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laR
 
04.01.2022 - 12:38
Aggiornamento: 20:59

‘Assorbenti gratuiti in tutti gli istituti scolastici ticinesi’

La Gioventù socialista scrive una lettera aperta al governo chiedendogli di agire: i costi sono alti e serve un cambio di paradigma, anche sociale

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I prodotti igienici per le mestruazioni devono essere messi a disposizione, gratuitamente, in tutti gli istituti scolastici cantonali. A chiederlo è la Gioventù socialista che, davanti alla stampa, anticipa i temi di una lettera aperta che sarà inviata al Consiglio di Stato nei prossimi giorni forte delle firme di tutti i Comitati studenteschi del medio superiore, del Sindacato degli studenti (Sisa), del Gruppo genitori Alta Leventina, dei Giovani verdi, della Gioventù comunista e di Generazione giovani.

La messa a disposizione gratuita di questo tipo di prodotti non sarebbe una novità, annota per il comitato della Giso Yannick Demaria: «Questa pratica da noi è già presente al Politecnico di Zurigo, all’Università di Losanna, in città o cantoni come Basilea, Giura, Ginevra, Vaud, Zurigo, Berna ma anche, tra le altre, in nazioni come Scozia, Kenya, Uganda, Sudafrica, Botswana, Zambia o Nuova Zelanda. E in Ticino, da noi, quando…?», si chiede retoricamente, ma fino a un certo punto. La distribuzione gratuita dei prodotti per le mestruazioni nei luoghi di formazione ha come obiettivo, sottolinea ancora Demaria, «la definitiva cancellazione di vecchi pregiudizi, che di fatto perpetuano una discriminazione di genere, e la garanzia che ogni persona, in ogni momento, possa avere accesso alla necessaria protezione, indipendentemente dalle sue disponibilità finanziarie».

‘4’500 franchi spesi nel corso di una vita’

Ed è proprio quello economico uno degli argomenti portati avanti da Laura Guscetti, co-coordinatrice del progetto ‘Prodotti igienici gratuiti’. La gratuità dell’accesso agli assorbenti «serve per diminuire le discriminazioni sociali e non mettere a rischio la salute delle persone economicamente svantaggiate. I prodotti igienici mestruali – spiega ancora Guscetti – costituiscono un onere finanziario, più di 4’500 franchi vengono spesi nel corso della vita di una persona con il ciclo mestruale, benché questo faccia parte del naturale funzionamento del corpo umano». E il non riuscire a far fronte a questa spesa «è definita come precarietà o povertà mestruale».

La Giso però va, ovviamente, più in là rispetto alla mera questione finanziaria. Perché, sottolinea la giovane socialista, la conseguenza del non potersi permettere assorbenti e prodotti di buona qualità porta «all’utilizzo di stracci, ovatta, stoffa non sterile: pericoloso e inaccettabile». Il tutto, per combattere uno stigma sociale che non ha alcuna ragion d’essere: «Quando si va in bagno bisogna sempre nascondere gli assorbenti e avere una macchia di sangue sui pantaloni è considerato inaccettabile: è sbagliato!».

‘Importante valenza socio-culturale’

In un contesto nel quale, ricorda Leah Zanchi del Liceo di Bellinzona, «una persona con il ciclo vive in media 4-5 giorni al mese con le mestruazioni: il che significa circa il 15% del proprio tempo, è dunque di fondamentale importanza che i prodotti usati in questo lasso di tempo siano di buona qualità». Per Saskia Ott, studentessa al Liceo di Lugano 1, «un intervento simile assumerebbe un grande valore socio-culturale. Sensibilizzerebbe a un tema, quello delle mestruazioni, ancora tabù, favorendo un dialogo più naturale e rispettoso nei confronti di un’importante questione di salute che tocca, direttamente e indirettamente, l’intera popolazione».

In attesa che Dipartimento educazione cultura e sport e Dipartimento sanità e socialità, principali destinatari della lettera aperta che sarà spedita il 17 gennaio, diano una risposta, qualcosa, comunque, già si sta muovendo. Si tratta di un progetto appena avviato al Liceo di Locarno di cui parla Penelope Scacchi, informando del «posizionamento delle cosiddette ‘tampon box’, ovvero di scatole collocate in tutti i bagni principali delle ragazze e fuori dall’aula comitato, nelle quali si lasciano assorbenti che possono essere presi liberamente». Un gesto solidale, perché «non avendo come comitato fondi a sufficienza per rifornire regolarmente le scatole di prodotti il nostro progetto si basa sulla solidarietà». E come sta andando? «Questa idea ha avuto subito un grande successo e ci ha fatto capire che il bisogno di messa a disposizione di assorbenti da parte della scuola è reale e urgente».

Il dossier Iva è fermo al Consiglio degli Stati

Il tema, va da sé, non è solo cantonale. E del costo di questi prodotti si stanno occupando anche le Camere federali. «Il Consiglio nazionale, nel marzo 2020, ha adottato una mozione che chiede di ridurre il tasso Iva dal 7,7 al 2,5%, perché dovrebbero essere considerati come beni di prima necessità a tutti gli effetti», rileva Demaria. Però, da quell’approvazione alla Camera bassa, tutto tace. Perché «il Consiglio degli Stati non si è ancora espresso e così si continua a pagare ingiustamente il 7,7% di Iva. Ciò è assolutamente inaccettabile, perché rappresenta l’ennesima ingiustizia sociale ed economica che sfavorisce le donne».

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