di sgravare le autorità giudiziarie’

L’articolo 316 del Codice di procedura penale, ricordano i mozionanti, prevede che per i reati a querela di parte il procuratore pubblico può convocare il querelante e l’imputato a un’udienza di conciliazione: “Se le parti trovano un accordo, esso viene verbalizzato e, dopo sua sottoscrizione, il pp abbandona il procedimento”. Dalla fine del 2018 all’interno del Ministero pubblico “un segretario assessore giurista si occupa esclusivamente delle conciliazioni”. Dal rapporto 2020 del Consiglio della magistratura e delle autorità giudiziarie “emerge che negli ultimi tre mesi del 2018 e nel 2019 sono stati trattati in procedura di conciliazione 311 incarti, con un tasso di successo pari al 90,7 per cento”. Sempre con questa procedura, nel corso del 2020 sono stati trattati 292 casi con un tasso di riuscita pari al 90,2 per cento. “Tenuto conto della pandemia da Covid-19 che ha colpito il 2020, durante il quale le udienze sono state sospese per parecchi mesi, si può considerare che la conciliazione ha un grandissimo potenziale e potrà sgravare sensibilmente l’attività istruttoria e decisionale di merito della magistratura”, scrive Soldati. Sempre secondo il Rapporto del Cdm, nel 2020 la Procura ha aperto 11’489 nuovi incarti. “Una tendenza in leggera flessione, ma in linea con la media di 11’654 degli ultimi anni dal 2005: di questi, un gran numero sono ascrivibili a reati a querela di parte, per cui potenzialmente oggetto di procedura di conciliazione”, si sottolinea nell’atto parlamentare. Aggiungono i mozionanti: “La risoluzione alternativa dei conflitti nella quale si annovera anche la conciliazione, acquisisce viepiù importanza e viene inserita in numerose leggi. L’intento è quello di sgravare l’apparato giudiziario, confrontato con carichi di lavoro sempre più pesanti e complessi”.

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