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08.12.2021 - 19:02
Aggiornamento : 22:04

Nomina procuratori, il Plr propone un nuovo sistema

Iniziativa parlamentare: ‘Il Gran Consiglio elegga solo la Direzione del Ministero pubblico e quest’ultima nomini poi gli altri pp’

Per la designazione dei magistrati penali inquirenti occorre cambiare sistema, poiché quello attuale – che vede il Gran Consiglio eleggere tutti i procuratori pubblici (oggi ventitré), procuratore generale incluso – “ha mostrato i suoi limiti”. Lo sostiene il gruppo parlamentare del Partito liberale radicale. Che, per il tramite di Marco Bertoli, suggerisce, nero su bianco, una diversa modalità. Ovvero: attribuire al Gran Consiglio la competenza di eleggere (unicamente) la Direzione del Ministero pubblico, composta di cinque magistrati (“Il procuratore generale e quattro procuratori capo”, di cui "uno sostituto del pg”); attribuire alla Direzione la competenza di nominare gli altri procuratori pubblici ("che comunque devono poi essere posti nella condizione di poter agire autonomamente nell’ambito dei procedimenti”). Questa dunque la proposta che i liberali radicali avanzano con un’iniziativa parlamentare allestita nella forma generica. La sua concretizzazione renderebbe necessaria la modifica sia della Legge sull’organizzazione giudiziaria, sia della Costituzione cantonale.

’Manuale Cencelli superato’

“L’elezione di tutti i procuratori da parte del Gran Consiglio, basata principalmente sulla ripartizione delle cariche tra i partiti, risulta difficoltosa e talvolta ha relegato in secondo piano le competenze e le esperienze dei candidati”, scrive Bertoli richiamando il cosiddetto manuale Cencelli. I motivi “sono diversi e discendono ad esempio dal numero di procuratori pubblici che, per fronteggiare l’incremento e la complessità dei casi, è aumentato: non sempre una rigorosa chiave di ripartizione permette di individuare e nominare le migliori figure professionali”, aggiunge il deputato del Plr ed ex pp. Per il quale il ‘manuale Cencelli’ “è ormai superato: oggi non è più infatti sufficiente avere nella magistratura inquirente un’equa rappresentanza partitica (ormai non più specchio della società), bensì è fondamentale avere magistrati che, pur avendo sentimenti sociologici propri, sappiano essere efficaci e svolgere al meglio l’importante funzione” che sono chiamati a esercitare.

‘Servono competenze specifiche’

E il lavoro di procuratore è alquanto delicato: può decidere misure che incidono sulla libertà personale, per esempio l’arresto (misura che va tuttavia confermata dal giudice dei provvedimenti coercitivi). “Per poter proporre misure repressive e per essere efficaci, è importante che chi lo faccia disponga delle necessarie competenze specifiche con riferimento alla tipologia di reati affinché possa limitare il rischio di errore e prendere decisioni con un elevato grado di sicurezza, rispettivamente procedere celermente”, sottolinea il già magistrato.

Insomma, “una mera ripartizione aritmetica non porta più alcun beneficio al buon funzionamento della giustizia; anzi, l’attuale percorso di nomina tende a esacerbare e complicare il rapporto politico tra partiti”. Pertanto “è necessario” adottare “dei correttivi per una più efficiente organizzazione dell’apparato giudiziario, che possa così tradursi in una giustizia giusta, davvero al servizio dei cittadini e di uno Stato di diritto degno di questo nome, evitando strumentalizzazioni e politicizzazioni mediatiche che talvolta minano da subito la serenità di candidati e nominati”, sostiene Bertoli, membro della ‘Giustizia e diritti’, la commissione parlamentare tenuta, in base al sistema vigente, a formulare al plenum del Gran Consiglio, autorità di nomina delle toghe, le proposte di elezione, tenuto conto anche dei preavvisi circa l’idoneità degli aspiranti magistrati o dei procuratori e dei giudici che alla scadenza del mandato chiedono di essere eletti alla medesima carica, preavvisi formulati rispettivamente dalla Commissione di esperti indipendenti e dal Consiglio della magistratura.

‘In Svizzera non sarebbe una novità’

La modalità di nomina prospettata dall’iniziativa, rileva Bertoli, non sarebbe una novità in Svizzera: viene applicata per i magistrati del Ministero pubblico della Confederazione e “anche a livello cantonale simile sistema di elezione è già conosciuto ad esempio nel Cantone di Basilea-Città”. Di più. “La nomina dei procuratori da parte della Direzione del Ministero pubblico permetterebbe di limitare la possibile difficoltà di individuare magistrati solo per la componente politica, permettendo di conseguenza che la funzione sia attribuita incentrando la scelta sulle competenze tecniche e professionali”, annota ancora il parlamentare liberale radicale, osservando che “la componente sociologica e ideologica del Ministero pubblico rimarrebbe salvaguardata dalla nomina della Direzione a opera del Gran Consiglio”. Ergo: per l’elezione del vertice della Procura ci si potrà appellare anche al Cencelli.

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