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laR
 
22.11.2021 - 05:30
Aggiornamento : 26.03.2022 - 15:49

Inseguita insistentemente per strada: ‘Nessuno mi ha aiutata’

Le molestie di questo tipo sono un fenomeno quotidiano. La testimonianza di due giovani e i possibili passi che si possono fare per arginare il fenomeno

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"La mia maestra mi ha insegnato che quando una ragazza dice no è no, ma secondo me quando dite no non è mai veramente no". È quello che si è sentita dire Alice*, 21 anni, da un ragazzo che la notte di venerdì scorso l’ha seguita insistentemente per strada. «Non mi voleva lasciare in pace e poco lontano ci seguivano anche altri due suoi amici. Ho avuto paura. Ho pensato al peggio». Alice ha ripetuto più volte al giovane di voler camminare da sola, di lasciarla in pace. Fortunatamente è riuscita a convincere uno dei due amici a farlo ragionare e così ha potuto seminare il giovane.

«È la prima volta che mi sono sentita veramente in pericolo. Di solito è sufficiente alzare un po’ la voce o avere un’espressione facciale seria per essere lasciata in pace». Erano le due di notte, la città era semideserta, ma qualche persona c’era e nessuno è intervenuto: «È stato veramente scoraggiante perché a Lugano mi sento al sicuro. Ho sempre avuto la sensazione che in caso di pericolo le persone presenti mi avrebbero aiutata. A me è capitato di intromettermi e aiutare una ragazza che si trovava in una brutta situazione». Dopo l’accaduto e la pubblicazione sui social dell’accaduto, Alice ha ricevuto vari messaggi: «Qualcuno mi ha detto che avrei dovuto chiedere aiuto in modo più esplicito. Sul momento però non è sempre facile, non sai come reagire, hai paura, potrebbe succedere di tutto». Tante le persone e le amiche che le hanno raccontato di eventi simili: «Capita quasi ogni weekend che almeno una ragazza che conosco subisca una molestia. Sembra quasi che sia la normalità, che se vai in discoteca devi aspettarti che qualcuno ti tocchi». Alice però non ci sta: «Ho pubblicato la mia esperienza sui social perché succede talmente spesso che non va bene parlarne soltanto tra noi amiche. Non è normale che io mi debba nascondere dietro a un muretto per vedere se sono riuscita a lasciarmi alle spalle una persona».

‘Mi sono sentita sporca’

«Leggere le parole di questa ragazza mi ha fatta rabbrividire», ci dice Lisa Boscolo, co–presidente del Coordinamento donne della sinistra. «Purtroppo è sufficiente parlare con altre donne per rendersi conto che è veramente pane quotidiano». Istituzionalmente viene fatto abbastanza per limitare questi episodi? «A livello cantonale e comunale si lavora molto sul piano della violenza domestica, cosa certamente importantissima, ma sul tema delle molestie su suolo pubblico non c’è molto. Si tende ancora a banalizzare il fenomeno e a dare la responsabilità alla vittima».

A volte la responsabilità se la dà la vittima stessa: «Mi sono sentita sporca, come se avessi fatto qualcosa di male». A dirlo è Serena*, 21 anni, che alcuni anni fa è stata importunata da un uomo sul bus mentre si recava al liceo: «Stavo ascoltando la musica per i fatti miei quando un uomo si è seduto accanto a me. Ha cominciato a parlarmi e all’epoca non riuscivo a esprimere subito il mio disagio. Avevo fiducia nella gente e non pensavo che la situazione potesse essere di pericolo, come invece il mio istinto mi suggeriva». Dopo le classiche domande (come ti chiami, quanti anni hai), l’uomo ha chiesto a Serena se avesse il ragazzo, lei ha risposto affermativamente, sperando che smettesse di parlarle, ma così non è stato: «Le domande sono diventate più insistenti e molto, molto intime e specifiche sul lato sessuale. Al che ho smesso di rispondere». Una situazione scomoda, spiacevole, peggiorata dal fatto che «durante il tragitto c’era un signore seduto poco lontano che ha ascoltato tutta la conversazione guardandomi negli occhi per tutto il tempo».

Col passare degli anni Serena ha imparato a rendersi conto che «quando queste cose succedono non è colpa mia. Penso che sul momento mi fossi incolpata per non aver subito espresso il mio disagio e disinteresse a parlare con lui. Ora invece so che queste cose non dovrebbero succedere, indipendentemente da come reagisco io». L’amica alla quale Serena aveva raccontato l’accaduto le aveva detto di andare alla polizia. «Questo consiglio mi ha turbata. Magari mi avrebbero chiesto a che ora e su che linea era successo, ma probabilmente non avrebbero potuto fare molto, non sarebbe cambiato nulla».

‘Una lacuna a livello giuridico’

«Nella legge svizzera abbiamo una lacuna a livello giuridico», spiega Rachele Santoro, delegata del Cantone per le pari opportunità. «Infatti i fenomeni di sessismo su suolo pubblico non sono perseguibili, se non penalmente per fatti piuttosto gravi. Per le vittime è dunque difficile far valere i propri diritti». Per Santoro rimane «tuttavia importante segnalare l’accaduto alla polizia. Commenti, avvicinamenti... tutte queste situazioni sono all’ordine del giorno. Finché c’è una cultura che tollera questo tipo di comportamenti che sono sotto gli occhi di tutta la società, è difficile adottare adeguati provvedimenti. Se ci sono dei testimoni sarebbe importante chiedere a queste persone di testimoniare». Se poi qualcuno ha bisogno di una consulenza, deve sapere che non è solo: «Si può recare ai servizi di aiuto alle vittime che sono presenti in tutto il territorio. Essi, tra le altre cose, aiutano le persone ad affrontare determinate situazioni ed elaborare delle strategie per affrontarle nel caso in cui dovessero ricapitare».

Tutto questo però avviene a molestia avvenuta. Quali potrebbero invece essere i modi per diminuire il fenomeno? «Bisogna lavorare su più piani – risponde Lisa Boscolo –. Il primo, che riguarda maggiormente il lungo termine, è quello culturale ed educativo. All’interno del sistema scolastico è necessario educare ragazzi e ragazze al consenso e al rispetto. Un’idea sarebbe quella di potenziare con questi temi le ore di educazione sessuale. Questo permetterebbe di avere un cambiamento strutturale di mentalità e di società». E sul corto termine? «Si possono sviluppare dei dispositivi di sicurezza in aiuto alle persone molestate con la collaborazione di bar e locali notturni. Per esempio, usare parole d’ordine come segnale d’allarme allo staff dei locali che permettono di metterti in sicurezza».

‘Ci vogliono statistiche’

Secondo Boscolo sarebbe utile inoltre effettuare delle statistiche sul territorio che mostrino il numero e la frequenza di questi episodi. Questo per trovare poi «soluzioni concrete». Altro livello su cui «bisogna lavorare» è quello penale e giudiziario: «Quali sono i mezzi che una vittima ha a disposizione per denunciare una molestia di strada? La polizia in che modo può intervenire?». La politica dunque «deve darsi la priorità nel trovare soluzioni al sessismo, alle molestie di strada e al femminicidio».

«A livello cantonale e comunale c’è una sensibilità crescente nei confronti della sicurezza negli spazi pubblici», riferisce Santoro. «È quindi importante capire quali sono i luoghi dove avvengono più frequentemente le molestie e il sessismo. Quest’ultimo è più subdolo e alla base vi è un’oggettificazione del corpo femminile, nonché una cultura che tollera le violazioni della personalità». Alcune città o regioni svizzere «hanno introdotto delle applicazioni che, nonostante non tutelino direttamente le vittime, permettono di segnalare dove si è svolta una molestia e cosa è successo esattamente. Questo in modo che si possano poi adottare dei provvedimenti sulla pianificazione del territorio e sulla sicurezza degli spazi pubblici. A mia conoscenza in Ticino non vi sono applicazioni del genere, ma esistono gruppi sui social dove si può segnalare questo tipo di situazioni».

Nel nostro cantone «oltre a quello che riguarda la sicurezza pubblica e la pianificazione degli spazi pubblici in maniera da renderli sicuri a ogni ora del giorno e della notte, il Servizio per le pari opportunità sta promuovendo un progetto di prevenzione delle molestie sessuali e sessiste sul posto di lavoro – ricorda Santoro –. I concetti di fondo che si applicano nella sfera professionale, legati alla cultura del rispetto e al riconoscere il carattere gradito o spiacevole di un determinato comportamento, possono essere trasferiti in tutti gli ambiti della vita. Si spera così che avvenga un cambiamento culturale dove il sessismo non sia più tollerato. È dunque responsabilità di tutti, oltre a non perpetuare certi atteggiamenti, aiutare le vittime, sostenerle, testimoniare, denunciare».

*Nome noto alla redazione

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