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Violenza domestica, mozione al Consiglio di Stato (Ti-Press)
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laR
 
03.11.2021 - 05:30
Aggiornamento : 12:15

‘Con la sorveglianza attiva vittime più tutelate’

Stalking e aggressioni, Aldi e Dadò al governo: controllo in tempo reale tramite braccialetto elettronico e pulsante d’allarme a chi subisce violenza

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Per contrastare in Ticino la violenza domestica bisogna fare di più: in particolare, vanno protette maggiormente le vittime. Ne sono convinti la leghista Sabrina Aldi e il popolare democratico Fiorenzo Dadò alla luce di quanto avvenuto l’altra settimana a Locarno dove un ventenne, violando il divieto di avvicinamento pronunciato in precedenza nei suoi confronti dall’autorità, ha sparato con un fucile all’ex compagna, ferendola gravemente. Con una mozione i due parlamentari formulano così una duplice richiesta al Consiglio di Stato. La prima: compiere “tutti i passi necessari affinché si proceda il prima possibile con l’introduzione anche della sorveglianza attiva e in tempo reale tramite braccialetto elettronico”. La seconda: "Indipendentemente dalla sorveglianza attiva dell’autore, avviare subito e senza attendere oltre, un progetto pilota per mettere a disposizione delle vittime un pulsante di allarme con dispositivo di tracciamento in tempo reale”. Per Aldi e Dadò, insomma, non è sufficiente la sola sorveglianza cosiddetta passiva o differita, possibile dal prossimo 1. gennaio a livello federale con l’applicazione, ordinata da un giudice civile (in Ticino sarà il pretore) su istanza della potenziale vittima, di un braccialetto elettronico o una cavigliera elettronica alla persona potenzialmente violenta per verificare - ma a posteriori - se ha rispettato, come spiegato a suo tempo dal Dipartimento federale di giustizia e polizia, il divieto di contatto o di accesso a una determinata area intimatole dal magistrato.

‘Prima che si passi all’atto’

“Il grave e recente fatto di sangue avvenuto a Solduno - si afferma nella mozione - ci porta, nuovamente, a discutere del delicato tema della violenza domestica soprattutto sulle donne. Situazione che sta raggiungendo livelli allarmanti e che non può che spingere la politica a interrogarsi su quelli che possono essere eventuali strumenti a protezione delle vittime“. In particolare, aggiungono la vicecapogruppo della Lega in Gran Consiglio e il presidente del Ppd, c’è una questione che “sta tenendo banco negli ultimi giorni“ ed è “quella a sapere se vi siano strumenti in grado di prevenire la violenza”. Se da un lato "corrisponde al vero che il rischio zero non esiste e che non vi è neppure una formula magica che permette di evitare che certi fatti accadano”, dall’altro "è altrettanto vero che, vista la gravità del fenomeno, la politica deve affrontare il tema con tutti i mezzi a disposizione e in maniera prioritaria”. Oltre all’informazione e alla prevenzione, "pilastri nella lotta alla violenza domestica”, i due deputati considerano “necessario” fare quanto possibile "per fermare un potenziale autore prima che passi all’atto”. Ed “è ormai risaputo che i gravi fatti di sangue in quest’ambito spesso, senza voler generalizzare, avvengono dopo che l’autore” ha posto in essere "tutta una serie di comportamenti persecutori in un crescendo di violenza”.

Il prossimo anno, si ricorda nella mozione, verrà introdotto anche in Ticino “un sistema di sorveglianza elettronica che permetterà di verificare a posteriori se un divieto di avvicinamento è stato violato: tale misura potrebbe avere un effetto deterrente ma, a nostro avviso, è necessario che il nostro Cantone faccia ancora un passo avanti“, annotano Dadò e Aldi. In altre nazioni “si è introdotto un sistema di sorveglianza attiva combinato con un tracker e un pulsante di allarme a disposizione della vittima”. I due citano quindi uno studio “commissionato dall’Ufficio federale di giustizia” e realizzato dall‘Università di Berna: ’Electronic Monitoring im Kontext von häuslicher Gewalt’. Studio, del febbraio 2021, che "conclude che questo genere di sorveglianza può contribuire a una protezione efficace della vittima”. Da qui le richieste al Consiglio di Stato avanzate dagli autori dell’atto parlamentare. «Ciò che sollecitiamo con la mozione consentirebbe, grazie al controllo in tempo reale degli spostamenti del potenziale autore di violenza al quale è stato applicato, su decisione del giudice, il braccialetto elettronico, una tutela accresciuta di chi è oggetto di stalking - sottolinea Aldi, interpellata dalla ‘Regione’ -. L’implementazione della sorveglianza attiva potrebbe comportare magari del tempo per i conseguenti adattamenti tecnologici. Dovrebbe invece risultare più veloce l’attuazione dell’altra misura che auspichiamo: la messa a disposizione delle potenziali vittime di un pulsante per allertare le forze dell’ordine quando si accorgono che l’aggressore ha violato il divieto di avvicinamento». Quanto scatterà con il 1. gennaio 2022 sul piano federale, osserva a sua volta Dadò, «è un passo nella giusta direzione ma ritengo che la sorveglianza passiva, se ci limitiamo a questa misura, non basti. Nei Paesi in cui è stata introdotta, la sorveglianza attiva si è invece rivelata uno strumento efficace per la protezione della vittima».

A sollecitare la sorveglianza elettronica attiva era stato anche Giorgio Galusero con una mozione inoltrata per il gruppo parlamentare del Plr nel settembre 2017. “Il nuovo braccialetto elettronico, già utilizzato in Ticino per le pene detentive da gennaio 2017, è uno strumento decisamente performante permettendo oltre all’assegnazione a domicilio con la radio frequenza anche la geolocalizzazione continua del soggetto - scriveva il granconsigliere liberale radicale -. Grazie a questa possibilità si potrebbero fissare dei perimetri di protezione della vittima, ad esempio intorno al domicilio e al luogo di lavoro, all’interno dei quali se il soggetto dovesse entrare vi sarebbe un immediato avviso alla Centrale di polizia permettendo quindi di agire in tempi rapidi e con maggiore efficacia”.

‘Ci stiamo già pensando’

La sorveglianza attiva tramite braccialetto elettronico, indica la direttrice della Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) Frida Andreotti, da noi contattata, «è già un argomento al centro delle riflessioni del gruppo di lavoro cantonale sulla violenza domestica», coordinato dal responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa Siva Steiner. «È comunque intenzione del gruppo di lavoro - continua Andreotti - promuovere, possibilmente quanto prima, un progetto pilota, d’intesa con la polizia e i servizi interessati, per quel che riguarda la messa a disposizione di un pulsante di allarme alle potenziali vittime che ne faranno richiesta».

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