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28.10.2021 - 05:300
Aggiornamento : 09:23

Fonio: ‘Basta, i dipendenti pubblici non sono capri espiatori’

Il sindacalista Ocst e deputato Ppd torna sull‘iniziativa Udc votata dal parlamento e i tagli all’orizzonte: ’Ci rimettono sempre loro e la socialità’

«È davvero svilente quanto successo, perché fa passare l’immagine sbagliata del dipendente pubblico come un elemento di costo, un mero capro espiatorio». È passata una settimana da quando il Gran Consiglio ha dato il via libera all’iniziativa parlamentare Udc che impone di avere i conti in pari entro il 2025 agendo, grazie all’emendamento del Plr, ‘prioritariamente’ sulla spesa anziché ‘esclusivamente’. Ma sempre di quello si parla. Si taglierà. Sbagliato, per alcuni. Unica alternativa all’aumento generalizzato delle imposte, per altri. In aula era presente anche il deputato Ppd e responsabile settore pubblico dell’Ocst Giorgio Fonio, sindacalista cristiano sociale che «già dal giorno dopo» ha raccolto «più di qualche malessere presso i dipendenti. La situazione è preoccupante».

Per chi, soprattutto?

All’interno dell’Amministrazione cantonale ci sono tensione e preoccupazione. Ormai viene dato per scontato il meccanismo per cui ogni volta che c’è un problema nei conti dello Stato si fanno passare i dipendenti pubblici alla cassa, attuando misure di risparmio continue. Pensando siano lì a far niente. Invece rappresentano lo Stato, e se vogliamo uno Stato efficiente, che aiuti i cittadini e che risponda alle esigenze della popolazione abbiamo bisogno evidentemente anche di dipendenti motivati e valorizzati. Non dimentichiamoci che tra il 1993 e il 2009 si sono contate 134 misure di risparmio sui dipendenti, tra cui blocco degli scatti e alle promozioni, il contributo al risanamento delle casse dello Stato e molto altro. Misure che al di là del sovraccaricare il servizio tolgono anche prestazioni ai cittadini.

Le misure però non riguarderebbero solo i dipendenti pubblici, ma la socialità in generale.

Certo, perché è un discorso a catena. Rischiano di trovarsi sotto pressione anche i vari istituti sociali che si impegnano sul territorio, così come le strutture sociosanitarie che da anni sono in difficoltà e richiedono a gran voce maggiori risorse. Oggi siamo in un momento di estrema difficoltà, dove le fasce più fragili della popolazione rischiano di essere ulteriormente penalizzate. Io mi sono opposto a tutta la misura, con i due colleghi dell’Ocst in parlamento Isabella e Jelmini abbiamo votato contro pure all’entrata in materia. Come contromisura a sostegno di queste fasce posso citare solo l’emendamento del Ppd.

Partito, il suo, che è stato accusato di aver proposto quell’emendamento per mero dipartimentalismo visto che a reggere il Dipartimento sanità e socialità è il vostro consigliere di Stato Raffaele De Rosa. Come reagisce?

Ciò che lei riferisce è stato fatto credere in maniera molto strumentale da qualcuno, e se vogliamo essere davvero obiettivi non dobbiamo dimenticare che quello popolare democratico era l’unico emendamento che andava in maniera concreta a salvaguardare le fasce più fragili della popolazione chiedendo che i tagli non toccassero la socialità. Tante volte è sconfortante rimanere da soli, ma vedere la compattezza del gruppo di cui faccio parte e la fierezza con la quale è stata difesa la parte più fragile della società dà morale, così come il fatto che si siano espressi chiaramente sia il presidente cantonale Dadò sia il capogruppo Agustoni.

Quanto successo ormai è il passato. La sinistra ha deciso di non raccogliere le firme, voi dell’Ocst come affronterete il domani? Un referendum, opposizione attiva sui possibili tagli, scenderete in piazza?

Per prima cosa ricordo che siamo abituati a doverci rimboccare le maniche e difendere con altri strumenti determinate decisioni politiche. Lo abbiamo fatto ad esempio quando abbiamo combattuto la revisione della legge contro la disoccupazione, eravamo fuori a raccogliere le firme, dicevamo che sarebbe stato un disastro e molti ci ridevano in faccia. Oggi vediamo le conseguenze di quella riforma che ha travasato persone dalla disoccupazione all’assistenza. Quello che non si può fare nelle aule della politica va fatto nelle piazze.

Nelle piazze dice, quindi con manifestazioni o anche referendum? Perché sul lato referendum il Ps per ora non darà sponde, ma in futuro forse sì.

La scelta del Ps è una loro scelta e non tocca al sottoscritto commentarla. Uno degli elementi che porteremo in parlamento sarà, assolutamente, quello di vigilare con totale attenzione su tutte le proposte che arriveranno per concretizzare questa iniziativa. Già all’interno dell’aula il lavoro sarà attentissimo per evitare di peggiorare le condizioni delle persone, che siano servizi, prestazioni o posti di lavoro. Successivamente, dove non si riuscisse in aula, la democrazia diretta offre tutti gli strumenti per contrastare alcune decisioni ritenute sbagliate.

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