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19.11.2021 - 21:12

Fiscalità frontalieri, da Berna il primo sì

La Commissione economia e tributi degli Stati invita il plenum a ratificare il nuovo accordo con l’Italia

Ats, a cura de laRegione
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(Ti-Press)

C’è il primo sì. La Commissione economia e tributi del Consiglio degli Stati (Cet-S) raccomanda al plenum di ratificare l’accordo fiscale con l’Italia riguardante la tassazione dei frontalieri, firmato tra i due paesi nel dicembre 2020. La Cet-S, precisa un comunicato diffuso oggi dai servizi del parlamento, accoglie con favore i miglioramenti apportati alle intese attuali, che includono la fine del versamento dell’imposta all’Italia a partire dal 2033, un aumento del carico fiscale per i nuovi lavoratori frontalieri e una chiara definizione di lavoratore frontaliero. Nel corso della discussione, la commissione ha inoltre raccomandato al plenum di adottare la mozione del consigliere nazionale ticinese Marco Romano (Centro), già accolta dal Nazionale, che chiede di chiarire i dubbi inerenti all’interpretazione e all’applicazione di alcuni articoli della convenzione per evitare la doppia imposizione con l’Italia.

La mozione era stata depositata nel 2019 dopo che l’Agenzia delle Entrate italiana e la Guardia di finanza avevano chiesto a numerosi istituti di credito svizzero una serie di informazioni inerenti a tutti i redditi di capitale prodotti in Italia, le modalità di gestione della clientela, i dati anagrafici dei consulenti bancari operativi in Italia, le società controllate operative in Italia e i bilanci d’esercizio dal 2013 al 2017. Lo scopo? Assoggettare su suolo italiano tutti i redditi ottenuti dalle banche elvetiche con queste attività, attraverso una ritenuta d’imposta convenzionale in Italia del 12,5% stabilita nella Convenzione contro le doppie imposizioni del 1976 tra Italia e Svizzera. Secondo Romano, questa interpretazione del fisco italiano sta mettendo in difficoltà la banche elvetiche e si scontrerebbe con la giurisprudenza della Corte di cassazione italiana secondo cui le società estere senza stabile organizzazione in Italia possono essere escluse da imposizione nella Penisola. Il deputato ticinese auspicava un intervento della Confederazione per chiarire, in collaborazione con le associazioni di categoria di riferimento, i dubbi inerenti all’interpretazione e all’applicazione degli articoli 5 e 11 della Convenzione.

L’accordo fiscale

Berna e Roma hanno firmato il nuovo Accordo fiscale sui frontalieri dopo anni di negoziati, polemiche e rinvii. Con l’intesa - alla cui negoziazione hanno partecipato anche le autorità ticinesi, grigionesi e vallesane nonché le organizzazioni sindacali e l’Associazione Comuni italiani di frontiera - la Svizzera trattiene l’80% dell’imposta alla fonte ordinaria prelevata sul reddito dei nuovi frontalieri che lavoreranno sul suo territorio. I nuovi lavoratori frontalieri saranno tassati in via ordinaria anche in Italia. La doppia imposizione verrà eliminata. Sono considerati nuovi lavoratori frontalieri le persone che fanno il loro ingresso nel mercato del lavoro transfrontaliero dopo l’entrata in vigore del nuovo Accordo. Stando al messaggio del Consiglio federale, l’intesa sarà sottoposta a riesame ogni cinque anni. Inoltre, una clausola dispone che siano previste consultazioni ed eventuali adeguamenti periodici in materia di telelavoro. Alle persone che lavorano o hanno lavorato nei Cantoni Ticino, Grigioni e Vallese tra il 31 dicembre 2018 e la data di entrata in vigore del testo - detti frontalieri attuali - si applica un regime transitorio. Questa categoria di lavoratori continuerà infatti ad essere tassata esclusivamente in Svizzera, la quale verserà ai Comuni italiani di confine fino all’anno fiscale 2033 una compensazione finanziaria del 40% dell’imposta alla fonte prelevata nella Confederazione. Sempre secondo l’accordo, in futuro il “lavoratore frontaliere” includerà coloro che risiedono entro 20 chilometri dalla frontiera e che, in linea di massima, rientrano ogni giorno al loro domicilio. Tale nuova definizione si applica a tutti i frontalieri (nuovi e attuali) a partire dall’entrata in vigore dell’accordo. L’intesa contiene una disposizione finalizzata a impedire i potenziali casi di abuso in relazione allo status di “attuale frontaliere”.

Ancora cantieri aperti

Le discussioni circa le relazioni tra i due Stati in ambito fiscale-finanziario non sono però ancora concluse, come indicato dal Consiglio federale nell’ottobre scorso in un rapporto redatto in risposta a un postulato dello stesso Romano, il quale chiedeva lumi sull’attuazione della Road Map tra i due Paesi del 2015. Sebbene negli ultimi anni le relazioni con l’Italia in ambito finanziario e fiscale abbiano segnato progressi significativi, rimangono ancora alcuni nodi da sciogliere come la lista nera del 2009 e l’accesso delle banche elvetiche al mercato italiano per la gestione patrimoniale, tema ancora fonte di divisioni tra i due Paesi.

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